ronaldo juventus verona
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Calcio

Juventus, tutti i motivi della crisi di fine inverno

Difesa perforabile, squadra sotto ritmo, trasferte maledette e il lavoro di Sarri lontano dall'essere compiuto. Con la Champions alle porte...

La Juventus che perde a Verona fa suonare più di un campanello d'allarme e non solo per i punti lasciati in classifica che ravvivano le speranze di Inter e Lazio. Il ko segue quello di Napoli in trasferta ed è il terzo in campionato, comprendendo anche la caduta all'Olimpico contro la Lazio: tre indizi fanno una prova che in questo caso significa una differenza di rendimento tra Stadium e fuori casa preoccupante per chi è abituato a dominare il calcio italiano.

Cosa succede alla Juventus? Perché i campioni d'Italia sembrano aver perso la loro qualità più importante, cioè la capacità di stritolare l'avversario, colpirlo con le proprie individualità e soprattutto viaggiare a un livello superiore di mentalità? In generale a balzare all'occhio è la maggiore perforabilità difensiva: 23 gol subiti in 23 giornate sono troppi laddove Allegri aveva abituato a medie decisamente inferiori e lo stesso Maurizio Sarri a Napoli aveva costruito una fase difensiva attenta e a tratti difficilmente penetrabile.

Sette mesi di lavoro non sono stati sufficienti a insegnare ai bianconeri il nuovo modo di difendere. Una rivoluzione culturale e di Dna più che tattica, ma i frutti ancora non si vedono. A questo si aggiunge un certo ritardo a trovare la quadratura anche davanti, perché un conto è giocare col trequartista (Ramsey), un altro è fare il 4-3-3 con gli esterni (Douglas Costa) e un altro ancora immaginare il tridente pesante. Arrivati a metà febbraio alzi la mano chi ha compreso quale sia l'identità ultima della Juventus.

A questo si aggiunge il ritmo basso che spesso accompagna le prestazioni juventine. Può essere un male passeggero, se non fosse che la Juve a tutta velocità si è vista raramente dall'inizio della stagione. Spesso la manovra corre per linee orizzontali, senza traccia del calcio visto a Napoli (ma questo Sarri lo ha spiegato per tempo), ma anche senza fiammate che siano slegate dalle invenzioni dei singoli. La sensazione è che si tratti di un problema strutturale, come se la squadra fosse stata assemblata in maniera non totalmente funzionale alle idee del suo tecnico.

Il tema Sarri, ovviamente, sta in cima alla lista. I numeri non lo condannano, anzi, però a tratti sembra ancora un oggetto a parte nel mondo juventino. E' legato ai risultati, ma non solo. E' stato chiamato per dare la sua impronta e non ci sta riuscendo con un'aggravante data dallo scorrere del tempo che avvicina il momento decisivo della stagione, quello in cui il suo lavoro e quello di chi l'ha voluto al posto di Allegri sarà giudicato.

La Champions League è il vero banco di prova della Juventus dell'Anno Due di Ronaldo, senza dimenticare uno scudetto che è diventato complicato al di là delle previsioni per la crescita impetuosa dell'Inter dell'amico-nemico Conte. Che contraccolpo avrebbe perderlo proprio contro l'ex capitano e allenatore? Già oggi è quasi certo che i bianconeri entreranno nel momento clou dell'annata con da gestire la pressione di un duello allargato in Italia. E' una bella notizia per il nostro calcio, meno per una squadra che ha avuto almeno un paio di occasioni per indirizzare la corsa e le ha sprecate entrambe malamente.

Il tempo degli esami preliminari è quasi finito. Da qui in poi a Sarri e alla Juventus servirà il dono della sintesi anche perché non capitalizzare un Ronaldo in queste condizioni (in gol per 10 giornate di fila) è quasi un delitto.

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