Quali limiti avrà il condannato Berlusconi?
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Quali limiti avrà il condannato Berlusconi?
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Quali limiti avrà il condannato Berlusconi?

L'affidamento ai servizi sociali pare scontato. Ma quanto durerà la pena? Che cosa potrà fare l'ex premier? E che cosa gli sarà precluso?

Meno due, meno uno... Ci siamo. Giovedì 10 aprile il Tribunale di sorveglianza di Milano deciderà quale tipo di pena dovrà scontare Silvio Berlusconi. Meglio: inizierà la camera di consiglio che deciderà sulla sua richiesta di affidamento ai servizi sociali. L'ex premier deve infatti scontare la pena inflittagli il 1° agosto 2013 dalla Cassazione per frode fiscale: 4 anni di carcere, 3 dei quali coperti da indulto. Quindi gli restano 12 mesi da scontare.

Vediamo che cosa potrebbe accadere in concreto. Berlusconi ha quasi 78 anni, quindi la reclusione in un carcere è quasi sicuramente da escludere. È improbabile anche la misura afflittiva degli arresti domiciliari. La condanna che l'ex premier deve espiare è la prima della sua vita, ed è anche di entità piuttosto modesta.

Avendone fatto richiesta, è estremamente probabile che a Berlusconi venga concesso di scontare i 12 mesi di pena con l'affidamento in prova ai servizi sociali. L'affidamento, infatti, è possibile quando il condannato «ha tenuto un comportamento che preluda alla sua rieducazione».

Se «affidato», in base ai benefici previsti dalle norme vigenti, Berlusconi avrebbe un altro indiretto vantaggio: perché la pena dovrebbe automaticamente ridursi a 9 mesi. Se affidato ai servizi sociali, inoltre, Berlusconi non dovrebbe subire limiti particolarmente vessatori alla sua libertà di movimento: certo, non potrà espatriare, né frequentare pregiudicati, ma da semplice affidato ai servizi sociali dovrebbe poter incontrare chiunque.

Tutto questo, però, non vuol dire che il fondatore e leader di Forza Italia possa svolgere liberamente una campagna elettorale, per esempio quella delle prossime elezioni europee. Tutto, infatti, dipenderà dalle prescrizioni che gli verranno imposte dal Tribunale di sorveglianza, ma se non avrà l'obbligo di rimanere nella regione di residenza (all'interno della quale, tuttavia, dovrebbe potersi muovere liberamente) potrà fare campagna elettorale in tutta Italia. Questo nel rispetto degli orari di uscita e di rientro, sempre se previsti, e dovrebbe comunque poter registrare videomessaggi, senza alcuna limitazione.

Berlusconi dovrà invece presentarsi a ogni colloqui richiesto dai funzionari dei servizi sociali. Costoro devono controllare la condotta dell'affidato e ne riferiscono periodicamente al magistrato di sorveglianza. Se non intervengono fattori che impongano la revoca del beneficio, per esempio la violazione delle prescrizioni o una nuova condanna passata in giudicato, l'esito positivo del periodo di prova «estingue la pena detentiva e ogni altro effetto penale». Da questo punto di vista, Berlusconi non dovrebbe correre rischi. È vero che ha alcuni processi in corso: quello per il «Rubygate» per esempio. Ma è impensabile che una sentenza definitiva arrivi nei prossimi 9 mesi

Sui giornali si è letto negli ultimi tempi che per ottenere l'affidamento ai servizi sociali sia necessaria l’ammissione della colpa da parte del condannato e che sia necessaria anche la manifestazione di un suo pentimento. Niente di vero. Queste prescrizioni vessatorie, che sarebbero anche insensatamente ipocrite, per fortuna non esistono affatto nel nostro ordinamento,se non nella mente dei più «talebani» fra i giustizialisti.

Del resto l’ex premier, attraverso i suoi avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, non ha proposto ai giudici un’attività che, in qualche modo, manifesti la sua intenzione di «compensare» la società con un risarcimento per il reato commesso. Al contrario, Berlusconi si è sempre proclamato innocente, continua a dirsi vittima di una giustizia «politica», e considera la condanna un «golpe» per allontanarlo dalla scena politica.

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