Quando Barack Obama era contrario ai matrimoni gay
Quando Barack Obama era contrario ai matrimoni gay
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Quando Barack Obama era contrario ai matrimoni gay

Il presidente applaude alla decisione della Corte Suprema, ma quella battaglia è stata sua solo nell'ultimo anno - la mappa delle nozze gay nel mondo -

Il più veloce cambiamento nella storia dei diritti civili in America (come lo ha definito Time) ha avuto nello sprint finale un protagonista che, in realtà, fino a poco tempo prima era un semplice comprimario: Barack Obama

La sua posizione sui matrimoni gay si è "evoluta" (come ha detto lui stesso) nel corso degli ultimi anni ed è diventa di aperto sostegno solo nel 2012, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. Obama è arrivato a quel fatidico sì perché tirato per la giacca dal suo vice Joe Biden e perché convinto dai sondaggi, che indicavano due tendenze: la comunità omosessuale minacciava di abbandonarlo alle urne a causa delle promesse mancate; il paese "reale", quello composto dalle minoranze (in particolare giovani e donne che insieme a quelle etniche - afro americani, latinos - e parte della middle class l'avrebbero eletto) sulla questione era più avanti rispetto ai politici di Washington.

Da buon politico, Barack Obama, sui matrimoni gay, ha seguito l'onda. E per avere consenso, ha mutato posizione a seconda dei sentimenti espressi dalla società americana. Ma, da uomo prudente quale è, ha aspettato di avere il terreno spianato per dare il suo appoggio incondizionato. Per poi, diventare un paladino della causa, ottenuto il secondo mandato presidenziale.

C'è traccia di una sua dichiarazione a favore dei matrimoni gay a un giornale nel 1996, quando era un giovane politico locale. Ma, all'inizio della sua carriera politica a livello nazionale si diceva contrario. Nel 2004, durante la campagna elettorale che lo portò al Senato Federale, proclamò di essere sfavorevole alle nozze tra persone dello stesso sesso. Una posizione di comodo? Quando una giornalista gli fece delle domande sulla questione, lui le chiese di chiudere il registratore: so quello che vuoi, ma non l'avrai - disse Obama

Quattro anni dopo, nella corsa alla Casa Bianca, Obama dice chiaramente di ritenere legittimo solo il matrimonio tra un uomo e una donna, ma aggiunge anche di essere convinto che le coppie di fatto debbano avere dei diritti riconosciuti dalla legge. In pratica, con prudenza, diceva quello che i suoi elettori si aspettavano che dicesse. Un colpo al cerchio e una alla botte.

Comunque sia, in quel  2008, la comunità gay americana lo vota in massa perché il senatore Obama si è mostrato sensibile rispetto alle sue istanze.

Durante i primi anni della presidenza, la questione dei matrimoni omosessuali rimane sottotraccia: Barack Obama è impegnato su altri fronti: la Riforma Sanitaria, l'uscita dall'Iraq e dall'Afghanistan, la crisi economica. Ma l'avvicinarsi dell'appuntamento con le urne, la fa tornare alla ribalta. Gli omosessuali americani sono abbastanza delusi dal presidente. Si aspettavano che facesse di più per i loro diritti. Non che conducesse una battaglia per i matrimoni gay, ma che almeno mettesse il tema in agenda. Molti minacciano di non votarlo, altri non fanno più raccolta fondi, come invece era avvenuto quattro anni prima. C'è il rischio che in novembre gli voltino le spalle.

Gli strateghi della campagna elettorale di Obama dicono che il pericolo è grave. Sarà la somma dei voti delle minoranze e la conquista di stati ritenuti marginali a condurre alla vittoria. Ed è qui che entra in scena Joe Biden. Fine mente politica e oratore spesso esuberante, durante un'intervista nel maggio del 2012, a sorpresa, il vice presidente degli Usa si dice favorevole ai matrimoni gay. Più tardi, racconteranno le cronache, chiederà scusa a Obama per questa sua uscita non concordata. Che rischia di mettere in difficoltà il presidente.

Per Obama si tratta di un problema, ma anche di una opportunità. Se smentisce il suo vice, perde i voti omosessuali; se lo appoggia rischia di vedere dissolversi i consensi che arrivano dal centro. In realtà, Obama stava già valutando di annunciare il suo sì ai gay marriage  in settembre, alla convention democratica a Charlotte. Era propenso a farlo, ma non aveva ancora definitivamente deciso.

L'uscita di Joe Biden gli dà la spinta finale: lo costringe a dichiarare di essere favorevole. In una ormai storica intervista alla Abc, il primo presidente afro americano della storia degli Usa diviene anche il primo presidente a sposare totalmente la causa della comunità omosessuale. Rompere gli indugi, premierà Obama alle urne. O, almeno non lo penalizzerà così tanto da fargli perder il secondo mandato.

Vinta la sfida con Mitt Romney, senza più competizioni elettorali da affrontare, Obama è ora libero di seguire l'onda. E, anzi, di alimentarla. Lo fa nel discorso di giuramento, quando ricorda che ancora molto deve essere fatto per i diritti dei gay, con uscite pubbliche sul tema, con appelli quando il caso approda sul tavolo dei nove giudici della Corte Suprema. Il suo ruolo, in questo caso è molto importante. Fondamentale. Da comprimario, diventa, di fatto, protagonista. Sposa i cambiamenti di costume della società americana, se ne fa interprete. Filo all'epilogo. Che contribuisce a scrivere.

I tempi in cui diceva di ritenere legittimo solo il matrimonio tra un uomo e una donna sono ben lontani. Quattro anni sono un'altra epoca in politica. Ma, dopo la sentenza della Corte Suprema, lo sono ormai anche per la società americana.

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