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Il Milan e il minuto per Kobe 'negato': storia di una polemica inutile

Fascia di lutto e video autorizzati, il ruolo di Lega Serie A e Figc e la sensibilità per la morte della stella Nba: quello che sappiamo - Kobe Bryant, la carriera in foto

Digerita a fatica la polemica sulle prime pagine dei giornali sportivi italiani, accusati di preferire il calcio e i suoi riti al racconto e alla celebrazione della scomparsa di Kobe Bryant mentre il resto del mondo andava dalla parte opposta, ecco che sul lutto per la morte della stella Nba, della figlia Gianna e di altre sette persone si è scatenata una nuova tempesta, soprattutto ad uso e consumo dei social.

Tema del contendere l'autorizzazione negata dalla Lega Serie A al Milan che volve (avrebbe voluto) osservare un minuto di raccoglimento in ricordo del suo ex tifoso scomparso, indossare al braccio la fascia di lutto e celebrare Kobe con un video emozionale. A prima vista la tempesta perfetta, pochi giorni dopo la figuraccia fatta per la morte di Pietro Anastasi, uno che al calcio italiano ha dato tanto e che è stato quasi dimenticato negli stadi della Serie A (verrà recuperato dalla nazionale più avanti).

Nella realtà un contro circuito di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, ma che alla fine partorisce la soluzione di maggior buonsenso e cioè la possibilità per il Milan di celebrare Kobe Bryant con la fascia al braccio e con un video emozionale trasmesso a San Siro poco prima della sfida di Coppa Italia contro il Torino. Il tutto non appena richiesto alla Lega Serie A superando gli scogli formali e autorizzato perché non esiste ragione per negarlo.

E il minuto di raccoglimento? Annunciato da un tweet social del club rossonero, prontamente rimosso, in realtà non risulta mai essere stato davvero richiesto. E non alla Lega Serie A, ma alla Figc cui spetta questo tipo di valutazione. Il minuto di silenzio è entrato nel dibattito in maniera forzata quando, a quanto risulta, semplicemente era stato posto come ipotesi senza trovare adeguata convergenza sulla sensibilità di farlo.

Giusto? Sbagliato? Personalmente sarebbe piaciuto, ma Kobe Bryant e le altre vittime dello schianto di Los Angeles si possono celebrare anche senza fermarsi. Quello di cui si farebbe volentieri a meno, invece, è il contorno di veleni e strumentalizzazioni all'italiana. Siamo campioni del mondo quando si tratta di fare brutte figure, ma ancor di più se ci dobbiamo esercitare nell'arte sottile dell'autodistruzione del poco che resta della nostra reputazione.

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