Obama: il Deportatore in Capo
Barack Obama (Getty Imagines / Brendan Smialowsky)
Obama: il Deportatore in Capo
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Obama: il Deportatore in Capo

La sua amministrazione ha espulso due 2 milioni di immigrati clandestini. Ora, il presidente promette di cambiare pagina. Per non perdere i voti dei Latinos

Rispetto ai suoi predecessori, Barack Obama in aprile batte un record che rischia ora di metterlo in imbarazzo: sarà il presidente con il maggior numero di espulsioni di immigrati clandestini. Arriva a quota due milioni. Alla fine del secondo mandato, secondo i calcoli di previsioni, potrebbero essere tre milioni. Distaccherà così George W. Bush (2 milioni in otto anni). Così sarà, se non cambierà rotta. Ha promesso di farlo. Lo farà veramente?

Cambiamento di linea

Il presidente non è molto contento del record. Per meri motivi di calcolo politico. Finora, per evitare di aprire il fianco agli attacchi dei repubblicani, ha deciso di adottare una linea se non dura, sicuramente non morbida. Questo, se ha evitato gli strali del GOP, alla lunga, però ha provocato molti problemi dall'altra parte, soprattutto con i latinos. Sono loro i più colpiti dalle deportazioni: centinaia di famiglie a cui è impedito il rincongiungimento, decine di altre che vengono spezzate: i figli, nati negli Usa, autorizzati a rimanere, le madri o i padri, rimandati indietro, magari anche dopo anni che vivono negli Stati Uniti.

Scene strazianti si ripetono ogni giorno. Qualche caso fortunato c'è. Subito dopo l'incontro tra Barack Obama e il Papa, Mario Vargas - Lopez è stato liberato dal centro di detenzione della Lousiana dove era stato incarcerato. Sua figlia di 10 anni, Jersey aveva scritto a Francesco, pregandolo di intercedere, chiedendogli di potersi riunire con il genitore. Il suo desiderio è stato esaudito. Le autorità americane hanno smentito che si sia avverato grazie a un intervento del pontefice, ma è probabile il contrario. Mario è tornato dalla sua famiglia a Los Angeles. Per molti altri, invece, il desiderio non si realizzerà mai.

Le proteste aumentano

Barack Obama finora ha cercato di tenere buoni i latinos con la promessa di una riforma dell'immigrazione, una maxi sanatoria per 10 milioni di persone. Non è ancora arrivata, ha sempre ripetuto Obama, per colpa dei repubblicani (che ora, però, stanno pensando seriamente di vararla). Le organizzazioni della comunità latine, stanche di aspettare, hanno iniziato allora a chiedere con sempre maggiore forza a Obama di mitigare la sua politica delle espulsioni. Il presidente ha sempre fatto orecchie di mercante, affermando di non avere i poteri per andare contro la legge, contro l'Illigal Immigration Reform and Immigrant Responsability Act, ma solo il dovere di farla applicare.

Una spiegazione che non ha mai convinto Janet Murguia, la leader del National Council de La Raza, la più grande associazione della comunità latina degli Usa, che ha così "nominato" Obama "Deporter-in-Chief", gioco di parole su Comandante-Deportatore in Capo. E, non è stata l'unica a farlo. Negli ultimi mesi, si sono ripetute le proteste contro il presidente. Di fronte a queste ripetute richieste di cambiamento di linea, la Casa Bianca ha resistito. Anche davanti a clamorose proteste (come quella che potete vedere in questo video), Obama ha negato responsabilità.

 

Tutto questo è durato fino a quando si sono avvicinate le elezioni di Medio Termine del prossimo novembre. Gli immigrati clandestini non votano, ma i loro parenti cittadini americani, invece, si. I latinos hanno minacciato di non appoggiare per i democratici. Obama ha sentito il campanello di allarme e ha capito che due temi potevano avere presa per vincere il prossimo appuntamento con le urne: le diseguaglianze sociali e (appunto) l'immigrazione. Per questo ha voluto a tutti i costi vedere il Papa e ha promesso un cambiamento della sua politica sull'immigrazione, annunciando una forte limitazione delle espulsioni.

Dati falsati

Una promessa elettorale. Sarà poi mantenuta? In attesa di una risposta, andiamo a guardare i numeri di queste deportazioni. Secondo il governo, nell'anno fiscale 2013, il 59% delle espulsioni (217.000 circa) riguardava persone che avevano commesso un reato, mentre l'84% di coloro che non avevano pendenze legali (152.000) è stato allontanato dal territorio americano nei pressi della frontiera. Ma quali sono questi reati? Obama ha sempre detto che le deportazioni riguardavano persone legate alla criminalità e, in particolare, al traffico di droga.

La realtà è ben diversa. Il New York Times ha spiegato con chiarezza che due terzi degli immigrati irregolari 'deportati' da quando Obama e' presidente degli Stati Uniti, infatti, erano senza precedenti penali e coinvolti in reati minori come, ad esempio, violazioni del codice stradale. Coloro che sono stati espulsi perche' coinvolti in crimini gravi si attestano appena attorno al 20% del totale.

Tutti gli altri casi, diverse migliaia sono quelli di studenti o persone che cercano semplicemente di raggiungere e stare vicino alle loro famiglie immigrate, di persone che vivono negli Usa da tempo senza essere in regola. Tra il 1997 e il 2007, sono stati circa 100.000 i genitori di figli nati sul territorio americano allontanati dagli Usa.

Barack Obama, il "Deporter in Chief", marca ora questo nuovo record. Che lo mette in difficoltà.

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