La nuova traversata del deserto del Cav
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La nuova traversata del deserto del Cav
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La nuova traversata del deserto del Cav

La guerra intestina del partito e la strategia di Berlusconi per risalire la china. La nota del Cavaliere

 

Uomo dell’azzardo sì, sparigliatore degli schemi del "teatrino della  politica", ma sempre uomo di Stato, anzi di quello che dovrebbe  essere il nuovo Stato ( con meno spesa pubblica, crescita, meno tasse  e  manette), Silvio Berlusconi non la dà vinta ai suoi detrattori, esterni e interni. Richiama all’ordine, il Cav, con una nota, nella tarda sera di martedì  5 novembre tutti, in nome dell’unità. Dall’ex segretario Angelino Alfano che nella notte avrebbe dovuto tenere una riunione delle cosiddette colombe, per dire sì, come lui avrebbe già fatto con il premier Enrico Letta alla legge di Stabilità, Berlusconi o non Berlusconi. E richiama all’ordine, l’uomo dello Stato-nuovo Stato,  anche il leader dei lealisti Raffaele Fitto, che, tra una sudata e l’altra ( la peggiore gliela provocò il “mastino” Lucia Annunziata domenica 3 novembre) nel pomeriggio del 5 novembre si presenta davanti alle telecamere e dice, ormai vittima di una overdose da esposizione mediatica, in sostanza che ci potrebbe essere crisi di governo se il Cav decadrà e la legge di Stabilità aumenterà la pressione fiscale.

In serata, alle 20,10 arriva la nota del Presidente Berlusconi. Nonostante sia ormai accerchiato da un calendario parlamentare che sembra costruito ad arte per fargli saltare i nervi ( Stabilità al Senato approvata entro il 22 novembre, verdetto in aula sulla decadenza  calendarizzato per il 27 novembre), l’ex premier, tre volte tre presidente del Consiglio, invita le sue interne fazioni a stare calme e ad attenersi disciplinatamente a ogni sua decisione. 

E’ chiaro che se Berlusconi non staccherà la spina sulla Stabilità e poi una settimana dopo decadrà apparirà come lo sconfitto. E per sempre. Ma l’uomo dell’azzardo, uomo di Stato, anzi del nuovo Stato, raccomanda ai suoi unità. E quindi  che si procederà step by step. Niente opposte tifoserie. Narrano i maligni che Fitto avrebbe digerito di traverso la riunione dell’altra notte ad Arcore tra Berlusconi e Alfano, non ancora in procinto di divorzio. E Fitto, venendo meno al suo aplomb da ex cavallino di razza  dc (caduto però sotto i colpi del giornalismo all’amatriciana e non all’americana di Annunziata con quella celebre sudata) ieri sbottava in Transatlantico: “Primarie come vuole Alfano? Macchè secondarie”. Ecco, calma, ha ragione il Cav. Ancora una volta.

Del resto, chi se lo sarebbe mai aspettato nel maggio del 1999 appoggiare all’improvviso il presidente Carlo Azeglio Ciampi, nella corsa al Quirinale? Il cappello su Ciampi lo avevano già messo Walter Veltroni e Gianfranco Fini. Ma alla fine arrivò l’uomo dell’azzardo a sparigliare i giochi e a oscurare gli sponsor di Ciampi. Fu l’inizio della sua rimonta dopo il ribaltone del 1995. La rimonta che lo riportò a Palazzo Chigi. Gran consigliere come ora “il dottor” Gianni Letta.

"Io ascolto tutti, do spazio a tutti, poi però decido io e solo io”, confida Berlusconi ai fedelissimi. Anche in questa ennesima traversata del deserto. La più terribile, quella che potrebbe trasformarsi in una vera e propria roulette russa. Né Alfano né Fitto sono obiettivamente al suo livello, il livello di chi, per dire, il giorno della grande marcia antiribaltone del ’96 fino a a far straripare piazza S. Giovanni, il Cav, intercettato da chi scrive, disse “vaff” a Lucia Annunziata, Corriere della sera e Repubblica, per dedicarsi in un una pausa della marcia a officiare un matrimonio e a dare un’intervista a una sconosciuta radio privata. E poi le urla contro Annunziata che lo reclamava a Rai 3 e forse si mise un po’ paura; “ Io non vengo da lei manco morto, lei è solo una agit prop! Si vergogni!”. Profumo Anthaes di Chanel, Cav pur urlando, non sudava proprio. Gli aspiranti delfini duellanti, meditino.

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