juventus allegri critiche gioco classifica serie a scudetto
Ansa
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Calcio

Juventus, processo ad Allegri

Al netto delle questioni arbitrali, la squadra fatica a trovare un gioco e l'allenatore è nel mirino di allenatori e critica. Non a torto... - IL NAUFRAGIO DEL VAR

C'è un dato incontrovertibile da cui partire e che va tenuto in considerazione: senza il pasticcio Var degli ultimi istanti di Juventus-Salernitana i bianconeri avrebbero gli stessi punti in classifica dell'Inter e sarebbe vicinissimi alla vetta. Ci sarebbe meno urgenza, insomma, di discutere della squadra di Allegri dal punto di vista delle prestazioni e dei risultati sui quali vale la pena invece aprire un ragionamento. Perché il prodotto offerto dai bianconeri in queste prime settimane della stagione è lontanissimo dalle attese e le assenze (Chiesa, Pogba e Di Maria) non possono coprire tutto come alibi. La Juventus gioca male, a tratti malissimo, non ha una precisa identità e non sembra su un percorso di crescita. Anzi. Anche se il tecnico livornese continua a sorprendere dal punto di vista comunicativo come ha fatto anche nel post partita con la Salernitana, quando ha parlato di "buona prestazione".

E' vero che gli assenti pesano e che il regista (Paredes) è arrivato proprio nel finale di mercato e ha bisogno di tempo per essere inserito, però è difficile immaginare che la rosa a disposizione di Allegri non sia sufficiente per mettere sotto sul piano del gioco Sampdoria e Salernitana, per citare due delle partite meno scintillanti di questo avvio di campionato. E' come se non ci fosse uno spartito da seguire e il pallone si muovesse sterilmente, spesso in orizzontale, aspettando che qualche singolo inventi qualcosa per creare superiorità numerica.

Il risultato non soddisfa dal punto di vista estetico, ma il problema di Allegri è che non garantisce nemmeno pericolosità offensiva con l'aggravante di non proteggere nemmeno la difesa: 6 i gol presi nelle prime 6 partite giocate e troppo spesso Szczesny e Perin protagonisti di interventi decisivi. Il simbolo di questa asfissia nella costruzione di gioco è la condizione di Vlahovic sul fronte dell'attacco: a tratti appare quasi abbandonato a se stesso nella ricerca di spazi e palloni anche se il possesso juventino è statisticamente accettabile. Manca velocità e mancano linee di gioco per arrivare nell'area avversaria.

Sul banco degli imputati c'è l'allenatore, scaricato dai tifosi (l'hastag #AllegriOut è in tendenza ormai perenne) ma protetto da società e proprietà, come certifica anche l'uscita pubblica di John Elkann. Una condizione che rende nervoso il livornese e lo espone a un cortocircuito comunicativo, visto che i primi a non credere nella bontà delle prestazioni e a non vedere la luce in fondo al tunnel sono gli juventini. I vuoti allo Stadium nascono anche da questa disaffezione oltre che dalle critiche alla politica dei prezzi imposta dal club.

Il mercato estivo è stato importante. Non completo, perché i numeri di bilancio esigono equilibrio tra entrate e uscite anche dalle parti della Continassa, ma comunque impreziosito di giocatori di primo livello. L'alibi per Allegri è che proprio loro stanno mancando. L'atto d'accusa è che per affrontare la maggior parte delle avversarie della Serie A dovrebbero essere sufficienti quelli a disposizione e invece non è così.

Ultimo tema: l'approccio mentale. Allegri ha detto apertamente che di giocare bene non gli importa nulla e alla viglia della trasferta con il PSG di ritenere la sfida in Francia meno importante (sottointeso perché proibitiva) rispetto a quella con il Benfica. Atteggiamenti non da Juventus e che segnalano una debolezza di fondo. Il tempo per correggere la rotta c'è, la domanda è se ci sia la consapevolezza della diagnosi del male juventino per poi arrivare a una prognosi che sia funzionale alla ripresa. La Juventus ha l'obbligo di correre per lo scudetto e non si può permettere un terzo anno da comprimaria, ma così facendo rischia di condannarsi a un inverno di sofferenza e frustrazione.

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