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Il San Paolo di Napoli (Ansa)
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Calcio

Napoli-Inter rinviata. Il calcio italiano sull'orlo del baratro

Spostata anche la seconda semifinale di Coppa Italia. Calendario a rischio. Istituzioni in ordine sparso. Il Governo vuole porte chiuse ma un Prefetto cancella tutto e ci porta al caos

Il rinvio della semifinale di ritorno di Coppa Italia Napoli-Inter, il giorno dopo la cancellazione di Juventus-Milan decisa con i rossoneri già in albergo a Torino, alza ulteriormente il livello dell'allerta nel mondo del calcio. La sintesi brutale è che si viaggia a vista, come ha ammesso anche il numero uno del Coni, Giovanni Malagò: una traiettoria in cui si sommano le liti tra club, gli errori della Lega Serie A, gli indirizzi del Governo e delle autorità di pubblica sicurezza e le decisioni degli organi competenti sul territorio.

Juventus-Milan è stata cancellata dal Prefetto una volta compreso che sarebbe stato impossibile far rispettare i divieti di ingresso per i tifosi provenienti dalle regioni a rischio, difficili da mappare nei loro spostamenti oltre che per la residenza scritta sui documenti.

Napoli-Inter si è aggiunta quando il mondo dello sport e del calcio erano convinti di aver ottenuto dal Governo la copertura per andare avanti a porte chiuse. L'indicazione del comitato tecnico scientifico arrivata a Conte (Giuseppe, non Antonio) andava e va in quella direzione: non il blocco delle manifestazioni ma l'obbligo di disputarle a porte chiuse così da superare ogni competenza e divisione intermedia. Una corsa contro il tempo nella quale si è inserito lo stop alla gara del San Paolo.

Il problema è che, di rinvio in rinvio, si va rapidamente verso il baratro di una stagione che rischia di non essere portata a compimento. Già lo scontro in Lega dopo la cancellazione di Juventus-Inter ha messo i presidenti nella condizione scomoda di doversi confrontare con diffide formali (Inter) tali da mettere sub judice l'eventuale prosecuzione della Serie A. Venendo meno anche le semifinali di Coppa Italia diventerà complesso ai limiti dell'impossibile trovare spazio nel calendario per riuscire a recuperare tutte le partite. Il caso limite è quello dell'Inter, che già non ha una data per la gara contro la Sampdoria se dovesse arrivare in fondo all'Europa League.

Un cortocircuito totale dal quale si esce solo con la consapevolezza che l'emergenza complessiva che vive il Paese non può fare sconti a nessuno, nemmeno al pallone, che bisognerà fare sacrifici, che il calcio è un'industria e come tale andrà trattata dallo Stato nel momento in cui si farà la conta dei danni ma che, per lo stesso principio, non può restare appesa alla moltiplicazione delle competenze e delle decisioni di ogni singolo organismo intermedio. Se porte chiuse devono essere per 30-60 o quanti giorni serviranno, porte chiuse siano. Andare in ordine sparso, no.

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