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Calcio

Balotelli è l'uomo giusto per andare al Mondiale?

Mancini e la convocazione dell'ex pupillo, in esilio in Turchia dopo una carriera gettata al vento. La nazionale e il timore di mancare la qualificazione a Qatar 2022

Bastano 8 gol e una manciata di assist nella Super Lig turca, con la maglia della semi sconosciuta Adama Demirspor (distante 17 punti dalla vetta della classifica) per essere richiamato nella propria nazionale da salvatore della patria? In una situazione normale no. Nell'Italia che Mancini sta cercando di rimettere insieme in vista del doppio, si spera, spareggio verso il Mondiale di Qatar invece può essere sufficiente al pari di un passaporto italiano trovato al volo come nel caso del cagliaritano Joao Pedro. Inutile stracciarsi le vesti. Mario Balotelli non è ancora un azzurro abile e arruolato per Macedonia e, forse, Portogallo ma il ct non poteva permettersi di lasciare nulla di intentato in vista della settimana che a marzo deciderà i destini suoi e del calcio italiano.

Troppe variabili e troppa sfortuna nei mesi dopo l'ubriacatura dell'Europeo vinto a Wembley. Certo, se Jorginho avesse segnato almeno uno dei due rigori contro la Svizzera... Se Belotti e Immobile non fossero stati fuori combattimento al pari di Verratti, Pellegrini, Zaniolo, Chiellini a altri ancora... Se Barella si fosse presentato in condizioni esplosive al match decisivo dell'Olimpico... Se Chiesa non si fosse rotto il ginocchio e Insigne non avesse avuto da pensare più alla fine della sua storia con il Napoli che ad altro... Insomma, troppi se e forse per non correre il rischio di chiamare tutti i chiamabili e dare un'occhiata, ora che il tempo sta scadendo e l'ora della verità si avvicina.

Balotelli si allena da solo su un campo di Castel MellaAnsa

E' un segnale di disperazione? No, ma ci assomiglia molto. E del resto il ct di una nazionale che può pescare da un bacino di non più di una quarantina di calciatori titolari nelle rispettive squadre, molti senza vetrina sulle coppe europee, avrebbe pure tutte le ragioni per essere un filino disperato. Anche perché l'autunno dei pareggi e delle occasioni sprecate ha lasciato in eredità un doppio spareggio in cui - bisogna essere onesti fino in fondo - andare al Mondiale sarà un'impresa e l'Italia, seppure campione d'Europa in carica, non è favorita.

Quindi ecco arrivare a Mario Balotelli e ai suoi 31 anni e mezzo di talento bruciato. Nessuno come Mancini ne conosce le pieghe del carattere e nessuno come il ct sa quanto male ci si possa fare a inseguire la redenzione mai arrivata. Non è da escludere che la chiamata dalla Turchia a Coverciano sia solo una sorta di atto dovuto, un togliersi il pensiero per non avere nulla da rimpiangere a marzo. Balotelli giura di avere voglia di vestire d'azzurro e di essere disponibile a tutto, ma non è la prima volta che il copione viene recitato e il finale è stato all'altezza solo in occasione dell'Europeo del 2012. Una vita fa.

Bisogna fare un atto di fede nel tecnico che ci ha portati a Wembley per non dichiarare un errore in partenza il ritorno dell'ex Super Mario a Coverciano. Fidarsi e basta. Il ct evidentemente è consapevole di avere bisogno di qualcosa di diverso rispetto all'Europeo, soprattutto in attacco dove non abbondano né uomini né talento. Non si spiega altrimenti anche la chiamata di Joao Pedro, anni 30 a marzo. La necessità è emersa prepotente contro Bulgaria, Svizzera e Irlanda del Nord e il tempo per alzare le spalle e far finita di nulla è terminato. Le chance che il numero '9' contro la Macedonia del Nord a Palermo, prima tappa del nostro calvario mondiale, sia proprio Balotelli sono basse, ma non percorrere anche questa, insieme a tutte le altre strade, è un lusso che non ci possiamo permettere.

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