Brasile 2014, in Cina è febbre da mondiali
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Brasile 2014, in Cina è febbre da mondiali
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Brasile 2014, in Cina è febbre da mondiali

Certificati medici falsi per rimanere a casa a dormire dopo le partite, e una mega scuola dove far crescere una "vera" nazionale

Anche se la Repubblica popolare cinese si è qualificata solo una volta per i Mondiali di calcio (nel 2002, e la nazionale orientale fu eliminata comunque al primo turno senza riuscire a segnare nemmeno un gol), in Cina è letteralmente scoppiata la febbre da Brasile 2014.

In questi giorni, infatti, migliaia di cinesi stanno facendo incetta di certificati medici (falsi) su tutti i siti di e-commerce che li distribuiscono. Quelli che coprono le partite dei gironi di qualificazione costano dai 20 agli 80 euro, dai 200 ai 250 (per ora) quelli per ottavi, quarti e semifinali. Niente in cambio della libertà di dormire dopo aver trascorso la notte in un pub con gli amici a sostenere in tempo reale la squadra del cuore impegnata in Brasile.

Pur non essendo direttamente coinvolti nella competizione, ai cinesi parlare del Mondiale piace molto. Per due motivi: anzitutto sono convinti che, come per la scoperta dell'America, l'avvio del Rinascimento, l'invenzione degli spaghetti e della stampa, il contributo di Pechino nell'evoluzione del calcio così come lo conosciamo oggi sia stato determinante. Il calcio moderno sarebbe infatti nato in Cina, non in Europa. Tant'è che persino la Fifa ha ufficialmente riconosciuto Zibo, un paesino del Nordest della Repubblica popolare, come la città natale del calcio, o Cuju, come erano abituati a chiamarlo in queste terre lontane duemila anni fa.

Per rimarcare il contributo cinese allo sviluppo del calcio moderno, Pechino ha recentemente dato il via libera (e l'OK a un finanziamento privato da milioni di dollari) alla costruzione, a Zibo, di un museo che possa spiegare al mondo come i cinesi giocavano a Cuju, una disciplina in cui "si segna infilando in uno dei tre buchi della rete un pallone (di pelle), che non deve mai toccare terra", e come questo gioco si sia progressivamente trasformato nel calcio moderno. 

Infine, per aiutare il paese a mettere in piedi una nazionale che possa tenere alto il nome della Cina nelle competizioni internazionali, permettendogli quindi di dimostrare sul campo che questa grande tradizione partita col Cuju duemila anni fa non è andata perduta, Pechino ha deciso di finanziare la più grande scuola calcio di sempre.

Battezzata Evergrande International Football School, questa mega struttura (costruita in appena dieci mesi!) metterà a disposizione di 2.400 promesse del calcio orientale (che potrebbero diventare diecimila entro la fine dell’anno) niente meno che 50 campi e una maxi piscina in cui allenarsi, uno vero e proprio stadio in cui confrontarsi, un cinema in cui svagarsi (ripercorrendo i momenti chiave delle partite più rilevanti della storia del calcio internazionale), un team di allenatori spagnoli selezionato dai tecnici del Real Madrid, un parco con le riproduzioni dei più grandi calciatori di sempre, chiamati a trasmettere agli aspiranti campioni la forza e la determinazione necessari per superare i momenti più difficili, e una replica formato gigante della Coppa del Mondo, chiarendo sin dal primo giorno che l'unico obiettivo delle nuove leve del calcio cinese dovrà essere quello di portarne l'originale a Pechino il prima possibile.

Del resto, dopo le Olimpiadi la Cina sogna certamente di poter ospitare un giorno anche i Mondiali di calcio, e sarebbe bello riuscire a farlo schierando una nazionale in grado di portare a casa un risultato quanto meno dignitoso. Perché solo così Pechino potrà dimostrare di essere diventata (anche) una superpotenza sportiva.

 

 

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