Zucchero: Io &... - Intervista esclusiva

Il bluesman rivela dettagli inediti sugli incontri con i miti del nostro tempo: Miles Davis, Dustin Hoffman, Bono, Luciano Pavarotti...

Zucchero e Luciano Pavarotti nel 1992 a Pesaro – Credits: archivio personale di Zucchero

Gianni Poglio

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Una rosa blanca è il titolo del doppio album live, testimonianza dello storico concerto dell'anno scorso a Cuba. Un evento musicale ma non solo. A pochi giorni dalla pubblicazione (il 3 dicembre) Zucchero ci ha concesso un'intervista escliusiva in cui ha ripercorso gli incontri con molti dei miti del nostro tempo. Una raffica di ricordi e aneddoti leggendari. Non c'è altro da aggiungere: buona lettura. 

"Ciccio, telefona a Bono e digli che deve venire al Pavarotti & Friends". Se lo ricorda così, Zucchero, quel leggendario pomeriggio del 1992 a casa del tenore. 

"Era il mio fratellone, ci capivamo al volo comunicando solo in dialetto emiliano. Quel giorno, dopo un pranzo faraonico seguito da una pennichella, Luciano mi dice: campione, vieni che ti porto al mare in moto. Finita la gita, mi indica il telefono di casa per una mission impossible: convincere il vocalist degli U2. Chiamo. Bono fa resistenza, dice che lui, leader di una rock band, non sa se è il caso di esibirsi con un tenore. Luciano intuisce dalla mia espessione che qualcosa non va e afferra la cornetta: Mister Bono, se non vieni a Modena, dico in giro che non ti vuoi impegnare per gli orfani della guerra nell’ex Jugoslavia. Ecco, a quel punto, Bono diventa dei nostri".

Sfoglia l’album dei ricordi Zucchero, i ricordi di una storia  che l’ha messo a stretto contatto con i miti del nostro tempo. Uno per tutti, Miles Davis, il re del jazz: "Siamo nel 1987. Sono alle Maldive con la mia prima moglie, Angela, per cercare di raddrizzare il matrimonio. Alle quattro del mattino mi telefonano: Miles Davis ti vuole a New York, adora la tua voce.

Sono al bivio: distruggo definitivamente il matrimonio e parto oppure rinuncio a Miles e resto. Vado a New York, ma la festa rischia di trasformarsi in tragedia» prosegue Zucchero. «Il nastro di Dune mosse, la canzone che dovevamo incidere insieme, rimane sul sedile di un taxi. Panico. Ingaggiamo un investigatore privato che due ore prima dell’appuntamento con Miles recupera la bobina a casa di un autista greco. Un miracolo". Tutto risolto, quindi. "Fino o a un certo punto" spiega il bluesman italiano. "Miles è convinto che Dune mosse sia in una tonalità diversa da quella in cui l’ho scritta. Provo a spiegare, ma è irremovibile. Poi, l’illuminazione: l’aveva ascoltata su un registratore a cassette che andava più lento perché aveva le pile scariche".   

Alla categoria miracoli e dintorni appartiene anche il trionfale sspettacolo all’Avana dell’anno scorso da cui è tratto il nuovo cd-dvd, Una rosa blanca in uscita il 3 dicembre. "Quello show era slegato da qualsiasi logica commerciale. Volevo coronare un sogno: è andata benissimo. Ci abbiamo messo sei mesi caricando tutto quello che serviva su una nave partita da Genova. Abbiamo fatto anche arrivare un generatore di corrente elettrica dal Messico spendendo una fortuna. A Cuba non c’era niente, nemmeno le toilette chimiche. Le loro erano cabine di legno con un buco per terra". 

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Musica davanti a una folla sterminata, ma anche in full immersion nella vegetazione dell’isola con quattro “amici” singolari: "Una scena surreale: io con la chitarra, il Ministro dell’Interno, quello della Cultura, un figlio di Che Guevara e la figlia di Raul Castro a cantare Senza una donna, Che sarà e Caruso sotto il pergolato di un ristorante in campagna, alle tre del pomeriggio. Mitico".  

Altrettanto folgorante, ma per altre ragioni, il rocambolesco incontro con Dustin Hoffman: "Se non ricordo male, alla fine degli Anni Novanta, Sting mi invita alla sua festa di compleanno in Inghilterra. Un party pazzesco. Ci sono tutti: Madonna. Peter Gabriel, Tom Hanks, Eric Clapton. Insomma, la crema della crema: io ero nettamente quello meno famoso a livello planetario.

A un certo punto sento urlare da lontano: Zucchero, Zucchero, ho bisogno d’amore per Dio (citazione da un suo brano intitolato Overdose d’amore; ndr). Divento rosso, mi vergogno come un ladro. Capisco che l’urlatore è Dustin Hoffman. Tutti mi fissano e io non so che cosa dire. Gli chiedo per favore di smettere, ero imbarazzatissimo. Un silenzio gelido fino al provvidenziale intervento della moglie di Dustin: guarda Zucchero che non ti sta prendendo in giro, lui è veramente pazzo della tua musica. Non smette di ascoltare i tuoi dischi da mesi".

Nasce un amicizia. "Dopo qualche mese" prosegue Zucchero "ricevo una telefonata in studio di registrazione a Capri. Alzo il ricevitore e sento: mamma, mamma, mi scappa la cacca. Inizio a inquietarmi, chiedo con insistenza chi è dall’altra parte del telefono. Dopo una lunga pausa: ciao sono Dustin, era uno scherzo. Ho appena consigliato a un gruppo di amici americani di comprare il tuo greatest hits. Ci vediano a cena a Capri? Parto ora da Napoli e ho molta fame". Il flusso della memoria si arresta per un attimo. "Questi sono i sogni realizzati, ma ce ne sono altri in corso d’opera: il prossimo è un tour coast to coast in America che inizierà nel 2014. Niente suite, solo sleeping bus. Tre mesi di vita on the road, selvaggi come una volta. Quando si parte?".                                

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