Getty Images
News

Alta velocità e Expo, gli illeciti che hanno portato all'arresto di Incalza

Il potentissimo dirigente dei Lavori Pubblici al centro di una maxi operazione anticorruzione

In carcere il 'potentissimo' ingegnere Incalza

È stato arresato all'alba di questa mattina  dai carabinieri del Ros che hanno bussato alla sua porta con il mandato firmato dalla Procura di Firenze Ettore Incalza. Il potentissimo dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici è uno dei quattro arresti "eccellenti" della maxi operazione dei carabinieri del Ros, coordinata dalla procura di Firenze che ha portato in carcere anche gli imprenditori Stefano Perotti, Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Agli indagati sono stati contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione.

Nel mirino degli investigatori la gestione illecita degli appalti delle principali Grandi opere, in particolare, gli appalti relativi alla Tav e alcuni riguardanti l'Expo.

Le indagini sarebbero iniziate da presunte irregolarità di alcuni appalti per l'Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l'inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell'Alta velocità  e a una lunga serie di appalti relativi all'Expo.

Un "articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori", è stato definito dalla Procura di Firenze.  Nella maxi inchiesta sono state indagate 41 persone ed effettuate oltre 100 perquisizioni.  

Chi è Ettore Incalza

Incalza è stato considerato per decenni l'"uomo delle Infrastrutture". Ha iniziato la sua carriera, 14 anni fa, nel 2001 come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi nel secondo governo Berlusconi, poi negli anni anni successivi ha  continuato il suo lavoro con Antonio Di Pietro durante il governo Prodi.

Poi ancora con il Governo Berlusconi con alla guida Altero Matteoli che lo promosse a capo struttura di missione, con la successiva conferma di Corrado Passera durante il governo Monti.

 Il suo "contributo" è continuato con il Governo Letta e  non si è interrotto con il Governo Renzi. Poi a gennaio scorso, Incalza ha deciso improvvisamente di lasciare il suo incarico ma ha mantenuto comunque un ruolo di superconsulente.

Nella sua carriera, Incalza è stato indagato ben 14 volte, uscendone però sempre indenne. Il suo nome ricorre nelle principali inchieste sulla corruzione nelle grandi opere: da Mose a Expo passando per la “cricca” di Anemone e Balducci

Il sistema corruttivo

Secondo i carabinieri del Ros e della Procura fiorentina, sarebbe proprio Incalza il principale artefice del "sistema corruttivo" legato alle Grandi Opere.

Sarebbe stato Incalza, in particolare, in qualità di "dominus" della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, ad organizzare l'illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati.

Pacella, anche lui in carcere, funzionario del ministero era il suo più stretto collaboratore mentre Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato gravitava nell'ambito del dicastero ed era parte integrante dell'intero sistema.  

Le perquisizioni

Nell'ambito dell'inchiesta i carabinieri del Ros hanno eseguito decine di perquisizioni a casa dei quattro manager arresati e degli oltre 50 indagati ma anche presso gli uffici di diverse società tra cui Rfi e Anas international Enterprise.

Tra i luoghi perquisiti - oltre ad uffici della Rete Ferroviaria Italiana Spa e dell'Anas International Enterprises - anche ambienti della Struttura di Missione presso il Ministero delle Infrastrutture, delle Ferrovie del Sud Est Srl, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell'Autostrada regionale Cispadana Spa e dell'Autorita' portuale Nord Sardegna.

Alcune perquisizioni sono state svolte con il concorso di personale dell'Agenzia delle Entrate per gli accertamenti di competenza in materia fiscale.

L'esecuzione dei provvedimenti ha interessato le province di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia.

In primo piano nell'indagine, i rapporti tra il manager dei lavori pubblici Ercole Incalza e l'imprenditore Stefano Perotti cui sarebbero state affidate nel tempo la progettazione e la direzione dei lavori di diverse grandi opere in ambito autostradale e ferroviario, dietro compenso.  

Ecco come lievitavano gli appalti

Dall'indagine è emerso come l'ingegner Stefano Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto "Palazzo Italia Expo".  Spiegano i magistrati e il Comandante del Ros, il generale Parente.

"Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40 per cento- ha precisato il comandante del Ros, Mario Parente- il totale degli appalti affidati a societa' legate a Perotti è di oltre 25 milioni di euro".

Il "modus operandi criminale" delle persone arrestate nell'inchiesta "Sistema" della procura di Firenze e del Ros è fondato, sottolineano gli investigatori, sui "reciproci rapporti di interesse illecito" tra gli indagati, tutti accusati di concorso in tentata corruzione per induzione, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, turbata liberta' degli incanti, turbata liberta' del procedimento di scelta del contraente e altri reati contro la Pubblica amministrazione.

In particolare, secondo l'accusa, le societa' consortili aggiudicatarie degli appalti delle Grandi Opere sarebbero state indotte da Ercole Incalza - capo della struttura di missione presso il ministero delle Infrastrutture, competente sulle Grandi opere - a conferire all'imprenditore Stefano Perotti, o a professionisti e societa' a lui riconducibili, incarichi di progettazione e direzione di lavori "garantendo di fatto il superamento degli ostacoli burocratico-amministrativi".

Perotti, quale contropartita, avrebbe assicurato l'affidamento di incarichi di consulenza o tecnici a soggetti indicati dallo stesso Incalza peraltro destinatario anch'egli di incarichi "lautamente retribuiti" conferiti dalla Green Field System srl, una societa' affidataria di direzioni lavori.

Ad uno degli altri indagati, Francesco Cavallo, sempre secondo l'accusa, veniva riconosciuto da parte di Perotti, tramite societa' a lui riferibili, una retribuzione mensile di circa 7.000 euro "come compenso per la sua illecita mediazione"

I regali del 'sistema'

Un vestito sartoriale per il ministro Maurizio Lupi e un Rolex da 10mila euro al figlio, in occasione della laurea. Sono alcuni dei regali che gli arrestati avrebbero fatto al ministro delle Infrastrutture e ai suoi familiari. A regalare il vestito al ministro sarebbe stato Franco Cavallo, uno dei quattro arrestati che secondo gli inquirenti aveva uno "stretto legame" con Lupi tanto da dare "favori al ministro e ai suoi familiari".

"Da una telefonata del 22 febbraio 2014 - si legge nell'ordinanza - emerge che Vincenzo Barbato", un sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero, "sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi".

Al figlio Luca, invece, sarebbe stato regalato un orologio. "Va segnalato - scrive il giudice - il regalo fatto dai coniugi Perotti al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: trattasi di un orologio Rolex del valore di 10.350 euro che Stefano Perotti  fa pervenire a Luca Lupi tramite Franco Cavallo".

Intanto il ministro per le infrastrutture, Maurizio Lupi, ha dichiarato la "massima collaborazione del governo all'accertamento delle responsabilita'" nell'ambito dell'inchiesta su alcuni appalti relativi a Tav ed Expo. "Siamo assolutamente convinti - ha detto il ministro - che in questo Paese si debbano realizzare le grandi opere e che debbano essere realizzate in tempi certi, nella maniera piu' trasparente e combattendo qualsiasi fenomeno di corruzione"

Le intercettazioni

"Ercolino...e' lui che decide i nomi...fa il bello e il cattivo tempo ormai la' dentro...o dominus totale". Così un alto dirigente delle Ferrovie dello Stato e consigliere presso il ministero delle Infrastrutture, Giovanni Paolo Gaspari, descrive Ercole Incalza in una telefonata intercettata dal Ros il 25 novembre del 2013.

Al telefono con Gaspari c'è Giulio Burchi, allora presidente di Italferr Spa e indagato nell'inchiesta di Firenze sulle Grandi Opere.

"Come emerge dalle indagini -  riporta l'ordinanza - Incalza dirige con attenzione ogni grande opera, controllandone l'evoluzione in ogni passaggio formale: e' lui che predispone le bozze della legge obiettivo, e' lui che, di anno in anno, individua le grandi opere da finanziare e sceglie quali bloccare e quali mandare avanti, da lui gli appaltatori non possono prescindere".

E senza il suo intervento, dice Gaspari al telefono con Burchi, "al 100% non si muove una foglia...si sempre tutto lui fa...tutto tutto tutto!...ti posso garantire...ho parlato con degli amici.."

Anche parlando del bando di gara per l'incarico di collaborazione temporanea, poi vinto da Incalza, Gaspari sostiene che quel bando "naturalmente si adatta solo ad Ercolino". "Cioe' deve aver fatto il capo della struttura tecnica di missione per 10 anni senno' non puo' concorrere a fare il capo della struttura tecnica...hai capito?". E poi conclude: "vabbe'...non l'hanno capito che la gente si sta scocciando di tutte queste porcate e prima o poi fara' casino".

Gli appalti

A Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm e ritenuto dagli inquirenti "figura centrale dell'indagine", sono stati affidati da diverse societa' incarichi di direzione lavori per la realizzazione di numerose "Grandi Opere", ferroviarie e autostradali.

Tra queste figurano la linea ferroviaria A/V Milano-Verona (tratta Brescia - Verona);

il Nodo TAV di Firenze per il sotto attraversamento della citta'; la tratta ferroviaria A/V Firenze Bologna;

la tratta ferroviaria A/V Genova-Milano Terzo Valico di Giovi; l'autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre; l'autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara;

l'Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia.

Dall'indagine e' emerso anche come Perotti abbia influito illecitamente, secondo l'accusa, sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo 2015;

di realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia, di molatura delle rotaie da parte dalla societa' Ferrovie del Sud Est e sempre di molatura delle rotaie in favore della societa' Speno International a lui riconducibile.

Sempre Perotti ha ottenuto anche, in favore di societa' a lui riconducibili, l'incarico di direttore dei lavori di un appalto Anas relativo a un macro lotto dell'autostrada A3 Salerno Reggio Calabria e il conferimento dell'incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanese

Ti potrebbe piacere anche