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Jim West (Jim West/Alamy)
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Alternativa al carcere: aumenta la "messa in prova" dei condannati

Dal Ministero della Giustizia, una relazione aggiornata al 31 maggio, appena trasmessa al Parlamento, che registra l'incremento

Il ricorso alla messa in prova dei condannati, una misura alternativa al carcere entrata in vigore quattro anni fa, è in costante aumento: nel 2017 è stato applicato a 23.492 casi e nei primi quattro mesi del 2018 a 12.649. È quanto rivela il ministero della Giustizia, in una relazione aggiornata al 31 maggio di quest'anno e appena trasmessa al Parlamento.

"L'aumento dei casi di sospensione del procedimento” si legge nel documento “è particolarmente importante: passa da 511 casi nel 2014 a 9.690 nel 2015, che diventano 19.187 nel 2016 e 23.492 nel 2017. L'incremento dal 2015 al 2017 è pari al 142%".

Violazioni "stradali" in testa

Nei primi quattro mesi del 2018 si è passati da 11.102 a 12.649 casi, il 14% in più. Tra i reati compiuti dagli imputati interessati all'applicazione della messa in prova, i più frequenti riguardano violazioni del codice della strada (8.203 casi). Seguono gli illeciti contro il patrimonio, come furti e rapine (6.396 casi), i reati di droga (5.552 casi) e i delitti contro la persona (2.193 casi).

Tra gli ammessi alla prova, il 71% svolge lavori in strutture o servizi socio-assistenziali alla persona, il 20% nel settore della manutenzione del verde pubblico e dell'ambiente, il 6% in attività di segretariato sociale e il 3% nella Protezione civile. "L'istituto della messa alla prova” sottolinea la relazione ministeriale “sta diventando una misura realmente alternativa al processo e sempre più aderente ai canoni della giustizia riparatrice di stampo europeo".

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