Alfano, Stefano Esposito contro i senatori Pd usciti dall'aula
Alfano, Stefano Esposito contro i senatori Pd usciti dall'aula
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Alfano, Stefano Esposito contro i senatori Pd usciti dall'aula

Dopo il voto a Palazzo Madama sale la tensione nel Partito democratico. Mentre Berlusconi apprezza l'intervento del premier Enrico Letta

"Proletari della politica! Per fortuna il presidente Napolitano li ha rimessi in riga. La classe non è acqua. E vedrete che i conigli rapaci renziani alla fine si squaglieranno tutti...". È andata esattamente così, come aveva profetizzato un parlamentare del centrosinistra, nel suo sfogo caustico sotto anonimato contro il caos che il Pd ha scaricato sul caso kazako. Non solo non passa la mozione di sfiducia, dei Cinquestelle e di Sel, nei confronti di Angelino Alfano (solo 13 astenuti e anziché renziani sarebbero quasi tutti leghisti), ma passa sul piano politico la fiducia al governo di larghe intese che il premier Enrico Letta ha di fatto posto nel suo intervento al Senato: "Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo". Plaude Silvio Berlusconi alle parole del premier: "Mi è piaciuto molto". 

Alfano è "soddisfatto" e dall’interno del Pd nei conversari privati giungono ammissioni choc del tipo: "Il governo si è rafforzato e noi ci siamo indeboliti, bel capolavoro!". Perché se il governo ha retto al caso kazako, il caos del Pd continua. A testimoniare lo psicodramma di un partito terremotato da Matteo Renzi e dalle manovre congressuali esplode la rabbia del senatore dalemiano Stefano Esposito, nel transatlantico di Palazzo Madama, a votazione appena avvenuta. Quasi urla: "Ma come? Il capogruppo Pier Luigi Zanda ha tenuto un equilibrio tale sulla vicenda che doveva tenere insieme tutto il gruppo e questi che ti fanno? Escono dall’aula. Basta, questi se ne andassero con Beppe Grillo! Non ci possono più essere abbonati qui dentro al voto in dissenso dal partito”. 

Esposito ce l’ha con Laura Puppato, Walter Tocci (sinistra interna Pd) e Lucrezia Ricchiuti (sembra l’unica renziana alla fine a dissentire), che al momento del voto sono appunto usciti dall’aula. E attacca anche Pippo Civati ritenuto il "capo dei grillini del Pd". Esposito va oltre: "Basta fare i froci con..." (ribadendo quanto aveva detto al quotidiano La Repubblica). I maligni dicono che Puppato, già autrice di un intervento giudicato un po’ contorto in  aula (“Quella parla come stesse a un’assemblea studentesca”, si incavola qualche collega), non sapesse che l’astensione al Senato equivale a un voto contrario. Probabilmente solo malignità, che però danno l’idea del clima rovente di Largo del Nazareno.

Da parte sua, Carlo Giovanardi è caustico: "Zanda si è dovuto arrampicare sugli specchi, ha detto cose pesantissime contro Alfano fino a entrare nel merito di decisioni che spettano a un altro partito quando ha detto che Angelino ha troppi incarichi. E poi? La montagna ha partorito il topolino: Zanda ha chiuso dicendo che sul caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva e di suo figlia bisogna tenere la luce accesa...". 

Daniele Capezzone, responsabile della Commissione Finanze di Montecitorio e dei dipartimenti Pdl: "Ora basta con speculazioni e attacchi contro il governo. Lo stesso Letta ha detto che sul caso kazako, pur gravissimo, c’è chi ha alimentato ad arte le polemiche per dare 'l’immagine dell’Italia come paese irriformabile". Apprezza Augusto Minzolini, senatore Pdl ed ex direttore del Tg1: "Letta ha tirato fuori una grande grinta! Questa è la novità: Il punto è che quando sento Zanda e Letta, mi sembrano persone di due partiti diversi". 

Si è creata nei fatti una dualità non solo tra il premier e Renzi, ma anche tra il premier e gli equilibrismi e tatticismi (vedi la posizione dei dalemiani, che per rintuzzare Renzi avevano chiesto le dimissioni di Alfano) che stanno risucchiando il Pd in una spirale di lotta di potere sempre più incomprensibile agli occhi degli italiani. Il malessere è forte. Come giudica le mosse di Renzi un altro toscano di rango come Vannino Chiti? "Non dico niente, su Renzi ho già dato". E scappa lungo il dedalo di corridoi del Senato. 

Ugo Sposetti, senatore di stretto rito dalemiano, va giù duro: "Se ho capito Renzi ieri sera in Tv? No, ho girato canale. Renzi non ha la struttura...". Ma sembrava non tenesse conto delle parole del capo dello Stato... Sposetti fa un sorriso dei suoi: "Matteo è un bravo ragazzo, sia chiaro io a Matteo voglio bene...". Ma la guerra nel Pd è appena agli inizi. Minzolini, anche da acuto analista politico la vede così: "Oggi Letta ha fatto un salto da leader. Renzi conduce evidentemente una battaglia nel partito per conquistare pezzi di sinistra interna e così ha giocato a schiacciare Letta su Alfano". Alla fine la sfida sarà tra Renzi e Letta? "Sì, la vedo così. E comunque, sarà una sfida tutta tra democristiani. Ma gli ex comunisti che fine hanno fatto?".  

Di sicuro a fronte del caos Pd spiccava nell’aula del Senato l’immagine di compostezza istituzionale da parte del Pdl e di Silvio Berlusconi. Una contrapposizione oggettiva di fatto rimarcata dal capogruppo Renato Schifani, che ha ricordato l’atteggiamento di fiducia di Berlusconi nei confronti della giustizia in attesa della sentenza della Cassazione su Mediaset prevista per il 30 luglio. E il bello è che queste osservazioni le condividono a bassa voce, e sotto rigoroso anonimato, anche alcuni dentro il Pd che del caos e soprattutto "della guerra di potere fine a se stessa senza progetto e identità" non ne possono più: "Non riusciamo più ad attrarre i ceti popolari. Proprio noi!". 

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