La battaglia di Berlusconi
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La battaglia di Berlusconi

Solo Casini ("rinviamo il voto") ha accolto l'appello del leader di Forza Italia. Il Pd respinge ogni apertura - La cronaca - Il sondaggio  - La lettera ai senatori - Le carte di Berlusconi

Il leader che si batte come un leone contro la “damnatio memoriae” sulla sua storia di “italiano esemplare che ha sempre pagato le tasse, di imprenditore e di politico (tre volte premier, presidente di un G7 e un G8, il leder  votato da quasi dieci milioni di italiani ndr) riesce a sorridere solo verso le 6 di sera.

Quando, terminata la sua forse ultima conferenza stampa da senatore, esce dalla sede di Forza Italia in piazza S. Lorenzo in Lucina. Gli occhi gli si illuminano di fronte a un gruppo di sostenitori che lo incoraggiano. Poi, di corsa al Senato, dove viene eletto capogruppo Paolo Romani, con vice vicario Annamaria Bernini. Ma dove soprattutto  “il plotone d’esecuzione è già pronto”, come ha denunciato in un’intervista a Panorama, it, la senatrice Pdl, Elisabetta Alberti Casellati.

All’appello di Silvio Berlusconi ai senatori del Pd e dei Cinquestelle a rinviare il voto sulla sua decadenza, in attesa delle testimonianze chiave venute dagli Usa e di carte che arriveranno da Hong Kong e dall’Irlanda, documenti sulla base dei quali verrà chiesta la revisione del processo Mediaset, i destinatari rispondono picche.

A Berlusconi che chiede “rispetto” per l’avversario politico, per lo stato di diritto, in modo tale da non  aver “la macchia di una grave colpa di fronte ai vostri figli e al paese”, il Pd replica con il capogruppo alla Camera Roberto Speranza: “Più caiamano che uomo di Stato”. I Cinquestelle stranamente più moderati: “Una provocazione”. Tant’è che Deborh Bergamini, deputata  e nuova responsabile della Comunicazione di Fi replica a muso duro a Speranza: “Questo è  livore, non politica”.

Il punto è che il Pd vuole il voto sulla decadenza mercoledì 27. A tutti i costi. Il capogruppo al Senato Luigi Zanda non sente ragioni: quel giorno si voterà. A costo di strozzare il dibattito sulla legge di Stabilità. Domani, 26 novembre, la data certa la fisserà la conferenza dei capigruppo. Ma è già prevedibile che per accelerare sulla Finanziaria, visto l’ostruzionismo in commissione di Forza Italia, si metterà la fiducia. E così il dibattito sulla decadenza, secondo le ultime previsioni inizierebbe nel pomeriggio del 27 e il voto a quel punto ci sarebbe in nottata. Ma è ancora tutto da vedere.

Perché a tentare di sparigliare i giochi è sceso in campo il fuoriclasse dei tanti  centristi -“centrini”,  che si agitano, per cercare di raccogliere prima del tempo, l’eredità politica di Berlusconi.

Pier Ferdinando Casini ha chiesto di rinviare il voto dopo la decisione della Cassazione sulla richiesta della Corte d’Appello di Milano di tre anni di interdizione per il Cavaliere. Sandro Bondi, berlusconiano doc, l’ha subito ritenuta un’opportunità. La lealista Stefania Prestigiacomo una posizione insidiosa, di chi “non vuole mettere la faccia sulla decadenza”.

Fatto sta che la mossa di Casini ha agitato quel che resta di Scelta Civica (al Senato 8 sono rimasti con Mario Monti e 12 con Mario Mauro e lo stesso Casini”). In ogni caso non ci sarebbero i numeri per evitare la decadenza. 

Ma non c’è dubbio che “Pierferdy” ha spiazzato con la sua mossa lo stesso Angelino Alfano, capo del Nuovo Centrodestra. Alfano era giù stato destinatario di una bella frecciata di Berlusconi durante la conferenza stampa: “Io non mollo anche perché secondo i sondaggi di Euromedia Forza Italia è sopra il 20 per cento e il Nuovo Centrodestra al 3,9 per cento” “. Come dire: se non ci sono io, non sono certo loro con quei numeri in grado di  battere la sinistra. I dati di Alessandra Ghisleri parlano chiaro: quel 20 per centro è la montagna sulla quale siedono  i cespugli (preziosi) dell’Ndc, della Lega e dei Fratelli d’Italia. Montagna e preziosi cespugli insieme   superano allo stato attuale di un paio di punti il centrosinistra.

Un centrosinistra che già sente aria di elezioni. Lo dice chiaramente il senatore pd Stefano Esposito a Panorama.it: “Io voterò per la decadenza, ma tutto questo fremito in giro e soprattutto questo agitarsi al centro di “Pierfurby”, che ha riaperto i giochi per cercare di prendersi la leadership del centrodestra,  e degli altri, mi fa sentire puzza di elezioni anticipare.  Qui si rischia di andare a votare e con il Porcellum”.

Cosa che mai e poi mai vorrebbe Giorgio Napolitano, anche perché sull’attuale legge elettorale pende il verdetto della Consulta previsto per i primi di dicembre. Ma tra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi è sceso ormai il grande freddo. Lo rivoterebbe come Presidente della Repubblica? Berlusconi: “Non faccio nessuna valutazione” risponde gelido il Cavaliere, che esclude patti  con Napolitano quando il presidente venne eletto al secondo mandato. Non replica il Colle. E il grande freddo scende anche su quel governo di larghe intese, nato con l’obiettivo minino della legittimazione reciproca e quello massimo della pacificazione. Quel governo di Enrico Letta e Angelino Alfano  che ora rischia di saltare sopra la mina della decadenza di colui che ne è ancora il secondo potente azionista. Berlusconi, nella tarda sera, al termine della riunione avrebbe detto ain suoi senatori: “A queste condizioni al 99 per cento si va all’opposizione”. Resta l’incognita se lui parlerà al  Senato il giorno del voto. Probabilmente lui alla “ghigliottina”, come l’hanno definita i suoi si sottrarrà. Così gli avrebbero consigliato i parlamentari più vicini. Ma Berlusconi è Berlusconi e solo lui all’ultimo deciderà.

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