serie a fondi firma diritti tv bilanci stadi campionato calcio covid
Ansa
serie a fondi firma diritti tv bilanci stadi campionato calcio covid
Calcio

Fondi, tv e crisi: le sfide del calcio italiano nel 2021

Lega vicina alla svolta mentre i bilanci piangono: 800 milioni bruciati in un anno. Il soccorso viene da investitori stranieri, per i presidenti è l'ultima chiamata - COSì IL CALCIO ITALIANO HA BRUCIATO 3,5 MILIARDI IN DIECI ANNI

C'è una data segnata in rosso sul calendario dei padroni del calcio italiano. E' mercoledì 6 gennaio, anche se tutto potrà slittare di qualche giorno. E' il momento storico in cui la Lega Serie A metterà le firme sul contratto che apre le porte ai fondi, l'asso tirato fuori dalla manica dal presidente Paolo Dal Pino nella fase storica più difficile per il nostro pallone, alle prese con una crisi economica da pandemia che ha accelerato e ingigantito i limiti strutturali di un sistema da troppo tempo in disequilibrio. CVC, Advent International e FSI metteranno in circolo 1,7 miliardi di euro nei prossimi dieci anni: si prendono il 10% della media company in cui la Serie A si è impegnata a far transitare tutto ciò che riguarda la valorizzazione del massimo campionato, dai diritti tv alle attività commerciali e digitali che da anni attendono di essere esplorate in profondità sul modello della Premier League e della Liga.

LA MEDIA COMPANY E I NUOVI EQUILIBRI

Non solo. La firma sul closing con i fondi, la creazione della media company e la nascita della struttura di gestione in cui fatalmente gli investitori avranno grande peso, costringerà il calcio italiano a modernizzare la sua governance. Le ultime settimane del disgraziato 2020 sono trascorse nella frenetica attività di definizione dei nuovi assetti, con il numero uno della Juventus, Andrea Agnelli, impegnato in incontri con i colleghi per cercare di dare una forma alla sostanza. Si è discusso di poteri e di nomi, perché dal post Befana la Confindustria del pallone - si spera - non sarà più la stessa, ma assomiglierà molto più a un'azienda normale piuttosto che al terreno di scontri e veti incrociati che storicamente ne ha paralizzato molti dei passaggi fondamentali.

Dentro questo processo, ciascuno dei protagonisti ha giocato le proprie carte, compresi Dal Pino (presidente) e De Siervo (amministratore delegato) che sono gli uomini che hanno battuto la strada dei fondi e provato, pare con successo, a rompere alcuni degli schemi esistenti in Lega. Bisogna fare in fretta, però, perché le scadenze del 2021 sono tante, ravvicinate e pesanti come ipoteche sul futuro dell'intero sistema.

LA PARTITA DEI DIRITTI TV DAL 2021

I riflettori sono puntati sulla partita dei diritti tv per il triennio 2021-2024. L'obiettivo dei presidenti è rimanere in 'zona miliardo di euro' pur in un periodo in cui tutti sono stati costretti a fare sconti ai broadcaster. Non sarà semplice, anche se lo sbarco di nuovi player come Amazon (che si è presa le migliori 17 partite della Champions League fino al 2024) lasciano sperare in un terreno di caccia più ampio e ricettivo rispetto al passato.

E Sky? E' in rotta con la Lega, non ha ancora versato l'ultima rata dello scorso campionato per la quale chiede un taglio netto (il Tribunale fin qui ha dato ragione ai presidenti), ha le mani legate per il servizio internet e un budget che è ragionevole attendersi in ribasso. Ma è anche l'unico competitor certamente interessato a investire molto sul prodotto Serie A, l'unico che in questi anni abbia dato continuità alla sua partnership in un sistema duale in cui nessuno dei due (Serie A e televisione) ha potuto fare a meno dell'altro. La previsione è che si andrà per le lunghe, ben oltre la primavera.

ROSSO PROFONDO E RITORNO NEGLI STADI

E poi c'è la questione stadi. La chiusura sta costando lacrime e sangue ai club, una perdita che Lega e Figc hanno stimato in 360 milioni di euro nel 2020 su 600 totali, arrivando a scrivere in ottobre una lettera al Governo (QUI L'ARTICOLO DI PANORAMA) per chiedere interventi che non sono arrivati. Anzi. La doccia fredda è stato il 'niet' agli sgravi fiscali dettato dall'Agenzia delle Entrate malgrado le promesse del Decreto Crescita; un bug che sarà corretto (sperano i club), ma che conferma in maniera plastica la distanza che separa il mondo dello sport dalla politica in Italia. Il teatrino per la ripresa del campionato a maggio e giugno non è stato dimenticato e il lavoro di lobbying è tutt'altro che esaurito.

Al 30 giugno scorso i club del massimo campionato hanno chiuso bilanci in passivo per circa 800 milioni di euro di cui 590 concentrati solo tra Juventus (-90), Inter (-102), Milan (-195) e Roma (-204). Ha pesato il Covid, ma tutto il sistema non è in equilibrio da troppo tempo. Panorama ha certificato lo scorso 6 novembre (LEGGI QUI L'ARTICOLO) come in dieci anni i soldi bruciati siano stati 3,5 miliardi di euro. Siccome le grandi infrastrutture all'orizzonte breve non si vedono, il rischio è che gli investitori si stanchino del giochino.

LA POLITICA DEL PALLONE

Sul tavolo delle scadenze del 2021 anche il rinnovo delle cariche in Figc: Gabriele Gravina sarà rieletto e la Serie A per una volta è stata compatta al suo fianco non dimenticando l'opera compiuta la scorsa primavera per riportare il pallone al centro dell'agenda politica. Rispetto alle risse del passato, un discreto passo avanti. Non garantisce, però, che i club maggiori (da soli oltre l'80% del fatturato di tutto il movimento) possano dettare la ricetta che serve loro per non perdere la competizione col resto d'Europa.

Spinte e interessi sono spesso divergenti. Lo dimostra anche la vicenda della riforma della Champions League dal 2024 mentre il 2021 sarà l'anno della nascita della nuova Europa Conference League che servirà per dare spazio anche alle leghe minori. Superlega è una parola che nessuno ufficialmente vuole pronunciare, ma qualunque sia la sua forma è il sogno di tanti presidenti. Quelli ricchi o presunti tali, in Italia e nel resto del Vecchio Continente. Dove, sarà bene prendere nota, se la passano male come da noi: il Real Madrid che in estate ha speso zero euro sul mercato è pronto a bissare, il Barcellona ha Messi in scadenza e non ha i soldi per mettere insieme un'offerta per trattenerlo e anche le inglesi riflettono sul da farsi. Sarà un anno fondamentale, che disegnerà i futuri scenari del calcio italiano ed europeo.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti