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Calcio

La rivolta dei club contro le nazionali

Anche la Serie A vuole negare i giocatori alla Fifa se rischiano la quarantena al ritorno. Storia di uno strappo clamoroso nell'anno della guerra per la Superlega

Non si non mai amate fino in fondo, ma adesso il rapporto tra i club di mezzo mondo (soprattutto quello europeo) e le nazionali è ai minimi storici con alle viste uno strappo le cui conseguenze sono difficili da pesare. Il fronte delle leghe è compatto: anche la Serie A si è unita a Premier League inglese e Liga spagnola per comunicare pieno appoggio a chi rifiuterà di mandare i propri giocatori in nazionali impegnate in paesi inseriti nelle liste a rischio Covid dove, nella migliore delle ipotesi, chi va poi deve rispettare una quarantena di 5 o 10 giorni al ritorno. Qualcosa che rende impossibile svolgere il proprio lavoro per chi paga (i club) andando a toccare sia i calendari nazionali che quelli internazionali che a metà settembre contemplano il debutto delle coppe europee a partire dalla ricchissima Champions League.

Una dichiarazione di guerra in piena regola che segue settimane di trattative non andate a buon fine. Con l'aggravante della decisione unilaterale della Fifa, responsabile dei calendari delle nazionali e della gestione delle finestre di rilascio obbligatorio dei calciatori, che ha aggiunto un match a settembre e ottobre per chi viene convocato da squadre del Sudamerica dove le qualificazioni al Mondiale di Qatar 2022 sono in ritardo e bisogna recuperare. L'effetto? C'è chi sarà costretto a scendere in campo al di là dell'Oceano anche nella notte tra i 9 e il 10 settembre per poi presentarsi in campo in campionato 48 ore più tardi. Al netto della quarantena che rischia di tenerlo chiuso in casa fino al 20 rendendolo indisponibile per un paio di turni più una gara di coppa.

Troppo per società che storicamente soffrono le soste nel corso della stagione, attendono il 2024 sperando che il calendario sia armonizzato concentrando gli impegni della nazionale tutti in un mese quando gli altri tornei sono fermi e che con il Covid hanno già pagato un conto salatissimo ai viaggi in giro per il mondo di stelle che pesano a libro paga con contratti che non vengono ovviamente interrotti nel momento della convocazione. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, tiene duro ma il problema è sul tavolo anche perché per far ripartire le qualificazioni mondiali ha dovuto cancellare la norma di buonsenso che consentiva di evitare i viaggi nelle aree più a rischio Covid del pianeta. Questione di interessi economici troppo rilevanti per essere messi in secondo piano.

Lo scontro sarà durissimo e non potrà non tenere conto della volontà dei calciatori, tradizionalmente ben felici di rispondere alla chiamata della propria nazionale. Non stanno prendendo bene la posizione dura dei propri club e in passato è successo anche che forzassero norme e blocchi pur di imbarcarsi e raggiungere i rispettivi commissari tecnici. Questa volta, però, l'asticella della sfida è davvero alta. Solo restando alla Serie A, le squadre rischiano di trovarsi a metà settembre senza interi reparti per poi ripetere l'esperienza anche ad ottobre. Qualche esempio? Dybala, Alex Sandro, Danilo e Bentancur (Juventus), Osimhen, Koulibaly, Lozano, Ospina e Ounas (Napoli), Lautaro Martinez, Dzeko e Correa (Inter), Musso, Muriel e Malinovsiy (Atalanta), Milinkovic Savic e Hysaj (Lazio), Quarta, Gonzalez e Pulgar (Fiorentina), Vina e Mkhytarian (Roma). Troppo perché i club non si muovessero. Alle diplomazie la prossima mossa.

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