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ANSA / MATTEO BAZZI
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Berlusconi compie 80 anni ma l'erede politico... non serve

In molti si chiedono chi prenderà il suo posto. Ma lui, oggi, è ancora l'unico a tenere in piedi il centrodestra. E a guardare al futuro

Oggi Silvio Berlusconi compie 80 anni. L’incredibile parabola della vita del ragazzo che cominciò cantando sulle navi da crociera (ma sembra che questa sia una leggenda metropolitana) e che ha vinto tutto, nell’impresa, nello sport, in politica, raggiunge una tappa in qualche modo emblematica.

Alla sua età, De Gaulle aveva appena sconfitto i contestatori del maggio francese, ma perdette il referendum che lo indusse alle dimissioni da Presidente della Repubblica francese; Churchill era ancora saldamente Primo Ministro britannico e stava dotando la Gran Bretagna di un proprio arsenale nucleare; Silvio Berlusconi invece sta ad Arcore a completare la convalescenza dopo l’intervento chirurgico al cuore dal quale si è ripreso oltre le più ottimistiche previsioni.

Ma attenzione, Arcore non è Chartwell, dove Sir Winston si rifugiò a dipingere una volta lasciato definitivamente il numero 10 di Downing street, né Colombey-les-Deux-Églises, dove il generale si ritirò a scrivere le sue memorie, quando si rassegnò filosoficamente al fatto che non fosse “possibile  governare un paese come la Francia che ha duecentoquarantasei varietà differenti di formaggio”.

No, Arcore è da sempre un ufficio, prima che una casa. Un ufficio nel quale sono nate le grandi intuizioni politiche di Berlusconi. Lì si tenevano le prime riservatissime riunioni sul progetto del nuovo partito, lì sua madre – dopo aver tentato di dissuaderlo per un intera serata – lo convinse a “fare quello che sentiva il dovere di fare” (cioè scendere in campo), lì fu registrato il celebre videomessaggio “L’Italia è il paese che amo” nel quale si annunciava la nascita di Forza Italia e con essa della seconda repubblica.

Lì maturarono le scelte più importanti, come il celebre “Predellino”, geniale intuizione politica per rendere la democrazia italiana più moderna e più europea, iniziativa fallita - nonostante il grande consenso elettorale -per l’inadeguatezza di parte delle classi dirigenti, ma che fu sul punto di cambiare davvero la storia del nostro paese.

Oggi la villa di Arcore, come l’ufficio romano di via del Plebiscito, le sedi di Forza Italia e le pagine dei giornali sono sommerse di messaggi augurali. Ma insieme agli auguri, sono in tanti ad interrogarsi sul futuro, sull’eredità politica di Berlusconi.

Già, l’eredità. È un patrimonio ricchissimo (persino superiore  all’ingente patrimonio personale), sul quale molti vorrebbero mettere le mani. Il problema è che Berlusconi è vivo e vegeto, politicamente, oltre che dal punto di vista della salute fisica. E di solito da un vivente è difficile ereditare. Se ne sono accorti con rammarico molti di coloro che su quest’eredità hanno fatto affidamento.

I romanzi del secolo scorso erano pieni di storie di giovani scapestrati che sperperavano cifre ingenti contando di ereditare i capitali dell’anziano zio, il quale tuttavia non si decideva mai a morire.

In quanti hanno dilapidato il proprio capitale politico, sperando nell’imminente scomparsa di Berlusconi dalla vita pubblica, e sono rimasti con un pugno di mosche in mano? Ci vengono in mente alcuni nomi fin troppo facili: Alfano, Fitto, Verdini.. ma quanti sono quelli che hanno segretamente coltivato la stessa speranza?

Alcuni si sono davvero sentiti vicini all’obbiettivo quando Berlusconi è stato operato. Nessuno era così cinico, va detto, da sperare in un esito infausto (d’altronde estremamente improbabile) ma molti hanno sperato che fosse l’occasione per Berlusconi di deporre finalmente il bastone di comando nelle mani vogliose di qualche colonnello.

Peccato – per loro - che non sia avvenuto nulla di tutto questo. Per quanto i notisti politici si ostinino ad usare i verbi al passato, parlando del periodo berlusconiano, in verità Berlusconi è ancora lì, tiene ancora saldamente in mano la golden share del centro-destra e al tempo stesso costituisce per Renzi l’unico possibile interlocutore nel terremoto politico che si scatenerebbe in caso di vittoria del No al referendum.

Non soltanto, Berlusconi ha lanciato l’ultima novità del panorama politico italiano, chiamando Stefano Parisi, manager con consenso trasversale, a fare scouting fra i “ceti medi riflessivi” e gli ambienti economici e professionali tradizionalmente allergici all’estremismo e restii all’impegno politico diretto. 


Complice la campagna referendaria, l’impegno di Parisi e la riorganizzazione di Forza Italia procederanno di pari passo, con un obbiettivo comune e una possibile convergenza fra vecchio e nuovo. D’altronde il continuo rinnovamento, si sa, è uno dei segreti dell’uomo di Arcore.

Dunque gli aspiranti eredi si sono dovuti mettere il cuore in pace. E qualcuno, che è stato visto guardare all’eredità con un po’ troppo cupidigia, rischia addirittura di trovarsi diseredato.

Nel frattempo Berlusconi progetta il futuro. Attende con impazienza ma anche con fiducia la sentenza della Corte Europea, dalla quale si aspetta la cancellazione della condanna subita in Italia e della conseguente incandidabilità. 

Noi non sappiamo come andrà a finire: i “suggerimenti” ai giudici di Strasburgo perché rallentino una sentenza politicamente clamorosa sono certamente molto forti. Ma di una cosa si può essere certi: con o senza l’aiuto di Strasburgo, Berlusconi sarà protagonista anche della terza repubblica, qualunque essa sia. 

E se un giorno lontano un’eredità (politica) la lascerà, sarà proprio questa: rinnovarsi sempre per non perdere il contatto con la realtà.

 Buon compleanno anche da noi dell’Inferno, Presidente!

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