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Scacco a Boko Haram: la Francia pronta a intervenire?

Per la prima volta gli islamisti nigeriani arretrano lungo le rive del Lago Ciad: l’Eliseo pianifica una possibile azione militare

Boko-haram

Un gruppo di integralisti di Boko Haram – Credits: EPA/STR

Per Lookout news

Se Dio vuole, riusciremo a fermare Boko Haram prima delle elezioni”. In una delle sue ultime dichiarazioni il presidente nigeriano Goodluck Jonathan si è affidato alla fede cristiana nella speranza che da qui al 28 marzo, data scelta per posticipare le elezioni presidenziali e parlamentari inizialmente fissate per il 14 febbraio, il suo esercito riuscirà a fermare l’avanzata delle milizie jihadiste guidate da Abubakar Shekau.

 Più che la provvidenza a Goodluck Jonathan, in corsa per un secondo mandato alla guida del Partito Democratico del Popolo, serviranno però soprattutto più armi, mezzi e uomini di quelli impiegati finora dalla Nigeria e dagli altri Paesi finiti nel mirino della furia degli islamisti, vale a dire Camerun, Niger, Ciad e Benin.

 


 

Dal 7 febbraio, le forze della coalizione africana hanno dispiegato un totale di 8.700 militari. Negli ultimi giorni hanno ripreso il controllo di alcune delle più importanti roccaforti di Boko Haram, spingendosi fino a Monguno, Marte e soprattutto Baga, situata sulle rive del Lago Ciad, teatro a inizio gennaio del massacro di centinaia di civili. In parallelo vittorie sono state ottenute dalle truppe del Ciad (Gamboru e Dikwa, vicino al confine con il Camerun) e del Niger. Nel complesso la campagna militare delle forze africane sta dunque ottenendo i primi risultati, costringendo Boko Haram ad arroccarsi nelle proprie postazioni e ad utilizzare l’effetto sorpresa degli attentati kamikaze per seminare terrore e attirare l’attenzione dei media internazionali. L’ultimo episodio risale a ieri, domenica 22 febbraio. Una ragazzina di soli 7 anni sarebbe stata costretta a farsi esplodere nel nord-est della Nigeria, nella città di Potiskum (7 morti). Si tratta solo dell’ultimo di una serie di attacchi in cui i terroristi islamici hanno utilizzato dei bambini-kamikaze.

Qual è l’obiettivo finale di Boko Haram?
Da quando l’avanzata degli islamisti si è intensificata nel nord-est della Nigeria, negli Stati di Borno, Yobe e Adamawa, si è speculato molto sulle reali intenzioni del leader Abubakar Shekau. Tra le ipotesi circolate maggiormente si è parlato della volontà di Boko Haram di ricostruire i confini del Califfato di Sokoto, fondato nel XIX secolo e scomparso dopo la colonizzazione britannica. Questa intenzione sarebbe stata confermata recentemente anche da tre video pubblicati dall’organizzazione su YouTube a inizio febbraio, nei quali sono state riproposte immagini d’archivio relative ai territori occupati all’epoca dal Califfato.

 Fondato nel 1804 dall’imam Usman Dan Fodio in una regione che oggi corrisponde alla parte settentrionale della Nigeria, il Califfato di Sokoto si estendeva ai confini con il Camerun (a nord) e con il Niger (a sud) spingendosi fino a Dori, nel nord del Burkina Faso. Nella sua avanzata aveva trovato la resistenza della popolazione di etnia Kanuri, la stessa a cui apparterebbe anche Shekaku. Ed è qui che l’ipotesi di un ritorno al Califfato di Sokoto si scontra con un primo ostacolo. Lo stesso Shekaku, nell’agosto del 2014, al momento dell’annuncio della fondazione di un Califfato Islamico in Nigeria, sancita dall’alleanza con il Califfo Al Baghdadi, non ha d’altronde mai fatto esplicito riferimento a quell’eredità.

 Una seconda vita del Califfato di Sokoto inoltre non trova corrispondenze precise dal punto di vista territoriale. Il cuore del Califfato di Sokoto era situato nella parte nord-occidentale della Nigeria, mentre la sfera di influenza di Shekaku è a nord-est in prossimità di Lago Ciad proprio dove si concentrò la resistenza dei Kanuri. Da Gwoza, vicino al confine con il Camerun, Shekau proclamò la nascita del Califfato. E a Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, nacque Boko Haram all’inizio degli anni Duemila.

 

Possibile un intervento della Francia?
Le ultime battute d’arresto degli islamisti lasciano però credere che difficilmente Shekau riuscirà a portare realmente a compimento il suo piano, qualunque esso sia. Le forze africane potrebbero infatti ricevere anche nel breve periodo un sostegno diretto da parte delle forze occidentali. La principale indiziata è la Francia, già in prima linea nella lotta al terrorismo nel Sahel e in Nord Africa, dove coopera con i servizi segreti di Marocco e Algeria per evitare le infiltrazioni di terroristi in Europa.

 

Non è casuale la visita del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, recatosi in Ciad, Camerun e Niger tra il 21 e 22 febbraio. “Non siamo in una guerra che durerà dieci anni - ha affermato da Niamey. "Se le forze saranno finanziate e attrezzate a dovere, sono convinto che sconfiggeremo Boko Haram rapidamente”. Parole che somigliano molto a quelle già pronunciate dai vertici dell’Eliseo nel gennaio del 2013, poco prima dell’avvio di una vasta campagna militare in Mali, dove a due anni dall’inizio delle operazioni la Francia ha messo in sicurezza i suoi interessi economici, lasciando però il Paese in condizioni disastrate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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