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Calcio

Milan e Maldini, l'ora più buia

L'addio prematuro alla corsa scudetto, una squadra che ha perso l'anima e le parole del capo dell'area sportiva su budget e scelte societarie: viaggio nella crisi dei campioni d'Italia

"Cercheremo di fare il nostro meglio rispetto alle potenzialità che abbiamo. Cercheremo di rinforzarci, di più non posso dire: la squadra è molto giovane, ma questa è la politica della società. Noi vorremmo essere subito competitivi, sappiamo bene che non lo possiamo essere e che ci vuole un po' di tempo per esserlo": così parlo Zvonimir Boban il 22 dicembre 2019 dopo la batosta incassata dal Milan a Bergamo. Parole che non piacquero all'allora proprietario (fondo Elliott) e che segnarono uno strappo poi diventato rottura definitiva tre mesi più tardi.

"Sappiamo come si fa a ritornare, ma non siamo il Milan degli anni '90: noi abbiamo la necessità di avere una strategia nel sanare i conti della società e competere ad alti livelli" ha detto Paolo Maldini a caldo nella pancia dell'Olimpico, dopo aver visto il Milan sciogliersi contro la Lazio così come era accaduto a Lecce e nella Supercoppa di Riyad. E poi ancora: "Con tutto il rispetto delle critiche, questa squadra è dentro i suoi parametri" e "le opportunità le valutiamo ma non nascondiamo la realtà: non ci scosteremo dalla nostra realtà e dalle nostre possibilità" in riferimento a Zaniolo e al mercato di gennaio.

Non le stesse parole, ma lo stesso concetto. Nel caso di Maldini e di questo Milan, reso ancora più incisivo dal fatto che il Milan della gestione oculata, prima di Elliott e ora con il supporto di RedBird, solo sei mesi fa si cuciva sul petto uno scudetto strameritato e incredibile. Onore e onere, discendendo da quella vittoria una nuova sensibilità di tutto l'ambiente con la presunzione che ripetersi dovesse essere l'obiettivo da corroborare con un cambio di passo a livello strategico. In fondo, quello che era al centro dello scontro tra lo stesso Maldini e la proprietà nel momento del tormentato rinnovo di contratto a fine giugno. Da una parte la visione del dirigente - servono investimenti per fare il definitivo salto di qualità -, dall'altro le scelte dei proprietari.

Tra quel giorno e la disfatta dell'Olimpico sono passati sei mesi e un mercato che fin qui ha dato pochissimo a Pioli in campo. La scommessa maggiore, il talento belga De Ketelaere, fatica a inserirsi. Gli altri sono contorno e non hanno coperto le partenze a parametro zero di Kessie e Romagnoli sulle quali la posizione di Maldini è che sono andati perché il club non poteva soddisfare le richieste economiche. Sempre lo stesso tasto, quello dei soldi.

Ecco perché le parole del responsabile dell'area tecnica nel post Lazio-Milan devono far riflettere. Immaginare un attacco diretto alla proprietà significa sbagliare lettura, però è un dato di fatto che l'interpretazione del mercato estivo nei piani altissimi di Casa Milan possa essere differente da quella degli uomini di campo. I numeri dicono, ad esempio, che il Milan è stato l'unico tra le grandi ad avere un saldo negativo tra acquisti e cessioni, al contrario di chi ha anche dovuto pensare a vendere per muoversi in entrata. Una posizione di vantaggio che i rossoneri si sono guadagnati con una gestione oculata dei conti, ma che si è tradotta nel concreto in un mercato più aggressivo (oltre 40 milioni di euro di saldo negativo) rispetto a quelli di Inter (+20), Juventus (+33), Napoli (+11) e Roma (+25).

Il budget, insomma, c'è stato e la valutazione deve anche essere sul modo in cui è stato speso. Dare oggi una pagella definitiva a giovani come De Ketelaere, Vranckx, Adli e Thiaw è prematuro (vedasi la parabola di Tonali, Kalulu e Leao), ma sono state scelte su cui la proprietà ha assecondato la parte tecnica. E in discussione oggi non c'è un mancato salto di qualità a livello top in Europa, impensabile a meno di sforzi spaventosi, ma l'implosione di una squadra che ha fallito Coppa Italia e Supercoppa Italiana, sta abdicando allo scudetto con troppo anticipo sui tempi e con il rischio di condizionare in negativo anche la volata per l'accesso alla prossima Champions League. Il vero spartiacque tra fallimento sportivo e stagione accettabile.

L'ottavo di finale contro il Tottenham rappresenta al momento l'unica ancora di salvezza insieme a un secondo posto che è oggettivo, ma visto l'affollamento alle spalle del super Napoli (a proposito, rifondato e alleggerito di costi di cartellini e stipendi eppure iper competitivo) anche aleatorio se Maldini e Pioli non rimetteranno la nave in linea di galleggiamento in fretta. Ecco perché questo è il momento più buio della storia recentissima del Milan. Più di quel post trasferta di Bergamo del dicembre 2019 che pure segnò un prima e un dopo.

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