Il week end politico: vincitori e vinti
Franco Origlia Getty Images News
Il week end politico: vincitori e vinti
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Il week end politico: vincitori e vinti

La scissione del Pdl, le polemiche nel Pd; chi ci ha guadagnato e chi invece ci ha perso - Il bivio di Alfano - Moriremo democristiani? - Il salto al centro di Angelino

Chi vince e chi perde. Si può azzardare questo gioco dopo la separazione tra Berlusconi e Alfano? Cambia lo scenario politico-parlamentare e di governo. Vediamo come. 

Perde Matteo Renzi. Anzi, è forse quello che perde di più. L’8 dicembre, quando forse (ma non è così scontato) prenderà in mano le redini del Pd, Renzi si troverà di fronte un governo con numeri solidi in Parlamento e politicamente blindato dalla fuoriuscita di Forza Italia (e di tutti i lealisti e falchi “berlusconiani”). È probabile che a quel punto il Cavaliere sarà già decaduto o si sarà dimesso da senatore e Forza Italia starà all’opposizione. Renzi potrà mai far cadere l’esecutivo presieduto dal suo compagno di partito Enrico Letta e appoggiato senza se e senza ma dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano? Potrà Renzi andare al voto anticipato come vorrebbe, se il motivo di maggior imbarazzo per il Pd (Berlusconi) sarà sparito dalla maggioranza? Oltretutto, per conquistare il Pd Renzi avrà già perso due atout importanti: l’immagine dell’uomo anti-apparato (gli apparati del Pd saranno con lui), la possibilità di apparire come leader di lotta e non di governo, e la forza insita nella prospettiva del cambiamento. Renzi rischia di perdere tutto quello che aveva faticosamente costruito.

Vincono Napolitano e Letta. Proprio nel momento di maggior confusione e pericolo, con le rivelazioni delle telefonate tra il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e i Ligresti, il capo dello Stato e il presidente del Consiglio incassano un assetto parlamentare largamente filo-governativo, con gli estremi tutti ridimensionati e separati dalle fazioni moderate. Lega, Fratelli d’Italia, grillini doc, Sel e presto anche Forza Italia non potranno sovvertire la maggioranza composta da Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e Gal. In più, ci stiamo avvicinando ai sei mesi di presidenza di turno italiana dell’Unione Europea (seconda metà 2014).

Vince . Che si ritrova improvvisamente al centro del panorama politico, con i suoi parlamentari che adesso pesano al fianco del governo. E con un drappello di deputati e senatori che è sicuramente superiore a quello ottenuto con le elezioni grazie alla scissione dei cattolici di Mauro dai laici di Scelta Civica. In più, Casini ha l’agio e il tempo di continuare a costruire la sua trama democristiana...

Silvio Berlusconi in parte vince, in parte perde. Perde perché comunque il partito si è spaccato ed è la prima volta che avviene una scissione in seno al Pdl-Forza Italia di componenti autoctone (Casini e Fini avevano altre provenienze). Ma vince perché adesso può fare opposizione e raccogliere ancora più consenso di prima. Può disputare ai grillini il primato di una contrapposizione peraltro non velleitaria e ultrà di sinistra come quella di molti del M5S. E non deve più combattere all’interno con i “traditori” o sudare le sette camicie per metter pace tra lealisti e falchi da un lato e innovatori dall’altro. Gli resta di dover sempre mediare (ora tra lealisti e falchi), ma il compito è più facile di prima.

Angelino Alfano perde perché il distacco da Berlusconi rischia di farlo scivolare rapidamente in un’area di consenso ridotta a cifre irrisorie, a meno di non restare alleato o in prospettiva federato a Forza Italia ma comunque senza più la leadership del centrodestra, vecchio o nuovo che sia, e senza i galloni di delfino. Vince, però, Alfano perché comunque resta al governo, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno a capo di una delegazione nutrita di ministri. Avrà il tempo per tentare di costruire qualcosa di più solido dalle posizioni di privilegio che occupa.

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