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Angela Merkel: tra Bundestag e Grecia è la vera leader europea

Abile a mediare con la minoranza del suo partito. Più flessibile con Tsipras e in Europa. E meno antipatica agli occhi del popolo

La Germania causa di tutti i (nostri) mali? Tesi banale, troppo facile. Vedo nel centrodestra, ancora, un riflesso condizionato di astio nei confronti di Angela Merkel per il ruolo che la “cancelliera” tedesca avrebbe avuto nel presunto (ma verosimile) complotto che portò nel 2011 alla sostituzione di Berlusconi con Monti e a una nuova stagione, in Italia, di governi imposti dai salotti e non scelti dal popolo.

La Merkel e l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy (quello dell’improvvida guerra a Gheddafi), notoriamente poco simpatetici col Cavaliere, espressero pubblicamente, plasticamente tale l’insofferenza col famoso sorrisino in conferenza stampa a un vertice UE. Quello fu un capitolo nero per l’Europa.

Le indiscrezioni raccolte nei libri di memorie dei protagonisti mondiali di quell’anno, nel continente come in USA, fanno ritenere che l’America di Obama abbia escluso, per consolidata formazione democratica, l’idea di partecipare alla congiura. Ma quell’idea c’era, e non è rimasta sulla carta. Sarkozy è poi caduto (ma sta recuperando). La Merkel, invece, è saldamente in sella e pronta a correre per il quarto mandato. È, oggi, l’unica leader europea riconosciuta, in esercizio.

Intanto si sta aprendo un nuovo capitolo nei rapporti tra Italia e Germania. Un capitolo di cooperazione su temi cruciali come i flussi migratori, ma anche in economia. Da parte della Cancelliera c’è, pare, una maggiore attenzione alle richieste di flessibilità che vengono da Roma. Il merito non è nostro, ma della situazione.

La cartina di tornasole del nuovo corso di Berlino è l’abilità della Merkel nel sostenere posizioni criticate da un terzo del suo partito, soprattutto dall’ala cristiano-bavarese, e tuttavia conservare lo scettro del comando. Il voto al Bundestag, imposto dalla Costituzione tedesca, sul terzo piano di salvataggio della Grecia (il voto è previsto per oggi) spacca il partito di Angela, ma rende meno antipatica la sua immagine.

Come Tsipras, contro l’ala sinistra del suo partito Syriza e l’allora ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, ha fatto concessioni alla Germania e all’Europa pur di ottenere la prosecuzione del Programma, così la Merkel ha usato il proprio ministro dell’Economia, Wolfgangh Schaeuble, come alfiere del rigore teutonico, per poi assumere lei la decisione politica di accogliere l’ultima proposta greca.

Al momento della ratifica, il soccorso del voto socialista e verde nel Bundestag per compensare le defezioni cristiano-democratiche contrarie al patto con Atene è specularmente analogo a quanto successo in Grecia, dove Tsipras ha trovato sponda nell’opposizione per approvare l’ultima proposta europea e dei creditori.

I singoli Parlamenti nazionali europei continuano a avere (e esercitare) un potere di veto sulle decisioni comuni. Tuttavia la Merkel appare un po’ meno tosta, burbera e negativa. In Italia c’è chi non la sopporta, chi ne è rimasto ferito, chi vede nella politica ed economia tedesca degli ultimi anni l’ostacolo principale a una maggiore integrazione e un maggior benessere europei. Ma per criticare la Germania bisognerebbe potere (e sapere) proporre un’idea alternativa di Europa, di sviluppo e di crescita.

Il futuro dell’Italia non si gioca sul Sì o No a Berlino, ma sul Sì o No a un piano autentico ed efficace di riforme, da realizzare subito (a cominciare dal taglio di spesa e tasse). A Roma.

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