L'Afghanistan libera i talebani, gli Usa si arrabbiano
EPA/JAWED KARGER
L'Afghanistan libera i talebani, gli Usa si arrabbiano
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L'Afghanistan libera i talebani, gli Usa si arrabbiano

L'annuncio del premier Karzai mette a rischio i rapporti tra i due "alleati". Ma fino a che punto gli USA possono permettersi l’”opzione zero”?

di Cristiana Era

per Lookout News

Non è piaciuta a Washington la decisione del Presidente Karzai di liberare 72 prigionieri talebani dalla nota prigione di Bagram, ormai sotto controllo afghano. La liberazione è stata ordinata a seguito di una riunione al palazzo presidenziale e motivata dallo stesso Karzai con l’assenza di prove evidenti sulle accuse mosse contro i detenuti. Sale così a 650 il numero dei presunti terroristi rilasciati dal governo afghano negli ultimi tempi, una mossa che per qualcuno rappresenta un tentativo di assicurarsi un sostegno dei talebani in vista delle prossime elezioni presidenziali. Sebbene, infatti, non possa ricandidarsi per un terzo mandato Karzai è tuttavia impegnato ad ampliare il proprio gruppo di sostenitori in modo da assicurarsi un vasto bacino di voti che possa far pendere l’ago della bilancia a favore di un candidato, presumibilmente un membro della propria famiglia.

- IL CASO

Non si tratta però di un colpo di testa improvviso del Presidente, poiché già da giorni circolavano notizie sui media locali di un possibile rilascio di prigionieri, i cui casi sono attualmente al vaglio di una commissione ad hoc. Un funzionario afghano, secondo quanto riportato daVOA News, avrebbe reso noto che Kabul stava riesaminando i casi di 88 prigionieri insieme a tutti i file relativi consegnati dagli americani alle autorità afghane. Alcuni membri del Congresso americano avevano immediatamente espresso preoccupazione durante una conferenza stampa, accusando gli 88 detenuti di essere responsabili della morte di oltre 60 militari della coalizione e di numerosi membri delle forze di sicurezza locali. Il senatore Lindsey Graham aveva dichiarato che una simile eventualità avrebbe minato l’intero stato di diritto afghano e avuto un enorme impatto negativo sulle relazioni tra il popolo americano e il governo afghano.

- LA RABBIA DEGLI USA

Le reazioni degli Stati Uniti, che considerano i detenuti rilasciati come “pericolosi”, non si sono dunque fatte attendere. Durante un incontro con la stampa, la portavoce del Dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, ha definito i 72 detenuti “pericolosi criminali, contro i quali vi sono prove inconfutabili che li legano ad atti di terrorismo, tra i quali il ricorso agli ordigni esplosivi improvvisati”. Washington accusa Kabul di non aver rispettato gli accordi del marzo scorso quando gli Stati Uniti hanno lasciato nelle mani delle autorità afghane la prigione di Bagram (rinominata Parwan Detention Center) che ospita oltre tremila sospetti talebani e terroristi legati ad al-Qaida. In base agli accordi, i detenuti non avrebbero potuto essere rilasciati senza indagini e processo, accordi considerati dagli USA un pre-requisito per il patto sulla sicurezza, meglio conosciuto come Bilateral Security Agreement (BSA), che dovrebbe assicurare la permanenza statunitense in Afghanistan dopo il ritiro della Missione ISAF.

- IL RAPPORTO

Di fatto, la decisione di Karzai rappresenta un ulteriore ostacolo alla conclusione del BSA e aggiunge altra benzina sul fuoco della tensione che da tempo caratterizza i rapporti tra i due Paesi. I botta-e-risposta tra i due governi lasciano intravedere poche speranze per un possibile riavvicinamento di posizioni, con un’America sempre più stanca di un alleato ormai considerato inaffidabile ed un Paese insofferente che ha sempre tollerato - ma mai amato - la presenza straniera sul proprio territorio. Due giorni fa l’avvertimento del portavoce della Casa Bianca, Jay Carney: il BSA deve essere firmato nel giro di poche settimane, non mesi. Qualunque ulteriore ritardo spingerà Washington a riconsiderare l’opzione zero. La minaccia americana trova in parte giustificazione nelle necessità logistiche che hanno tempi tecnici specifici per organizzare sia il rientro del grosso delle truppe che l’eventuale permanenza di specifiche unità, ma secondo quanto riferito dalWashington Postlo scorso venerdì, in un messaggio riservato l’Ambasciatore americano a Kabul James B. Cunningham avrebbe espresso forti dubbi sull’ipotesi che Karzai voglia procedere con la firma prima delle elezioni di primavera. In questa ipotesi il ritiro completo delle truppe americano potrebbe diventare una scelta obbligata, con l’Iraq che quasi quotidianamente ricorda al resto del mondo le eventuali conseguenze dell’opzione zero. Rimane il punto interrogativo se i due amici-nemici se lo possano permettere.

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