leo messi mondiale campione del mondo argentina maradona
Epa
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Calcio

Messi per sempre

Leo trascina l'Argentina al titolo mondiale 36 anni dopo Maradona e raggiunge il Pibe de Oro nell'olimpo degli immortali. Ora può dire davvero di essere il numero uno

Si è preso tutto in una notte, Lionel Messi: Coppa del Mondo, gloria eterna, riconoscenza di un intero popolo e anche passato e futuro di una carriera straordinaria che rischiava di restare per sempre quella del secondo dopo Diego, incapace di salire l'ultimo gradino dell'Olimpo degli dei del calcio. Ha fatto tutto in tre lunghissime, strazianti, bellissime, agoniche ore di calcio, Lionel Messi. La sua Argentina è tornata sul tetto del Mondo 13.321 giorni dopo la coppa alzata da Maradona al cielo di CIttà del Messico e lo ha fatto in coda a una finale che ricorderemo per sempre, uno dei più bei spettacoli che il fùbtol abbia mai regalato in un secolo di storia. C'è stato dentro tutto nella sfida con la Francia di un enorme Mbappé (tripletta inutile, ma il prossimo decennio sarà tutto suo): l'euforia del dominio, il terrore della rimonta, l'ardore della resilienza e il coraggio dei singoli. Non solo di Messi, che ha spinto i suoi compagni oltre l'ostacolo firmando il primo vantaggio da rigore e quello illusorio del 3-2 - col piede sbagliato - quando i francesi parevano in soprannumero.

E' stata la notte di Emiliano Martinez e della sua parata senza logica a un secondo dalla fine dei supplementari, quella di Di Maria che ha gettato stampelle e vecchiaia per dipingere calcio fino a quando Scaloni non lo ha tolto (sbagliando) nel momento del dominio. E' stata la notte di Montiél che sarà ricordato in esterno dagli argentini, il loro Fabio Grosso che ci regalò nel 2006 la vittoria contro una Francia incapace di conquistare la coppa se si arriva alla sfida dal dischetto. Tutti ispirati da Lionel Messi che ha vissuto il mese in Qatar reincarnando lo spirito di Maradona del 1986, ha elevato tutti al suo rango e si è anche messo al servizio dei compagni.

Epa

Mai trionfo è stato più meritato. Messi ha raggiunto Maradona laddove si trova, in un luogo magico in cui ci sono solo quelli che hanno fatto la storia del calcio. Forse lo ha anche superato, adesso che la Coppa del Mondo arricchisce la sua personale bacheca, proprio perché per arrivare all'obiettivo ha dovuto ripercorrere le tracce di Diego 36 anni dopo. Suo il gol al Messico che ha rianimato una nazionale stordita dal ko iniziale. Sue le magie con l'Australia e poi la faccia dura messa su nella corrida con l'Olanda e suo l'imprinting sulla semifinale dominata con la Croazia. Sarà stato meno appariscente di Maradona impegnato nel duello con il resto del Mondo all'Atzeca, ma il senso è lo stesso: si è caricato sulle spalle il peso di tutti e lo ha portato al traguardo.

I paragoni con Maradona hanno poco senso, dal punto di vista tecnico e da quello umano. Inutile contare i trofei e i gol segnati, tutti a vantaggio della Pulce in un calcio lontano anni luce da quello del Pibe. Non si può usare il metro dell'aritmetica ma bisogna affidarsi al cuore. Lionel Messi ha emozionato così come faceva Diego Armando Maradona. Ha toccato il cuore di tutti, anche dei non argentini. Ha scritto il finale più letterario di una storia unica e consegnato all'Argentina un trionfo che sa di riscatto anche sociale. Il legame era indissolubile, non per volontà altrui ma perché gli argentini per primi a lui chiedevano di essere questo: la reincarnazione di Diego.

E' possibile che la carriera gli riservi altre soddisfazioni e successi. Magari un altro Pallone d'Oro da aggiungere alla collezione, oppure la Champions League che gli sfugge beffarda dalla notte di Berlino 2015, quella delle lacrime juventine. Qualunque cosa accada da qui in poi, però, nulla potrà replicare l'apice toccato a Doha. Non c'era niente di normale nella sfida che Messi ha dovuto affrontare dentro questo Mondiale e nulla di normale c'è stato. Per comprenderlo fino in fondo bisognerebbe scomodare categorie superiori. Se Maradona è stato il D1OS del calcio, Messi ha avuto tutti gli déi dalla sua parte. Non per privilegio, ma per senso di appartenenza. Immortale, come lo spettacolo di questa finale che non si potrà dimenticare.

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