Arfio 2.0  - Lo stile al servizio del web
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Arfio 2.0 - Lo stile al servizio del web

Lettera aperta al medico di base: la rubrica satirica della penna più graffiante del web

Caro Ignazio, 

sono giorni e giorni che mi cerchi  e volutamente non ti rispondo. Non per astio, né per tedio, ma perché il mio silenzio è metafora di dissenso. I motivi sono molti. Iniziamo dalla bicicletta. Diciamocelo. Tu in bicicletta non ci sei mai andato e se lo hai fatto è stato un paio di volte. Lo si nota dalla pedalata stanca, senza brio, dallo sguardo sofferente in salita e dalla decisione di dotarti di una bici con pedalata assistita nel giro di ventiquattrore dal tuo insediamento. Il messaggio positivo ai romani lo hai dato: “non prendete i mezzi pubblici che tanto sono proibitivi, sudate di vostro non procuratevi sudore indotto dalla mancanza di aria condizionata sui mezzi”, quindi ora riponi la bici nel box auto della zia e magari prendi i mezzi per arrivare in ufficio, sarebbe una mossa da Che Guevara della Pubblica Amministrazione. Inoltre, ricorda quello che mi hai detto quando sei caduto dalla bici: “Arfio scusa non lo faccio più. Da domani riprendo il triciclo.”

Passiamo poi alla pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Ignazio, ora diciamocelo francamente: Roma non se lo può permettere. A parte il traffico che quello ormai fa parte del panorama, ma questo significherebbe aumentare del 70% (Fonti ISTAT) la circolazione di uomini con sandalo e pedalino bianco nei confini cittadini, le donne vestite formato “Lido di Ostia”, triplicherebbe anche i lanciatori di frisbee in aria, i centurioni fasulli e tutte quelle oscenità che ci rendono più vicini a Disneyland che a Parigi. 

Invece che pedonalizzare, renderei l’area non calpestabile. Una sorta di Museo a cielo aperto, dove la storia possa rimanere preservata dalla poca creanza di noi, uomini contemporanei. 

Una nota dolente ancora la devo registrare sulla questione “brocca d’acqua”. Hai annunciato che negli uffici comunali non ci sarà acqua in bottiglia, ma solo quella del rubinetto. Ti vorrei far notare che non hai fatto nulla di straordinario, visto che non siamo giunti alla tanto invocata parità tra acqua e champagne. I poveri ricchi cittadini della Capitale, che hanno scelto le bollicine d’Oltralpe, ancora non hanno il diritto ad abbeverarsi ai nasoni. Roma non può dirsi una città europea con tutte queste discriminazioni in atto e so che in fondo, in fondo, nel tuo cuore c’è un po’ di sensibilità per questi temi, quindi smarcati dalla lobby del cattivo gusto e proponi finalmente le sedie sdraio alle fermate degli autobus, se ci deve essere attesa che almeno sia rilassante. 

Inoltre, caro Ignazio, è giunto il momento per Roma di brillare nel firmamento dei Premi Nobel, per questo ti chiedo di aderire alla campagna per insignire, tutti gli utenti che ogni giorno prendono i mezzi pubblici a Roma, del Premio Nobel per la pace. Perché i media non lo hanno mai detto ma le proteste globali da Piazza Taskim alla Grecia, passando per i più antichi moti spagnoli di Puerta del Sol, hanno una sola causa scatenante: l’attesa alle fermate dei bus e i viaggi “convoglio della speranza style”  e se a Roma ancora non è successo niente lo si deve alla pazienza dei miei concittadini (ovviamente non tuoi, perché sei di Genova). 

Caro Ignazio, ti saluto e ti ringrazio. Roma ti amo. 

Arfio Marchini.

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