de laurentiis positivo coronavirus covid-19 lega serie a presidenti
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Calcio

De Laurentiis positivo, il Coronavirus spaventa la Serie A

Il presidente del Napoli e il tampone comunicato dopo l'assemblea di Lega: dove era presente il gotha dell'industria del pallone... - LA SERIE A APRE AI FONDI DI INVESTIMENTO

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è risultato positivo al Covid-19 e la notizia ha scosso il mondo del calcio. Non solo per le conseguenze che potrebbe avere su squadra e staff di Rino Gattuso (peraltro l'ultimo contatto diretto risale a circa una settimana fa a Castel di Sangro), in ritiro precampionato e con un calendario di amichevoli che porteranno al debutto previsto per domenica 20 settembre (ore 12,30) al Tardini di Parma. A gettare nel panico tutto il sistema è la contemporaneità della positività di ADL con l'assemblea di Lega svolta mercoledì 9 settembre all'Hotel Hilton di Milano con presente il gotha dell'industria del pallone.


In quella sala c'erano praticamente tutti, nessuno escluso: Agnelli (seduto distante dal numero uno napoletano) per la Juventus, Marotta e Antonello per l'Inter, Scaroni per la Roma, Lotito (anche lui a distanza, almeno in sala) per la Lazio, Ferrero e Preziosi per Sampdoria e Genoa, Joe Barone in rappresentanza della Fiorentina. Una cinquantina di persone venute a contatto diretto o indiretto con Aurelio De Laurentiis, seduto in prima fila con al fianco - distanziato - l'ad della Roma Fienga.

POLEMICHE E ISOLAMENTI

Chi era presente all'Hilton racconta di una situazione normale dentro la sala dove si è svolta l'assemblea. Le regole erano chiare: distanziamento tra le sedute senza obbligo di mascherina perché le distanze erano rispettate. Le foto scattate all'arrivo mostrano molti dei presidenti già dotati di mascherina e pochi (tra i quali proprio De Laurentiis, Urbano Cairo, Enrizo Preziosi e Claudio Fenucci) a volto scoperto.

Durante la giornata, però, ci sono stati altri momenti conviviali in cui le difese si sono abbassate. Nei locali di ricreazione e ristorazione, ad esempio, oppure nelle interviste alla fine dell'assemblea. Non quella ufficiale del presidente Dal Pino, svolta con giornalisti distanziati regolarmente ad almeno un metro e mezzo l'uno dall'altro, ma nell'assembramento creatosi all'esterno dove qualcuno dei padroni dei club si è fermato a fare il punto sui diritti tv e sul calciomercato. Chi? De Laurentiis di sicuro. E, dunque, a fare i conti con la paura da Coronavirus ora sono in tanti anche nelle redazioni sportive italiane.

Il risultato è che alcuni dei presenti sono stati costretti all'isolamento. Una misura presa da Joe Barone e Joseph Commisso, figlio del patron della Fiorentina Rocco, e da Claudio Fenucci ad del Bologna. Tampone precauzionale per Paolo Scaroni, presidente del Milan, non venuto in contatto con De Laurentiis al pari della delegazione dell'Inter. Agnelli e Cairo, invece, hanno fatto sapere di aver "osservato le buone pratiche dei protocolli" dopo essere stati informati della positività del numero uno del Napoli.

LA RICOSTRUZIONE

De Laurentiis era proveniente da Capri dove ha fatto ritorno in serata. Come stava durante l'assemblea? La certezza è che ha avvertito un malessere di pancia che, ha spiegato ai colleghi, poteva essere collegata a una cena a base di pesce del giorno precedente. Secondo la ricostruzione della comunicazione del Napoli, ADL si è mosso verso a Milano senza avere alcun sintomo o timore anche perché, altrimenti, non si sarebbe imbarcato in un viaggio comunque impegnativo. Solo dopo non essere stato bene è tornato verso casa e in questo frangente è stato raggiunto dall'esito positivo del tampone che ha comunicato al presidente della Lega, Dal Pino facendo scattare la reazione a catena.

Quanto accaduto ha sollevato più di una polemica. Il Napoli ha fatto sapere che De Laurentiis ha subito la misurazione della febbre per ben sei volte nel corso della giornata (nei due aeroporti e all'ingresso e all'uscita dall'Hilton) senza che mai fosse riscontrato nulla di irregolare. I tamponi sarebbero stati effettuati autonomamente con cadenza ogni 3-4 giorni anche in considerazione dell'età e del pregresso di salute dell'imprenditore che ha poi avuto febbre e che potrebbe essere presto portato per accertamenti più completi in ospedale essendo risultato positivo anche un membro della sua famiglia.

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