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Calcio

Calcio e Coronavirus: il silenzio assordante dell'Uefa

Stadi chiuse, partite rinviate, club che si rifiutano di giocare e l'Europeo diventato un problema. Ma Nyon non prende decisioni definitive davanti all'emergenza - SERIE A SOSPESA, GLI SCENARI

Uno stadio dopo l'altro, una partita dopo l'altra: la continuità di Champions ed Europa League si sta sgretolando davanti all'avanzare travolgente dell'emergenza Coronavirus. L'Italia è l'epicentro, sempre più isolata dal resto del Vecchio Continente ma col passare dei giorni, spesso delle ore, l'elenco di chi prende provvedimenti si allunga senza sconti per nessuno. La ribellione del Getafe, indisponibile a viaggiare a Milano per sfidare l'Inter nella gara d'andata degli ottavi di finale di Europa League, rischia di essere la miccia finale.

In queste condizioni e con la previsione di un'ondata che colpirà altri paesi e altri campionati è impossibile oggi immaginare un finale regolare della stagione europea. In ballo ci sono miliardi di euro, però la sovranità del calcio finisce dove inizia quella delle autorità dei singoli Stati. Se un governo chiude lo spazio aereo ai voli provenienti o in partenza per l'Italia (è il caso della Spagna), chiedere una deroga può risolvere un problema immediato ma non quello complessivo.

Che fare, dunque? A Nyon i piani alternativi vengono studiati con attenzione da settimane senza, però, arrivare al punto. Così come la Serie A si è fermata, anche il calcio europeo dovrebbe riflettere sulla necessità di dare spazio all'iniziativa di contenimento del contagio evitando di ingolfare chi se ne occupa di richieste di deroghe, piani che cambiano, stadi che si aprono e chiudono. La vicenda della Cina e quella italiana insegnano che non si tratta di poche settimane.

Il silenzio della Uefa appare, invece, sordo e si allunga fino all'Europeo che dovrebbe partire il 12 giugno a Roma con Italia-Turchia. Ad oggi (11 marzo) mancano 93 giorni. Sembrano tantissimi, in realtà sono un soffio in uno scenario che prevede mesi di guerra senza confine per cercare di vincere il Coronavirus. L'Europeo è il tappo che rischia di far saltare il sistema. Obbliga chi si trova nell'emergenza a doversi porre il limite temporale del 1° giugno per concludere la propria stagione e in alcuni casi sarà difficilissimo se non impossibile.

Può essere che l'Uefa attenda l'estendersi del problema oltre all'Italia per prendere una posizione decisa, ma aspettare è un lusso che rischia di costare caro e spingere le federazioni a fare scelte affrettate o i club ad esporsi allo spettacolino dei veti e delle polemiche. Serve un atto di chiarezza subito. Lo slittamento dell'Europeo quanto serve non può essere un tabù. Prima sarà compreso, meglio sarà per tutti.


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