Addio al popolo sovrano

Perchè la vittoria del Si al referendum costituzionale del 4 dicembre è un delitto contro la sovranità popolare

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Giorgio Mulè

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Facciamo quattro passi nel futuro per renderci conto dei pasticci in cui potremmo finire. Dicembre 2016: passa il Sì e l’Italia modifica la sua Costituzione. Pochi mesi dopo si andrà a votare per eleggere 630 deputati perché il Senato, nonostante dopo la riforma sia rimasto integro quel fastidioso articolo 1 che assegna la "sovranità" della Repubblica al popolo, non viene eletto direttamente dai cittadini. Le elezioni vengono vinte dal Movimento 5 stelle che, grazie al premio di maggioranza, si assicura 340 deputati con meno del 30 per cento dei consensi.

Andiamo al Senato. Dei 100 componenti, 74 sono eletti dai consigli regionali mentre 21 sono i sindaci (uno per ciascuna delle 19 Regioni mentre senza alcuna logica il Trentino ne esprime due) con altri 5 senatori indicati dal presidente della Repubblica. Con l’attuale composizione dei consigli regionali, quanti senatori avrebbero i 5Stelle usciti vincitori dalle elezioni? Sei. E quanti ne avrebbe il Partito democratico? Cinquantacinque o addirittura 65 se sommiamo anche i cinque dei partiti autonomisti schierati con il Pd e i cinque nominati dal Quirinale. Cioè: il partito sconfitto alla Camera sarebbe quello di maggioranza assoluta al Senato.

Un anticipo di questa mostruosità democratica si è avuto in questi giorni con i consigli delle Città metropolitane: i sindaci che hanno vinto a Torino, Roma e Napoli sono in minoranza nei consigli perché a eleggerli sono i rappresentanti di tutti i partiti. Quindi, prevalentemente, dei vecchi partiti.

Torniamo al Senato prossimo venturo. Voi direte: nessun problema se a essere maggioranza è il partito che ha perso le elezioni, perché il nuovo Senato non potrà bloccare le leggi della Camera e ha competenze residuali. È falso. È una grandissima falsità. A parte le materie indicate nell’incomprensibile nuovo articolo 70 (razza di lettori ignorantoni, non sapete di che parlano - e cito il nuovo articolo 70 della Costituzione chiedendo perdono alle anime sante dei Padri costituenti - «le leggi 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma»?), il Senato metterà becco per esempio su tutte le questioni legate alle Regioni e al rapporto con l’Unione europea.

E soprattutto potrà ricorrere alla Corte costituzionale, inondandola di ricorsi su ogni legge, invocando per esempio a ogni pie’ sospinto la violazione del procedimento di formazione. Vivremmo un tempo sospeso, sarebbe la paralisi legislativa. Non governerebbe la politica ma, come adesso, l’esercito di controllori che dalla Consulta s’innerva in ogni angolo della vita pubblica con le Authorithy, il Consiglio di Stato, i Tribunali amministrativi e via burocratizzando.

Badate bene: la composizione del nuovo Senato a maggioranza assoluta Pd non cambierà almeno per i prossimi dieci anni. Già, perché soltanto a ogni nuova elezione regionale si procederà piano piano a un cambio dei rappresentanti inviati dagli enti locali a Palazzo Madama. Tutto questo non è democratico. Sarà, soprattutto, un delitto contro la sovranità popolare.

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