Berlusconi ed Alfano: dolcetto o scherzetto?
Berlusconi ed Alfano: dolcetto o scherzetto?
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Berlusconi ed Alfano: dolcetto o scherzetto?

Nella notte di Halloween il Cavaliere riapre la porta al delfino, a condizioni ben precise

Dolcetto o scherzetto, come nella notte di Halloween. E sarà con molta probabilità proprio la notte di Halloween, tra il 31 ottobre e il 1° novembre, a sancire la riapppacificazione o l’inzizio del disgelo  o la rottura defintiva  tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

Il vicepremier e ministro dell’Interno è arrivato a Palazzo Grazioli alle otto di sera, dopo la nota emessa dal Cav al termine di una lunga riunione con i big  lealisti: Raffaele Fitto, Sandro Bondi e il falco più falco Denis Verdini. Si sono alternati anche Maurizio Gasparri e Paolo Romani, i cosiddetti mediatori.

Nella nota Berlusconi invita Alfano, in nome di quell’unità del partito necessaria per  far tornare il centrodestra a vincere nelle urne, a firmare il documento dell’ufficio di presidenza che ha lanciato Forza Italia il 25 ottobre scorso. In realtà suona come un ultimatum ad Alfano, dal momento che gli si ricorda che ormai la stragrande maggioranza dei membri del consiglio nazionale hanno già firmato a favore di Forza Italia. Insomma, stanno con il Cav.

Ad Alfano Berlusconi avrebbe detto chiaro e tondo: noi siamo due terzi, tu solo un terzo. Vince insomma la linea Fitto, avallata dal Cav, che in un’intervista a “La Repubblica” aveva invitato Alfano a votare il documento pro Forza Italia.  

A tarda ora il barometro pendeva verso l’inizio di una riappacificazione. Con Berlusconi che avrebbe proposto ad Alfano di fare il vicepresidente di Fi. Ma certamente il Cav anche se così fosse è difficile che faccia tornare in panchina il “centricampista” Fitto, che gli dette l’assist il 25 ottobre per segnare il goal delal vittoria della prima partita. 

Ma una cosa è certa questo ormai sarebbe l’ultimo tentativo perché se anche rappacificazione sarà con l’ormai ex segretario del Pdl, il Cav intende andare a una rottura con il governo: secondo indiscrezioni, come uomo di Stato, anche se già decaduto, preferirebbe aprire la crisi sulla legge di stabilità se non manterrà soprattutto gli impegni del governo sulla eliminazione dell’Imu.

Se invece rottura con Alfano, sarà il Cav, come faceva capire uscendo da Palazzo Grazioli Paolo Romani, intenderebbe sempre andare verso la rottura, tormnando  all’opposizione e lasciando il drappello di scissionisti a sostenere un governo a quel punto sempre più fragile. Un drappello che però senza Alfano, se  il vicepremier decidesse di tornare alla casa del padre, sarebbe depotenziato moltissimo. Una cosa al momento sembra certa, il Cav intende anticipare il consiglio nazionale al 15 novembre. Perché non vuole arrivare alla sfida finale con gli scissionisti indebolito dalla decadenza da senatore, che probabilmente avverrà dopo la metà di novembre.

Berlusconi preferirebbe che la discussione in aula sulla sua sorte da senatore avvenisse dopo la legge di stabilità. Ma il timore se non la certezza è che la macchina giustizialista della decadenza con voto palese, norma contra personam, nel suo caso andarà avanti nel modo più spedito possibile. Senza però tener conto che la forza propulsiva del berlusconismo non si è ancora affatto esaurita.

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