Andrea Agnelli (Ansa - Epa)
Calcio

Agnelli a tutto campo: «La Juve, Sarri, Guardiola e la Champions»

Ospite a "Tutti Convocati" su Radio 24 il Presidente della Juventus ha parlato a ruota libera, anche di Guardiola

Andrea Agnelli e la Juventus che verrà, partendo dalla sfida con il Lione che segna il punto d'inizio della fase decisiva della stagione. Quella che porta a Istanbul e alla finale della Champions League, il Sacro Graal bianconero nell'Anno Due dell'era Ronaldo. Il numero uno juventino ha deciso di parlare ed esporsi in una lunga intervista alla trasmissione radiofonica Tutti Convocati su Radio 24, dedicata non solo alla stretta attualità ma anche al bilancio e alla programmazione di un passaggio storico in cui il club cerca di consolidare la sua dimensione internazionale sia in campo che a livello economico.

SARRI, NESSUN RIMPIANTO

Il punto di partenza di tutto è la scelta di Maurizio Sarri, fatta non per inseguire un'ambizione estetica ma per cercare di arrivare alla vittoria percorrendo un'altra strada: «Noi volevamo Sarri e abbiamo preso Sarri – ha spiegato Agnelli -. Abbiamo optato per un cambio della guida tecnica e individuato un tecnico come Sarri». Deluso dal gioco della squadra nel primo semestre della stagione? «Ha dichiarato quando è stato presentato di voler avere un impatto fino ai 70 metri perché poi ci sono gli interpreti e credo stia facendo proprio quello». Dunque no, anche se le critiche ci sono e non soltanto dall'esterno. Anzi. Il bilancio nelle stanze della Continassa è, però, positivo: «Primo semestre ottimo ma la mia abitudine è valutare una stagione. Pensare di voler vincere tutti gli anni a febbraio è sciocco, si vince a maggio e arrivare primi adesso è un ottimo punto di partenza».

GUARDIOLA

Lo scudo presidenziale su Sarri si apre anche nella sottolineatura sulla suggestione Guardiola. Cercato in passato? «Sarebbe un'eresia dire che nessuno pensi a lui, però in questo momento della sua vita è estremamente felice dove è, al di là delle contingenze». In futuro? «Siamo molto contenti di Sarri e l'impostazione è di tre anni. La forza di un'idea è nella prosecuzione nel tempo, la priorità è proprio questa». Tre anni come il ciclo di Paratici, che non è sotto esame e che è un "grandissimo dirigente" con il peso in più, rispetto al passato, di essere ora sotto i riflettori e responsabile di ogni cosa che fa. Respinta la suggestione di Pep Guardiola e lasciata in sospeso quella di Messi che a giugno si potrebbe liberare a zero ma che, parlando sul filo delle considerazioni filosofiche, farebbe bene in generale al calcio italiano se arrivasse in un'altra big e non necessariamente alla Juventus.

CONTE E IL MERCATO

In questa ottica c'è anche la rivisitazione dei rapporti con gli ex tecnici bianconeri, che molti tifosi rimpiangono per le rispettive caratteristiche. Conte? «E' una bandiera juventina, il rapporto con lui è cordiale e disteso. Lui è la Juventus». «Allegri? Ci siamo visti la scorsa settimana per un caffè, l'amicizia e la stima sono rimaste intatte. Le valutazioni sono state diverse». E sulle suggestioni di mercato, sui nomi accostati e non arrivati, sulle critiche a un'estate in cui si venduto troppo poco per poter comprare quello che serviva a Sarri, altro catenaccio: «Ci accostano tutti i migliori giocatori del mondo. Paratici poi ne sceglie 25, ma se guarda alle speculazioni noi dovremmo acquistare circa 50-60 giocatori all'anno». Vale per Lukaku, Icardi, Haaland e Pogba.

Il disegno di Andrea Agnelli porta a Istanbul come obiettivo di medio percorso (la fine di questa stagione) e a mettere stabilmente la Juventus nell'elite del calcio europeo. L'aumento di capitale da 300 milioni di euro è la benzina per seguire la strada maestra: «Sapevamo che fosse un anno di trasformazione, per incrementare ricavi e rafforzare patrimonialmente la società. Sapevamo sarebbe stato un anno di transizione». Che non significa rinunciare al motto di casa, al vincere che non è importante ma l'unica cosa che conta. Che non è né allegriano né sarrista ma semplicemente juventino.

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