Chi si gioca tutto il 30 luglio
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Chi si gioca tutto il 30 luglio

La sentenza della Cassazione per Berlusconi segnerà l'imputato, la politica (soprattutto il Pd) ma anche tutti noi, e le nostre tasche - Tutti i processi a carico di Berlusconi - la sentenza: le previsioni in transatlantico -

Le nostre tasche, il nostro futuro, la durata del governo, sono appesi alla sentenza della Cassazione del prossimo 30 luglio che per la prima volta dopo vent’anni di tentativi da parte di decine di magistrati potrebbe sancire la condanna definitiva di Silvio Berlusconi (si tratta, per la precisione, del processo Mediaset sui diritti tv, nel quale il Cavaliere è stato condannato in secondo grado a 4 anni di reclusione e 5 d’interdizione dai pubblici uffici).

A quel punto i magistrati di Milano dovrebbero solo calcolare la pena da fargli scontare (4 anni meno 3 cancellati dall’indulto, ne resterebbe uno) e per legge consentirgli di scegliere tra gli arresti domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali (si vedrà a quale struttura).

Contemporaneamente, scatterebbe la procedura di decadenza dal mandato di senatore. C’è chi sostiene che sarebbe automatica. Altri, sulla base di precedenti esperienze (vedi Previti) giudicano inevitabile il passaggio parlamentare, con tutte le incognite del caso.

Fin qui la norma, la tecnica, la forma. Ma attenzione: la fine di Berlusconi, annientato dal maglio di magistrati che per anni hanno dimostrato di volere fortissimamente lo scalpo del leader del centrodestra, non sarebbe accolta senza (fallo di) reazione dall’apparato del Pdl e dallo stesso popolo di oltre 9 milioni di elettori che hanno votato il Cavaliere.

Stiamo parlando di un uomo che è stato per tre volte presidente del Consiglio, ha presieduto tre G8 (unico al mondo, perfino Kohl e Mitterrand ne hanno presieduti “solo” due) e che si trova oggi a capo di un partito in crescita nei sondaggi (oltre il 28 per cento). Stiamo parlando di quello che da vent’anni è il leader incontrastato dei moderati, prima con Forza Italia, poi con il Polo, la Casa e il Popolo della Libertà. Un uomo che ha eliminato uno dopo l’altro concorrenti e avversari: da Fini e Casini a Occhetto, Rutelli, Veltroni e Bersani.

La domanda è: Berlusconi è vittima di una persecuzione giudiziaria? Il numero di processi a cui è stato sottoposto, l’accanimento giudiziario che sarebbe ipocrita non riconoscere costituiscono un’emergenza democratica? Un fatto eversivo? Una frattura della democrazia? Se così fosse, l’assetto democratico di questo paese già duramente provato dalla crisi risulterebbe più fragile. Sarebbero in pericolo governo, coesione sociale e democratica, la ripresa economica.

Nel Pd vi sarebbero se possibile più problemi che nel Pdl. Berlusconi sa che personalmente non gli conviene rompere ma apparire vittima. Un perseguitato. Un eroe del centrodestra, messo al muro e annientato dal plotone d’esecuzione di toghe rosse.

I problemi scoppierebbero nel Pd, che già ora traballa nella sua controversa adesione a un’alleanza (di “servizio al Paese”) con gli odiati nemici berlusconiani. Il Pd a fatica riuscirebbe a sostenere l’urto dei critici interni e dei cugini della sinistra all’opposizione (Sel e Grillo). Si andrebbe al voto nelle condizioni peggiori. Senza una valida legge elettorale, in un clima di contrapposizione durissima, con un popolo di centrodestra in cerca di rivalsa e un popolo del centrosinistra dilaniato da conflitti intestini.

A rimetterci sarebbero alla fine tutti coloro (famiglie, giovani, imprese) che ogni giorno lottano per sopravvivere. Cosa potrebbe mai succedere, è un immenso punto interrogativo. Al lotto del rinvio, della conferma della condanna o dell’annullamento con rinvio ad altra Corte d’Appello, l’Italia si gioca tutto. E già questo è folle.  

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