maurizio sarri juventus
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Calcio

Maurizio Sarri, due mesi per tenersi la Juventus

Sotto attacco, criticato e descritto come isolato: il toscano entra nella fase decisiva della stagione. E c'è chi evoca l'esonero e il ritorno di Allegri...

Due mesi esatti, dal 13 febbraio alla metà di aprile: Maurizio Sarri entra nel momento decisivo della sua prima stagione sulla panchina della Juventus con un carico di dubbi sulle spalle che rendono delicata ogni partita. Saranno 13 nelle speranze bianconere, perché vorrebbe dire aver saltato l'ostacolo Lione negli ottavi di finale della Champions League ed essere atterrati ai quarti. Con che risultato? Sarà il vero ago della bilancia per giudicare il lavoro dell'uomo chiamato dopo Allegri per far giocare bene la Vecchia Signora e renderla vincente anche in Europa.

Mettendo in fila le 13 partite che attendono la Juventus da qui a metà aprile si arriva a 19 ore e 30 minuti. A Sarri resta meno di un giorno di campo per dare un senso definitivo alla sua avventura in bianconero, convincere gli scettici e allontanare le ombre dal suo destino. Perché non può sfuggire al ricordo che giusto un anno fa, malgrado tutte le rassicurazioni pubbliche e ufficiali, fu proprio in queste settimane che Allegri vide sgretolarsi la sua posizione a Torino. Questione di risultati, sensazioni, pressioni ambientali e interne alla società oltre che di necessità di programmare il futuro cominciando per tempo.


L'impressione è che Sarri si sia bruciato una discreta parte del credito con cui è arrivato. Non è un problema di contabilità stretta, visto che il girone di Champions League è stato superato a ritmi da record e il campionato vede sempre la Juventus al primo posto. E' vero che rispetto all'ultimo Allegri la marcia è più lenta (9 punti in meno con meno gol fatti e più subiti), però anche il livello della concorrenza si è alzato in un campionato combattuto come mai nell'ultimo decennio.

Allora eccole le 19 ore e mezza di calcio in cui Sarri si giocherà il futuro alla Juventus. Sull'agenda ci sono due date cerchiate di rosso: 26 febbraio e e 17 marzo. La doppia sfida con il Lione cui deve seguire (altrimenti i ragionamenti si farebbero più urgenti) quella dei quarti in programma il 7-8 e 14-15 aprile. Poi c'è il 1° marzo ore 20,45 quando all'Allianz Stadium sbarcherà l'Inter di Antonio Conte per la sfida scudetto. Guai a perdere contro l'ex condottiero che nella scorsa estate in tanti avrebbero rivoluto a Torino prima della scelta di cambiare tutto con Sarri; il rischio sarebbe innescare un cortocircuito di suggestioni e rimpianti.

Il calendario del campionato non è proibitivo in questo tratto di strada: Brescia, Lecce e Torino in casa, Spal, Bologna e Genoa in trasferta. Attenzione, però, perché proprio in partite contro le medio-piccole la Juventus ha dimostrato di faticare a trovare motivazioni e concentrazione e a maggior ragione potrebbe accadere in concomitanza col ritorno della 'distrazione' Champions League.

Chiude il bimestre bianconero (anzi apre in termini temporali) la doppia semifinale di Coppa Italia contro il Milan. E' il terzo obiettivo stagionale in termini di importanza, ma scivolare potrebbe in questo momento rendere più complicata la gestione di tutto il resto. Ecco perché Sarri non si può rilassare nemmeno un minuto. Si gioca la Juventus e l'occasione più grande della sua carriera.

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