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Calcio

La guerra infinita sui diritti tv del Calcio

La Lega Calcio spaccata; Sky, Mediaset e Dazn alla finestra. E all'orizzonte arriva Amazon che potrebbe far saltare il banco

Una guerra lunga sei mesi in cui sul tavolo c'è più della ricchissima partita dei diritti tv della Serie A dal 2021 fino al 2024. Gli assetti del calcio italiano, il mondo delle tv, lo sbarco di nuovi operatori e nuovi modi di vedere televisione. Una guerra da miliardi di euro che si combatte attorno al campionato perché chi lo potrà portare nelle case e su computer, tablet e smartphone di milioni di tifosi avrà spalancate le porte del business. Gli altri dovranno accontentarsi delle briciole e cercare strategie alternative per non uscire dal mercato.

Al tavolo da poker sono seduti in tanti. Ci sono i club della Serie A che sognano di fare il colpo e moltiplicare il miliardo e 344 milioni incassati (a stagione) nell'ultima, tormentata, asta che estinguerà i suoi effetti nel 2021. C'è Sky che del calcio ha fatto il suo business principale ed è sotto attacco. Dazn che punta a consolidarsi e il nuovo mondo (Amazon ma non solo) pronto a inserirsi per ritagliarsi una fetta nuova. I tempi del duopolio Sky-Mediaset sono ormai un ricordo lontano, il panorama è cambiato e può essere la fortuna del calcio italiano ma anche un cambio radicale nelle abitudini dei suoi appassionati.

LA SPACCATURA NELLA LEGA

Che il momento sia decisivo lo si capisce anche delle tensioni che attraversano la Confindustria del pallone, quella Lega di Serie A che negli ultimi mesi ha visto dimettersi un presidente come Micciché, uscire audio imbarazzanti e provare a resistere sotto il fuoco il suo manager operativo più in vista ovvero Luigi De Siervo, amministratore delegato finito nel mirino di alcune società (Roma e Napoli su tutte) per il suo stipendio e in realtà messo in difficoltà nella fase più importante del suo mandato.

Ufficialmente l'interesse è comune a tutti i 20 club: prendere più soldi possibile. Nella realtà lo schieramento è diviso come non mai, tra chi ancora pensa al canale autogestito da fare insieme agli spagnoli di Mediapro, quelli che nel bando precedente non riuscirono a presentare le garanzie finanziarie, chi tifa per Sky e chi sogna l'arrivo degli americani. Ipotesi più concreta che in passato, se è vero che il neo presidente Paolo Dal Pino e lo stesso De Siervo hanno preso l'aereo per andare a Seattle a parlare con quelli di Amazon e non solo.

ESTERO, IL VERO OBIETTIVO

Il nodo è sempre quello: alimentare un'asta domestica per provare a sfondare il miliardo e, soprattutto, vendere meglio all'estero dove i margini di crescita esistono e non sono una sfida impossibile. Bastano le cifre per fotografare la realtà. Dal 2012 al 2018 (con scadenza 2021) il valore dei diritti tv casalinghi è cresciuto da 829 a 973 milioni di euro a stagione; un balzo del 17% notevole ma lontano dalle performance delle altre top leghe europee, senza scomodare i record della Premier League.

All'estero, invece, la crescita è stata molto più accentuata: da 116 a 371 milioni di euro ovvero più 219% nel passaggio da MP&Silva a IMG. Il che significa che, forse, prima erano poco valorizzati e che adesso è su quel terreno che ci si deve misurare per poi andare alla guerra della suddivisione con meno ansie. Perché il passo successivo è quello: tutti contro tutti per scrivere regole sempre più eque in termini di distribuzione (il 50% è ormai diviso in parti uguali) che rischiano di penalizzare, però, le big. Quelle che più di tutti investono per lucidare il prodotto Serie A.

SKY GIOCA IN DIFESA

L'altro grande protagonista è Sky che da un ventennio ha un legame indissolubile con il calcio italiano: è il suo prodotto di punta, senza il quale dovrebbe rivedere interamente il suo modello di business, ma allo stesso tempo è il pilastro che sorregge con miliardi di euro tutto il sistema. Senza Sky la Serie A crollerebbe e viceversa.

L'ultimo bando ha visto l'emittente satellitare ex Murdoch, oggi Comcast, impegnata a fondo per respingere l'insidia Mediapro e canale della Lega Serie A. I club hanno imposto regole che hanno consentito l'ingresso in Italia di Dazn con lo streaming facendo cadere un tabù e portando le partite, almeno per la prima stagione, lontane dalla televisione. Poi Sky e Dazn si sono messe d'accordo e hanno condiviso una parte del bouquet compresi i diritti della MotoGp dal 2020. Non alleati, ma almeno consapevoli di poter percorrere un tratto di strada insieme. Anche perché i costi del calcio sono elevatissimi e chi sbaglia a calcolare rischia di bruciarsi. La stessa Sky, ad esempio, ha garantito alla Uefa 300 milioni di euro all'anno per un triennio di Champions ed Europa League salvo poi appoggiarsi a un operatore in chiaro (prima Rai e poi Mediaset) per rientrare parzialmente dei costi.

Oggi si trova davanti alla prospettiva di battaglie ancora più aspre sia in Italia che in Europa. L'esperienza passata (triennio 2015-2018) dice che si sopravvive anche senza Champions League, ma immaginare Sky fuori dal calcio è esercizio assai pericoloso e che potrebbe ridisegnarne gli equilibri con non pochi sacrifici.

LA SFIDA DI AMAZON

Che Amazon stia pensando concretamente al calcio europeo non è un mistero dallo scorso autunno quando il colosso statunitense dell'e-commerce, già attivo con l'offerta Prime Video, ha investito prima nella Champions League in Germania (comprando un pacchetto di partite) e poi nella Premier League acquistando per 105 milioni di euro sei match nel periodo del Boxing Day. Un ingresso nel mercato del pallone dalla porta principale che, considerando la forza economica della società di Jeff Bezos, assomiglia a una dichiarazione di guerra per gli operatori tradizionali già presenti.

E' per questo che i vertici della Lega Serie A, impegnati in queste settimane con gli uffici legali nella stesura di un bando delicatissimo e che dovrà essere pronto in aprile, si sono precipitati a Seattle per verificare di persona l'interessamento al calcio italiano dopo un primo incontro a fine gennaio.

Sullo sfondo c'è anche un altro colosso pronto a presentarsi in Italia con la sua offerta: Disney+. Segnali concreti ad oggi non ci sono, ma il calcio rappresenta il trampolino di lancio ideale per qualsiasi piattaforma abbia bisogno di milioni di abbonati per sostenere i costi dell'acquisto dei diritti sportivi e dei prodotti di intrattenimento.

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