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Calcio

Festa Napoli, Gattuso è diventato un grande allenatore

Battuta la Juventus, il miracolo di Rino arrivato dopo Ancelotti in una situazione compromessa. Non è più Ringhio, ma ha fatto tesoro della gavetta iniziale

Il Napoli ha vinto la Coppa Italia della ripartenza dalla pandemia. Lo ha fatto battendo in finale la Juventus ai calci di rigore dopo aver eliminato in semifinale l'Inter e prima ancora, quando ancora non c'era stato il lockdown, la Lazio ai quarti di finale. Ha fatto fuori una dopo l'altra le tre protagoniste della stagione, le squadre che si giocano lo scudetto e che in campionato vede a distanze siderali. Basta questa annotazione per definire il peso specifico del successo dei partenopei che salvano la stagione e, anzi, da qui in poi potranno pure divertirsi a capire se ci sono margini per rientrare nella zona Champions League aspettando l'incrocio di ritorno con il Barcellona di Messi che deve spalancare le porte della Final Eight di Lisbona.

PERCHE' HA VINTO IL NAPOLI

Il Napoli ha vinto perché è stato capace di lavorare sulle sue debolezze. Contro l'Inter ha sofferto ma serrato i ranghi e portato a casa il pareggio che valeva la qualificazione. Nella finale ha sterilizzato il palleggio sarriano, rischiato pochissimo e anzi è cresciuto con il passare dei minuti tanto che alla fine avrebbe pure meritato di chiuderla prima dei calci di rigore. Non c'è dubbio che sia Inter che (soprattutto) Juventus avessero organici e possibilità superiori, ma è altrettanto indiscutibile che il Napoli non ha rubato nulla. Anzi.

Passato attraverso le bufere autunnali, la rivolta anti ritiro, le discussioni su multe e cause e uno spogliatoio sempre meno granitico, il Napoli ha ritrovato in Gattuso il condottiero che serviva per rimettere insieme i tasselli del puzzle. Non ha remato col favore della corrente. De Laurentiis,che lo ha voluto e adesso lo legherà con rinnovo strameritato, non gli ha fatto sconti nemmeno sul piano dialettico, anche alla vigilia della finale.

GATTUSO ORA ALLENATORE

Il percorso di crescita del Napoli è stato quello del suo allenatore, che sta completando il processo di maturazione dopo una gavetta stranissima. Chiuso con il calcio giocato, Gattuso non è stato fermo nemmeno un istante. Sion, Palermo, Creta, Pisa: un tourbillon di panchine ed esperienze spesso in situazione drammatiche in cui è emerso lo spessore umano che del resto si conosceva anche prima. Passaggi che hanno, però, rischiato di bruciarlo perché non positivi in campo, l'unico giudice che conta nel mondo del calcio.

Poi il Milan. Un salto triplo senza rete. E qui il campo ha cominciato a restituire i numeri perché il quinto posto è stato poi rivalutato da quello che è successo dopo. Gattuso se n'è andato in disaccordo con i programmi e ha saputo aspettare. Si arrabbia quando dicono che in panchina è Ringhio come lo era in campo. Dice di essersi ispirato a Sarri anche se il suo è un calcio molto più verticale. Chiede di essere discusso e giudicato per quello che sta facendo e non per quello che ha fatto in passato, quando ancora vestiva i panni del calciatore. Gli mancava un legittimazione finale e l'ha ottenuta in fretta, proprio davanti a Sarri. Vale più di una tesi di laurea.

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