Africa, l'esercito dei migranti ci rende più ricchi
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Africa, l'esercito dei migranti ci rende più ricchi
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Africa, l'esercito dei migranti ci rende più ricchi

Secondo uno studio della Banca Mondiale i flussi migratori dai paesi africani verso Europa e Stati Uniti produce un aumento esponenziale di esportazioni

Un boom di esportazioni. E' quello che sognano quasi tutti i Paesi occidentali, quelli con i mercati pienamente sviluppati che però ancora boccheggiano con al collo le mani strette di una crisi che sta passando, sì, ma molto lentamente. Come far aumentare l'export? Come incassare di più? Come conquistare nuovi clienti nel mondo globale?

Una risposta la dà l'ultima ricerca della Banca Mondiale , che ha analizzato i flussi migratori dall'Africa al resto del mondo, scoprendo che gli immigrati (integrati nelle società di "arrivo") sono una fonte inesauribile di export, e rappresentano anche una risorsa importante per le importazioni. Secondo le stime della World Bank, mezzo milione di nuovi immigrati africani potrebbe generare sul mercato più di un miliardo di dollari di esportazioni verso l'Africa ogni anno. 

Insomma, secondo i dati della Banca Mondiale il continente povero per eccellenza ha un incredibile potenziale per aprire nuovi canali di commercio, che fanno molto bene alle economie sviluppate e - parimenti - fanno molto bene all'Africa stessa.

Immaginate solo il numero di dottori, ingegneri e laureati in genere che lasciano i Paesi africani per trovare lavoro in Europa o negli Stati Uniti. Una volta stabilmente integrati, tutti questi cervelli in fuga non solo contribuiscono all'economia delle loro famiglie attraverso le rimesse che inviano periodicamente a casa, ma in patria spediscono anche beni e prodotti di alta tecnologia per fare dei regali a mamme e papà lontani. Il che inevitabilmente alimenta le esportazioni verso i Paesi di origine.

Ma il processo è anche inverso. La Banca Mondiale ha dimostrato come, laddove esistono comunità corpose provenienti dal medesimo Paese africano (come i ghanesi a Londra), esiste tutto un fiorire di importazioni fatte appositamente per loro. Le comunità integrate, e non solo quelle africane, tendono a richiedere prodotti dei propri Paesi d'origine e in città ad alta densità di immigrazione molte attività commerciali si sono convertite all'importazione di simili prodotti, fortemente richiesti sul mercato.

E, così come l'import dall'Africa è diventato più semplice, grazie alle informazioni date dagli immigrati in loco, anche la bilancia dell'export fa segnare numeri sempre più positivi.

Insomma, i vecchi programmi economici che tendevano a far crescere il livello di benessere degli africani tenendoli a casa, come il ristorante gourmet di Kigali, in Ruanda, che lo scorso anno è diventato famoso per il suo pranzo del Ringraziamento ribattezzato "pranzo elimina-povertà", ora vengono affiancati da nuovi dati, che dimostrano come l'immigrazione dal Continente povero può rappresentare un'incredibile risorsa di nuova ricchezza sia per il paese d'origine sia per quello di adozione. Prima si pensava fosse solo il contrario.

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