Musica

Yussef Kamaal presenta live l’album d’esordio "Black Focus"

Il disco, pubblicato dall’etichetta di Gilles Peterson, spazia tra jazz, afrobeat e Blaxploitation anni Settanta

Yussef Kamaal

Gabriele Antonucci

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Il jazz, per la sua natura, è una musica mutante e in continua evoluzione, in grado di inglobare e di rielaborare le influenze più disparate, fino a trasformarle in una nuova sintesi.

L’hip hop, il funky e l’r&b sono confluiti con naturalezza nei lavori di Robert Glasper, Kamasi Washington e ora di Yussef Kamaal, progetto capitanato da Yussef Dayes e Kamaal Williams (aka Henry Wu), due artisti provenienti dai sobborghi londinesi che hanno iniziato giovanissimi a suonare nei pub di Peckam e Camberwell, con il convincente album d’esordio Black Focus, uno dei più interessanti del 2016.

Dayes è la batteria dal sapore cosmico e afrobeat, già noto per essere parte di United Vibrations, due album all'attivo con loro, e per diverse altre collaborazioni. Williams è profondo conoscitore di drum machine e tastiere e, con il moniker di Henry Wu, è già un personaggio di riferimento con alle spalle una serie di uscite in 12” su 22a Music, Eglo Records e Rhythm Section INTL.

Il suono meticcio di Yussef Kamaal, tra jazz, funk e Blaxploitation anni Settanta, è frutto dell’humus creativo di Londra. Un progetto cresciuto tra jungle, grime e broken beat, che profuma di jazz dai bassi saturi come fossero trasmessi da una radio pirata della capitale.

L’album verrà presentato dal vivo in Italia a dicembre:  il 2 a Roma al Monk Club; il 3 a Milano al Biko Club nel programma della rassegna MASH 2016 Sonic Impact; il 4 Firenze al Combo Social Club; il 7 a Torino allo Spazio 211 nel cartellone del Jazz:Re:Found Festival.

Il progetto Yussef Kamaal è nato in maniera spontanea, con una forte componente di improvvisazione, prendendo spunto dallo spirito jazz-funk degli anni ’70, tipico degli album di Herbie Hancock o della Mahavishnu Orchestra.

Debitori tanto del piano di Thelonious Monk, quanto della drum-machine di Kaidi Tatham, i due guidano il progetto all’interno di un solco ben preciso. “Si regge tutto sulla batteria e sulle tastiere. Non prendiamo niente da nessun altro – dice Williams – ma è ciò da cui tutto è nato: gli accordi, il ritmo e la batteria”.

“Non si tratta di arrangiamenti completi, ma più di un flusso – continua Dayes – dove molte tracce sono nate spontaneamente, con Henry che iniziava a suonare un giro di un paio di accordi, e io che mi inserivo nel groove, lasciando che gli arrangiamenti nascessero in maniera spontanea”.

“Il modo con cui ci avviciniamo alla musica – a parlare è ancora Williams – è tutto energia ed empatia. Ci siamo semplicemente entrati e l’abbiamo tirata fuori”. 

E così, nato da una session live di Williams (come Henry Wu) per Boiler Room, Yussef Kamaal è divenuto presto un progetto vero e proprio, con i due che hanno tenuto una serie di live partendo semplicemente da un giro di accordi per poi improvvisare sul palco, fino a che non hanno deciso di portare quel che suonavano dal vivo anche in uno studio di registrazione.

Per farlo si sono affidati alla guida di Malcolm Catto (The Heliocentrics) per un disco che mantiene intatte tanto le improvvisazioni, quanto l’energia sprigionata nei live.

Un disco influenzato da ogni angolo di Londra, che non poteva che avere il suo cuore pulsante nel dialogo tra batteria e tastiere, e che si è arricchito di tanti altri strumenti e musicisti ospiti, felici di interagire e di essere parte di questo album di debutto, pubblicato il 4 novembre 2016 dall’etichetta di Gilles Peterson, la Brownswood Recordings.

ALBUM TRACKLIST

1. Black Focus

2. Strings of light

3. Remembrance

4. Lowrider

5. Yo Chavez

6. Ayla

7. Mansers Message

8. Wingtai Drums

9. Joint 17

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