steven zhang presidente inter conte marotta
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steven zhang presidente inter conte marotta
Calcio

La resa di Conte è la vittoria di Zhang

Rientrata la crisi in casa Inter, l'allenatore si allinea al club. Emerge la figura del giovane presidente, alla prima vera sfida della sua gestione - CONTE E INTER, I CONTORNI DELLA PACE

Nel giorno in cui ha scoperto di non aver perso un allenatore, Antonio Conte, potendo così proseguire nel suo progetto di crescita, l'Inter ha trovato anche un vero presidente. La resa di Conte (perché di resa si è trattato) è stata la vittoria di Steven Zhang, giovane figlio di mister Suning che fin qui era rimasto abbastanza nell'ombra ma che i fatti delle ultime settimane hanno portato alla ribalta. E' lui il vincitore dello psicodramma del tecnico salentino, il tormentone nato in inverno ed esploso dopo il lockdown che ha portato il club sull'orlo di una clamorosa spaccatura. Niente di tutto questo.

Conte resta e restano anche i dirigenti da lui contestati. Resta la supremazia della proprietà e della società su un dipendente, per quanto ben pagato e in un ruolo apicale come quello di responsabile tecnico della prima squadra. Restano tutti con il cappello di un presidente che ha saputo tessere la tela nell'ultimo mese costringendo il riottoso allenatore ad allinearsi alla strategia del club. Che è poi la stessa che era già stata pubblicamente e privatamente espressa in tempi non sospetti.

Sostenere che Conte ha ottenuto di non dover essere caricato della pressione di vincere subito ad ogni costo significa dimenticare le tante parole spese dai suoi capi in questa stagione. Solo per fare un breve ripasso, basta rileggersi Marotta di ottobre 2019: "L'obiettivo non è lo scudetto, il nostro ciclo è appena iniziato e sarà un processo graduale". Semmai è stato proprio Conte a bruciare le tappe e a lanciare alla Juventus una sfida poi persa in volata. O, ancora, che il prossimo mercato passasse anche da una o due cessioni pesanti lo si sapeva ed era stato comunicato da gennaio. Non a caso l'Inter non ha mai chiuso la porta in faccia al Barcellona per Lautaro Martinez e ha sempre ascoltato tutte le voci provenienti dalla Premier League per Skriniar e Brozovic.

Dunque? Di cosa stiamo parlando? Della crisi innescata da un tesserato e che ha rischiato di costringere l'Inter a dover ricostruire da zero il progetto in tempi compressi, magari mettendosi nella condizione di dover strapagare un allenatore a casa oppure garantirgli una ricca e immotivata buonuscita. Invece Zhang ha praticato prima l'arte della pazienza e della sopportazione (anche a Colonia mentre Conte demoliva la sua linea comunicativa improntata a sottolineare le positività della stagione) e poi quella della decisione.

Poco conta capire se nel giorno del confronto si sia presentato con il bastone o la carota. Conta che il messaggio è stato chiaro e impossibile da equivocare. Con lui tutti i dirigenti compresi gli uomini messi nel mirino dal Conte furioso, a significare totale compattezza. Con lui un avvocato per le cose formali. Davanti a lui un tecnico senza vie d'uscita: o dentro o fuori. E Conte ha scelto di restare dentro il progetto Inter, quello disegnato da Zhang e dalla sua famiglia e che prevede per l'Inter investimenti ingenti ma senza fare il passo più lungo della gamba. Solo il futuro dirà se si è trattato di una tregua funzionale nell'immediato o se resta il rischio che Conte deragli nuovamente alla prima difficoltà. Di sicuro Steven Zhang ha finito l'apprendistato e si è preso l'Inter.

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