Ballottaggi: le tre "P" amare di Renzi
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Ballottaggi: le tre "P" amare di Renzi
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Ballottaggi: le tre "P" amare di Renzi

Il Pd conquista Pavia ma perde Perugia, Padova e Potenza. A Livorno vittoria dei 5 Stelle. Ecco le lezioni dei ballottaggi - I Risultati

Il centrodestra perde Pavia, dove cade la stella di Alessandro Cattaneo, l’ex sindaco formattore, giovane promessa azzurra. Ma espugna con una vittoria storica Perugia, la capitale dell’Umbria rossa. Per una stella che cade quindi, nasce un nuovo astro nel firmamento azzurro: il giovane avvocato Andrea Romizi, il ragazzo di Forza Italia, ultima generazione, espressione della Perugia colta e borghese che con tenacia, pazienza, sorriso sulla bocca sfonda nel profondo rosso. Manda in frantumi in una calda notte d’inizio estate settant’anni di ininterrotto potere del Pci-Pds-Ds-Pd, nella città che ormai veniva  ricordata più per l’omicidio di Meredith Kercher che per lo scrigno d’arte nel quale è intagliata, che per le eccellenze delle sue due Università.

Il centrodestra perde anche Pescara, ma conquista al Nord est Padova, sostenendo unito Massimo Bitonci, il leghista gentile ma ferreo, sceriffo e gentiluomo che anni fa da sindaco di Cittadella impose agli immigrati come condizione per poter avere la residenza quella di avere un reddito minimo. 

Se le vittorie, come diceva Enrico Cuccia per le azioni, non si contano ma si pesano, da Perugia e da Padova,  vengono due importanti lezioni di cui il centrodestra potrà fare tesoro.

Quella principale è  che solo uniti si può tornare a vincere.

Sia Romizi che Bitonci hanno saputo aggregare attorno a loro tutte le forze della coalizione. Ma questo è stato favorito anche da un loro dato caratteriale: fermezza ma anche gentilezza, tenacia ma anche umiltà,  più attenzione al territorio da conquistare palmo a palmo che alle sterili polemiche interne.. Il trentenne Romizi, finora sconosciuto ai più, sono anni che combatte la sua battaglia d’opposizione al potere rosso da consigliere comunale a Palazzo dei Priori, mai un intervento, un distinguo sulle diatribe interne nazionali. Nelle quali purtroppo è inciampato l’ex sindaco più amato d’Italia Cattaneo.

Del suo recente attacco a freddo e per giunta dalle colonne di  “La Repubblica”, che andò in brodo di giuggiole, a Raffaele Fitto, mister preferenze azzurro, secondo in Italia solo a Simona Bonafè, molti elettori si sono chiesti che ci “azzeccasse” con la sua Pavia.

E lo stesso basso profilo lo ha sempre mantenuto nel Carroccio Bitonci, fino a guadagnarsi l’epietto di “democristianone”,  che in “Padania” non è il massimo. Ma Bitonci, che è anche capogruppo al Senato, negli infuocati giorni del caso Belsito,  mentre Umberto Bossi era sotto attacco interno ed esterno, non ha mai ceduto alle sirene di chi lo tirava per la giacca da una parte e dell’altra. E il suo mantra anche con i giornalisti è stato sempre quello dell’unità “padana”. Tant’è che, come si dice in gergo, non faceva più notizia al punto che non lo intervistava più nessuno.

Bitonci come Romizi ha sempre lavorato a testa bassa, per obiettivi, programmi, cose concrete. Quelle per le quali gli elettori ti votano. E alla fine ti premiano.

Entrambi, Bitonci e Romizi, il leghista e il nuovo forzista,  hanno dato a modo loro una legnata a Matteo Renzi, che si riprenderà pure Bergamo e avrà la maggior parte delle città al ballottaggio, ma subisce una sconfitta che brucia in due centri simbolo: Padova al Nord Est e Perugia nel cuore ora più azzurro e meno rosso d’Italia. Dove il Pd si potrà un po’ consolare per aver riconquistato Orvieto, ma solo per un migliaio di voti, strappandolo all’ex sindaco Toni Concina, il top manager azzurro che interruppe 5 anni fa 60 anni di potere rosso. E salvò Orvieto dal commissariamento.

Il Pd vince, ma Orvieto è spaccata come una mela a metà. Un’altra scoppola, e stavolta forse anche più dolorosa, Renzi la prende a Livorno, l’altra roccaforte rossa espugnata stavolta dai Cinquestelle. Non è una nottata di trionfo questa a Largo del Nazareno. Alle elezioni europee in quel 40 e rotti per cento, c’era evidentemente più una vittoria del premier contro lo spauracchio di Beppe Grillo che una vera vittoria del Pd. Un Pd, che come la lezione dei ballottaggi dimostra, ora per Renzi è tutto da ricostruire.

La stessa lezione vale per Forza Italia  e per tutto il centrodestra, che però ora possono rialzare la testa, forti delle due “P”: Perugia a trazione azzurra; Padova a trazione verde padano. Alle quali va aggiunta (la) Potenza, conquistata dal centrodestra, della terza “P”.  

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