La lucida follia di Berlusconi
La lucida follia di Berlusconi
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La lucida follia di Berlusconi

Da 20 anni con le sue mosse spariglia la politica italiana. E lo farà anche adesso alla vigilia della decadenza

Lo presero per folle la sera, che, Lamberto Dini tradì con il ribaltone, e lui con una bella intervista a chi scrive lasciò che Giuliano Ferrara, allora ministro per i rapporti con il Parlamento nonché portavoce del primo governo Berlusconi definisse l’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro «un imbroglione». Ma lo presero ancora di  più per folle quella sera rovente dell’estate 1998 quando fece cadere la Bicamerale di Massimo D’Alema.

Tutti lì a chiedersi: dove va ora Silvio Berlusconi? Tutti lì a elogiare la saggezza di Gianfranco Fini, lui sì, l’unico che tentò fino all’ultimo di fare il vero «inciucio» con Max alle spalle del Cav. Poi, ci fu la Nave Azzurra della traversata del deserto di Berlusconi dall’opposizione al governo di nuovo nel 2001. E il «folle» ricominciò a spaventare tutti.

È così da vent’anni l’uomo dell’azzardo, il leader «incontrastato» di dieci milioni di italiani: uno sparigliatore che fa impazzire tutti gli schemi della vecchia politica. Di cui ha gran rispetto (la forza del berlusconismo era e resta quella di aver riempito il vuoto del pentapartito) ma di cui di fatto salva solo il suo caro e sincero amico Bettino Craxi, lo sparigliatore dall’intelligenza politica laser della Prima Repubblica (ogni volta che gli si nomina lo statista socialista il Cav si commuove). Decaduto come molto probabilmente sarà, tra il 15 e il 18 novembre dopo l’accelerazione verso il voto palese, voluta più dal partito di Repubblica pro Matteo Renzi che dal Pd di Gianni Cuperlo e Massimo D’Alema, Berlusconi si cimenterà comunque in un’altra, stavolta più terribile, traversata nel deserto.

Perché lui c’è e continuerà a esserci. Anche se in certi ambienti del Pd,  non lontani dal Quirinale ormai lo vedono come un «malato che si dibatte inutilmente in un letto». Ma questa è  la vecchia chiave di lettura data sempre sul suo modo di fare politica. La nuova politica. La politica ai tempi del Cav. 

Tutti ora si posizionano per fare «centro», compresi gli scissionisti e l’ormai ex segretario del Pdl Angelino Alfano che sembrano averlo dato già per defunto politicamente. Anche loro, gli scissionisti, sembrano essersi accodati a quell’auspicio della sinistra andato avanti per vent’anni: tanto Berlusconi è finito. È come l’ennesima puntata di una noiosa ormai telenovela il cui esito  è già noto: Cav decaduto o no, sempre Cav sarà. Il Cav sarà processato per la cosiddetta compravendita dei senatori (caso De Gregario) contro Romano Prodi. Ma la più grossa «compravendita» sul piano politico tutti ricordano che ci fu quando l’Udeur e l’Udr di Francesco Cossiga passarono con Massimo D’Alema nel 1998 e mandarono a Palazzo Chigi il primo e forse unico ormai ex comunista, senza elezioni. E pensare, come dicono in tanti nel Pdl, che quello fu un governo nettamente migliorre di quello di Prodi. Ma sempre di un governo fatto grazie ai transfughi, peones diventati ministri e viceministri, si trattò.

«Ora l’Udr-Udeur è rappresentato da Alfano e il presidente emerito Cossiga si rivolterà nella tomba», accusa il lealista, ex ministro Saverio Romano. La storia si ripete. Ma rischia di trasformarsi in farsa. E la politica italiana probabilmente per capire di più quanto le accade dovrebbe smettere di considerare «un folle» l’uomo dell’azzardo, anche se cultore dell’ «Elogio della follia di Erasmo da Rotterdham. Altrimenti, il giorno che gli scissionisti partoriranno l’ennesimo centrino, rischiano di  andare stavolta a Lourdes per farsene una ragione. 

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