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Calcio

Danilo, Szczesny e gli altri, gregari (di lusso) della Juventus

Leader silenziosi, spesso decisivi ma meno mediatici di Ronaldo e Dybala. Storie di (stra)ordinaria normalità dentro lo scudetto bianconero - JUVENTUS, LO SCUDETTO IMPERFETTO

Chiamarli gregari rischia di essere riduttivo. Leader silenziosi a tratti, certamente colonna vertebrale del non scudetto consecutivo della Juventus pur essendo meno mediatici di Ronaldo, Dybala e delle altre stelle che si sono prese il centro del palcoscenico. Nella stagione vincente, ma faticosa, dei bianconeri ci sono almeno cinque storie più una che meritano di essere citate. Giocatori che hanno risposto presente alla chiamata di Maurizio Sarri, offerto un rendimento solido e spesso mettendoci la testa e la gamba per far pendere la bilancia dalla parte dei campioni d'Italia. E' successo prima del lockdown e si è ripetuto anche dopo.

Basta sfogliare l'album del campionato e incrociarlo con numeri e statistiche dei singoli per trovare un filo rosso che li accomuna. Partendo da Szczesny, portiere polacco che si è preso la maglia e l'eredità di un certo Buffon e ha mostrato di non soffrirla. Anzi. Determinante nelle ultime settimane, spesso il migliore in campo e l'ultimo baluardo quando il resto della ciurma ha sbandato pericolosamente. Non una cosa da Juventus, poco abituata a doversi affidare in maniera routinaria alle prodezze del proprio portiere, ma un dato di fatto che si accompagna a un understatement che cela il peso e la considerazione che Szczesny ormai ha nello spogliatoio. Mai sopra le righe, capace di sopportare anche la pressione di un supposto e smentito futuro avvicendamento con Gigio Donnarumma.

Oppure Bentancur, centrocampista atterrato alla Juventus nascosto nelle pieghe dell'affare Tevez, che negli ultimi mesi si è preso il suo posto trasformandosi in leader tecnico. Utile almeno in un paio di posizioni, scelto con sempre maggiore frequenza da Sarri che gli ha affidato la maglia meno solo di Dybala, Ronaldo, Bonucci, Cuadrado e Matuidi: le colonne di questa Juventus. Ecco, Cuadrado, altro gregario di extralusso, funzionale al tecnico toscano come ad Allegri prima di lui quanto un coltellino svizzero quando si parte per una gita in montagna. Esterno basso adattato, alto con compiti difensivi o offensivi per necessità: capace di aiutare a spaccare le partite più complicate quando le doti tecniche sono emerse.

Restano sugli esterni, ecco Danilo. Spesso criticato, certamente poco appariscente, ma con un profilo tutt'altro che di secondo piano. Basti pensare che è uno dei pochi a poter vantare un palmarès che non sfigura davanti a quello dei senatori: 21 trofei, unico con CR7 ad aver conquistato Premier League, Liga e Serie A, primo della storia ad aver collezionato anche Champions League (con il Real Madrid) e Copa Libertadores ai tre campionati più importanti d'Europa. Arrivato più come operazione di finanza calcistica che scelta di mercato (scambio favorevole con Cancelo e il Manchester City che ha favorito lo scorso bilancio), Danilo si è ritagliato con Sarri anche un ruolo chiaro in campo. Praticamente sempre titolare in Champions League e da fine giugno in poi, numeri interessanti alla voce 'palle recuperate e perse' e in quel reticolo di valutazioni poco visibili agli occhi dei telespettatori ma molto utili per i tecnici a caccia di equilibrio. Magari non ruba l'occhio come il predecessore, ma il suo gol a Sassuolo è stato pesantissimo nella corsa scudetto.

E chiudendo con l'elenco, ecco Alex Sandro che non sempre è stato impeccabile ma si è sobbarcato la fascia sinistra da solo coprendo un mercato imperfetto e gli acciacchi fisici degli altri. Senza il loro contributo difficilmente la Juventus avrebbe fatto centro e nella stagione dello scudetto di cui si fatica a trovare una paternità certa, è dentro questa profondità della rosa che va ricercato uno dei motivi del successo.

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