L'ultimo prigioniero di guerra americano
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L'ultimo prigioniero di guerra americano

Un nuovo video dimostrerebbe che il Sergente Bowe Bergdahl è vivo. Il militare è nelle mani dei Talebani dal 2009

La data è quella del 14 dicembre 2013. Compare sul video, sotto il suo viso. Nessuno ha finora visto quelle immagini, a parte le autorità militari statunitensi. Hanno fatto solo trapelare che le sue condizioni fisiche sono apparse non buone. Più di quattro anni in mano ai Talebani sono molti. Tanti. Ma, dopo così tanto tempo in cui non si avevano notizie, dopo tanto silenzio è arrivata la prova che l'ultimo prigioniero di guerra americano è ancora vivo. E'tornata una piccola luce di speranza per il Sergente Bowe Bergdahl, 27 anni, di Sun Valley, Idaho. Sul sito Supportbowe , hanno subito messo un appello e un numero telefonico: quello del Congresso. C'è stato un segno di vita, fate in fretta, chiamata deputati e senatori, dite loro di attivarsi per il suo ritorno, chiedono quelli di Bowe Tuesday, la rete di amici e di attivisti che ha deciso di chiamarsi così perchè il giorno della sua cattura, il 30 giugno 2009 era un martedì. America is waiting for you. L'America ti aspetta.

La cattura

Il 18 luglio del 2009, il volto spaventato di questo ragazzo dell'Idaho compare su di un video diffuso dai Talebani. Ventotto minuti in cui il prigioniero parla della sua missione in Afghanistan e risponde alle domande dei suoi carcerieri. L'impressione che gli abbiano imposto a forza di dire alcune cose. Per rivelare l'identità del soldato catturato, fanno vedere la sua mostrina di riconoscimento: Sergente di Prima Classe Bowe Bergdahl. La data della registrazione è il 14 luglio e il giovane militare racconta di essere stato preso in combattimento. In realtà, le modalità della sua cattura non sono chiare. Era sparito la notte del primo luglio precedente. Secondo una versione, era di pattuglia e, perso il contatto con i compagni di squadra, sarebbe finito nelle mani dei talebani. Altre versioni, dicono invece, che Bowe si sarebbe allontanato da solo dalla base, forse perchè ubriaco.

 

Preso nella provincia di Paktika, il soldato è prigioniero di un gruppo che, con tutta probabilità, lo porta nella zona a ridosso del confine con il Pakistan. Le notizie sulla situazione di Bowe arrivano attraverso i video che i talebani diffondono. Costretto con la forza a fare propaganda per la causa dei suoi carcerieri, il sergente Bergdahl, si rivede vestito in tenuta da combattimento in un secondo filmato, postato questa volta nel dicembre del 2009. Il montaggio fatto dai talebani mostra le immagini delle torture di Abu Ghraib e gli effetti della guerra in Afghanistan.

 

La prigionia

Bowe Bergdahl è una pedina nel gioco dei talebani. Lo vogliono scambiare con dei prigonieri a Guantanamo. Nel febbraio del 2010 avanzano le loro richieste. Chiedono la liberazione di Aafia Siddiqui, una neurologa pachistana che dopo aver studiato in Usa, al ritorno in patria, aveva aderito alla causa del fondamentalismo islamico armato, catturata dagli americani in Afghanistan, è stata poi condannata ed è ora detenuta negli Stati Uniti. Qualche giorno dopo la loro offerta di scambio di prigionieri, viene diffuso un terzo video di Bowe. Parla della sua famiglia e alla fine, con le mani congiunte, prega le autorità statunitensi di farlo tornare a casa, di attuare lo scambio di prigionieri

 

Per diversi mesi non si hanno più notizie del giovane dell'Idaho. Non si sa se sia ancora vivo, oppure no. Poi, i talebani diffondono un quarto video. E' il dicembre del 2010. Lo si vede per pochi secondi. Il volto segnato, ecchimosi che potrebbero essere state provocate da qualche pestaggio, è accanto a un capo talebano.

 

Un quinto video è diffuso nel maggio del 2011 in cui si vede Bowe. In realtà, sembrano essere delle immagini del precedente filmato non mostrate prima. In questo caso, si vede il militare americano accanto allo stesso capo talebano, ma questa volta con un bendaglio sopra gli occhi, portato via a forza. Qualche notizia trapela. Pare che abbia tentato la fuga qualche mese prima, ma che sia stato ripreso dopo tre giorni di caccia. Per due anni, sulla sua storia è calato il silenzio. E questo perché dietro le quinte si trattava. Qualche cosa si era mosso. All'epoca dei negoziati tra talebani moderati e americani, sembrava che il governo Usa fosse disposto a liberare cinque prigionieri a Guantanamo. Poi, la cosa è caduta nel vuoto. Troppe le difficoltà politiche. Nel giugno del 2013, i genitori di Bowe, che hanno continuato a fare appelli per la sua liberazione, ricevono una sua lettera tramite la Croce Rossa Internazionale.

Riportate a casa il soldato Bergdahl

La lettera arriva con l'ennesima richiesta dei talebani di scambio di prigionieri. Dopo sei mesi, arriva l'ultimo video, quello del 14 dicembre 2013. Un altro messaggio dei carcerieri. Segno, forse, che vogliono andare avanti con i contatti e la trattativa. Bowe è prigioniero da quattro anni e mezzo. Un tempo lunghissimo che può minare le sue facoltà fisiche e psicologiche. Durante questi anni è stato detto molto su di lui. Che avesse disertato per poi abbracciare l'Islam e aderire alla causa talebana, che avesse saddestrato i gruppi di terroristi, che abbia mandato lettere ai genitori in cui si vergognava di essere americano. Insomma, un ritratto alla Sergente Brody, il protagonista della serie televisiva Homeland. Solo quando tornerà a casa sapremo chi è (diventato) l'ultimo prigioniero di guerra americano

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