L’handicap di Forza Italia
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L’handicap di Forza Italia
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L’handicap di Forza Italia

Il Cav, uscito vittorioso dall’incontro con Renzi, ora ha un altro problema: come ringiovanire i ranghi del partito. E trovare facce nuove e spendibili - Il ritratto di Giovanni Toti

Fra tanti aspetti positivi dell’incontro con Matteo Renzi nella sede del Pd, c’è un particolare che ha lasciato un po’ di amaro in bocca a Silvio Berlusconi: in quel colloquio il Cav si è trovato di fronte due quarantenni, mentre lui e il fido Gianni Letta mettevano insieme un secolo e mezzo. Ora, passi per lui, che come fondatore del centrodestra e come perseguitato del regime giudiziario che governa il Bel Paese, è diventato un simbolo, un’icona senza tempo; ma il resto delle persone che ha intorno sono più o meno le stesse da un ventennio. «Se non offriamo facce nuove alla gente, se non diamo un’idea di rinnovamento» è il suo leitmotiv da qualche tempo «non andiamo da nessuna parte».

Solo che questo desiderio teorizzato quotidianamente (dall’armamentario dei club e dell’esercito di Silvio all’apertura ai giovani dichiarata ai quattro venti), alla prova dei fatti è irto di difficoltà. I nomi, infatti, gira che ti rigira, non cambiano: tra ministri che diventano capigruppo o coordinatori regionali del partito e cenacoli cui partecipano sempre le stesse facce, l’immagine è quella immutabile della corte imperiale cinese che si legge sui libri di storia. Nulla cambia: né in nome del salto generazionale; né in nome della linea politica come avviene in tutti i partiti, visto che il passaggio all’opposizione al governo è stato gestito paradossalmente da molti dei fautori del restare in maggioranza. Insomma, il cursus honorum di Forza Italia si è trasformato in un circolo vizioso, dove i nomi nuovi vengono triturati per garantire ai soliti di perpetuarsi nel ruolo di sempre. «In due mesi che ho vissuto dentro Forza Italia» osserva con una punta di ironia Giovanni Toti (il ritratto) , sempre in procinto di assumere un ruolo di primo piano «sono invecchiato di 10 anni».

Questo crea limiti che si stanno trasformando in handicap: dentro il partito sono poche le facce nuove che riescono a crescere e, per farlo, debbono accettare i vecchi rituali che garantiscono i vecchi; meccanismi che emarginano i nuovi innesti e soprattutto diminuiscono l’appeal che il centrodestra può esercitare verso i grandi nomi dell’imprenditoria italiana. Tramontato Alessandro Benetton, ora il pallino del Cav è Alfio Marchini. Silvio lo avrebbe voluto come candidato al Comune di Roma e ora l’ha inserito nella rosa di chi potrebbe correre a Palazzo Chigi: «Sa di che parla e piace alla gente». Tutti desideri che resteranno sulla carta se il Cav non riuscirà a superare l’handicap partito. Un handicap che ne condiziona pure la linea. Dopo aver per mesi caldeggiato l’ipotesi delle elezioni in primavera, l’ex premier si è fatto più prudente. «Visto che Renzi di questi tempi è in gran spolvero col suo giovanilismo» ha detto il Cav a un interlocutore «forse sarebbe meglio votare fra un anno». Solo che in un anno può succedere di tutto (questioni giudiziarie incluse) e Berlusconi potrebbe ritrovarsi anche peggio di ora. Tutta colpa dell’handicap.

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