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Calcio

Juve, fuga scudetto. La resa della Lazio

Più sette dopo la vittoria nel derby e Inzaghi senza armi nel momento decisivo della stagione. Così in un sabato di luglio si è deciso il campionato

La Lazio si è arresa nella notte dell'Olimpico, lasciando strada alla Juventus e al nono scudetto consecutivo dei bianconeri che è anche il primo dell'era Sarri e dunque carico di significati diversi rispetto a tanti altri che lo hanno preceduto. Si è arresa consumata da infortuni e squalifica e da una condizione fisica generale che le ha permesso di essere la Lazio conosciuta nell'epoca pre Covid solo per mezz'ora, a Bergamo, nel debutto che ha segnato anche il primo passo falso e l'inizio della fine.

Il Milan ha recitato la parte del carnefice. Si è presentato al cospetto della squadra di Inzaghi e ha sfoderato la migliore prestazione della stagione raccogliendo per strada tutti i regali concessi dai laziali. Nel calcio post lockdown ci sta anche che un gruppo pareggi in casa dell'ultima in classifica e 72 ore dopo vada a giocare la partita perfetta rovinando la stagione a una delle antagoniste per il titolo. E' l'aleatorietà di una seconda parte di campionato in cui profondità della rosa, condizione atletica e infortuni fanno la differenza. Lo sapevamo nel momento in cui il pallone è tornato a rotolare e queste due settimane lo hanno confermato.

Non è stata la Juventus migliore, ma ha sempre vinto aggrappandosi spesso ai colpi dei suoi solisti e potendo cambiare faccia e passo nel corso delle partite mentre gli altri arrancavano con muscoli e testa annebbiati dalla fatica. La Lazio ha perso uno dopo l'altro tutti i suoi punti di riferimento e non ha avuto la possibilità di reagire. E' possibile che lo scudetto lo vincesse la Juventus anche senza pandemia e stop, il verdetto premierà comunque la squadra più forte del campionato, ma è un fatto incontestabile che Inzaghi si sia trovato privo di armi nel momento della verità. E, se vogliamo, è anche un peccato perché la stagione prometteva un testa a testa almeno fino allo scontro diretto che, invece, è ora poco meno di un'ipotesi.

Questa considerazione non toglie nulla al peso e al merito della fuga juventina. Con 24 punti da assegnare è presto per considerare chiuso del tutto il confronto, anche se la sensazione di uno strappo senza ritorno è forte e chi segue alle spalle della Lazio – Inter e Atalanta – è troppo lontano per sperare di potersi reinserire a meno di clamorosi harakiri da parte dei campioni d'Italia. Sarri ha pescato il jolly Dybala, decisivo a Bologna, contro il Lecce, in casa del Genoa e nel derby; un jolly cercato, vista l'ostinazione con cui il tecnico toscano ha ricostruito la Joya dopo la stagione passata che era sfociata nella scelta di Paratici di cedere il suo attaccante per fare cassa.

L'altra ragione per la quale la Juventus è andata in fuga avvicinandosi allo scudetto è la solidità difensiva ritrovata: solo 2 gol subiti in 360 minuti (540 compresa la sfortunata parentesi di Coppa Italia), uno su rigore e uno a partita ampiamente archiviata a Marassi. Il gioco promesso all'arrivo di Sarri non si è visto e magari non si vedrà nell'immediato, il lavoro sulla fase difensiva sì e il lockdown si è trasformato in un lungo e operoso time out che ha restituito all'allenatore una delle sue ricette preferite. Ora la Juventus deve completare il percorso evitando cadute contro Milan e Atalanta per poi affrontare la Lazio nel (fu) faccia a faccia scudetto. Quindi sarà agosto, tempo di Champions League.

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