X Factor 6: le 11 pagelle della terza puntata live. Yendry la migliore, Daniele Coletta il peggiore

Commento, analisi e voti ai talenti mostrati su Sky Uno. Attenzione alla musica, ai brani cantati, all'interpretazione portata sul palco dalla gara tra i concorrenti. Le emozioni (e le stonature) tra le cover più belle di sempre

Alessandro Alicandri

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Abbiamo visto ieri sera con voi la sesta puntata di X Factor (dell'1 novembre 2012) in onda su Sky Uno. Il Canale Cultura di Panorama.it, anche questa settimana, ha deciso di dedicare uno spazio alle esibizioni, con una pagella e l'analisi esclusivamente musicale. Daremo un voto agli 11 concorrenti del talent show.

È stato eliminato Alessandro Mahmoud, in sfida finale con Romina Falconi.

La prima a esibirsi è stata Chiara Galiazzo. Ormai è chiaro, l'intento di Morgan su di lei è ridurre piuttosto che aggiungere. Ha cantato "I want to hold your hand" dei The Beatles (nella versione cantata dagli Sparks nel '76 dopo la prima originale del 1963). Esecuzione perfetta, matura, importante. Una voce nuova che sembra classica. Però ridatele, il prima possibile, la leggerezza meno impegnata degli esordi ai provini. Perché rientri in un progetto discografico con mordente, dove arginare non sia sinonimo di "spogliare". Le sue capacità sono superiori, diamole l'opportunità di graffiare e non solo di accarezzare l'ascoltatore.

CHIARA GALIAZZO - VOTO: 8

È il momento di Daniele Coletta. "Tutti i miei sbagli" dei Subsonica (2000, da "Microchip Emozionale") è stata, scusateci il termine, stuprata. Quando ci si trova di fronte a una delle canzoni italiane più belle di sempre, con un testo di immediato riconoscimento emotivo, bisogna fare proprie quelle parole. Nella maggior parte dei casi comuni, una volta cantate sfondano il cuore. Non nel suo caso. Lo vorremmo trovare in un esibizione di spalle, senza occhi alle telecamere, senza dita puntate all'obbiettivo. Dispiace quando un talento è bravo e dopo tante puntate ancora non l'ha dimostrato. Se non per cenni.

DANIELE COLETTA - VOTO: 5

Chi ci crede ai Frères Chaos meno crepuscolari? Nessuno! Hanno passato il turno grazie a Arisa, capace di dare ai ragazzi un brano di recente pubblicazione, ormai molto conosciuto, ma dal forte sapore indipendente. Ci riferiamo a "Little Talks" degli Of Monsters And Men, un vero concentrato di suono, voce, atmosfera. Qualcuno avrà detto loro: "Ragazzi, questa volta fate gli scemi". E l'oro l'hanno fatto. E noi non ci abbiamo creduto. L'esecuzione è stata poco controllata, il movimento gestito male e le stonature hanno fatto il resto. Tutto sommato, una performance da non buttare, evidentemente strategica (Arisa odia le strategie, ma in questo caso sembra tutto molto ben cucito ad arte) e in qualche modo coinvolgente.

FRÈRES CHAOS - VOTO: 6

Nice è Nice. È innocenza, incanto, capacità di trascinare quasi inconsapevolmente il pubblico in territori vecchi ma nuovi, "andati" ma freschi come non mai. La sua "Eternità" dei Camaleonti (1970, cantata anche da Ornella Vanoni nello stesso anno) è muscolosa, potente, contemporanea e coinvolgente. La sua voce, così forte, ha molto a che vedere con il mercato discografico di chi vende, di chi può arrivare presto al pubblico senza sforzi eccessivi. Una sfida difficile con questo brano, inizialmente affrontata con difficoltà, che ha portato sul palco con coraggio e determinazione.

NICE - VOTO: 8+

È il turno del nuovo arrivato, Alessandro Mahmoud. Con la sua "Name and number" dei Curiosity Kill The Cat (1989) ci ha fatto girare la testa. Ottimo pezzo, certo. Se dovessimo individuare un problema, lo troviamo nell'emozione e in una certa scarsa professionalità del ragazzo, che con quel brano avrebbe avuto la vittoria certa (almeno per questa puntata). Diciamo la verità, il montaggio di presentazione non l'ha aiutato a distogliere l'attenzione da quel suo fare piuttosto "scazzato" che lo contraddistingueva. E che ha portato anche sul palco con poca reale convinzione.

ALESSANDRO MAHMOUD - VOTO: 7+

Cantare i King Crimson è una missione che potevano affidare solo a Ics. Ricordiamoci che sta affrontando puntata dopo puntata il televoto, quasi come se niente fosse. Insomma, sta piacendo e potrebbe arrivare lontano. Con 21st Century Skizoid Man lascia il segno. E lo fa con una zampata hardcore mica da ridere. Di fronte a un atteggiamento così sicuro sul palco, un impianto scenico che ha saputo gestire senza imbarazzo, si rimane un po' confusi, forse, ma coinvolti e attratti da un personaggio. Nella speranza che non sia un nuovo Nevruz.

ICS - VOTO: 7 E MEZZO

Cixi non è brava, è stupenda. Con "Sing it back" dei Moloko, la giovanissima ha dimostrato la sua versatilità nei generi, una certa superiorità rispetto a tutti gli altri nella presenza scenica sul palco, un grande gusto personale e quel senso di professionalità e impegno che danno l'idea di una che sa dov'è e quanto questo è importante. Complimenti.

CIXI - VOTO: 8 E MEZZO

Romina Falconi è arrivata allo scontro finale su un brano difficile, estremo quasi. Parliamo di "Rio" dei Duran Duran (1982, album omonimo). Cosa non ha funzionato? Se si potesse riassumere l'esibizione con un aggettivo, verrebbe in mente la parola ingombrante. Come quella spallina cuscino, come quell'imponente disagio che trasudava dal volto della ragazza. Romina non si sente sicura, si vede, la sua voce ne risente. Deve avere più fiducia in se stessa. Al di là di Morgan.

ROMINA FALCONI - VOTO: 6/7

Le Donatella, non so se lo avete notato, sono state lungamente esaltate dai giudici. Ci chiediamo: perché? Dopo essersi esibite in "Rocker" dei Goldfrapp (2009, da "Head First"), hanno dimostrato ancora una volta di avere l'atteggiamento giusto ma nient'altro. No alla voce, no alla presenza scenica (se non per la loro naturale bellezza), no all'energia. Sì, sono nuove per l'Italia, certo. Ma siamo sicuri che questa novità interessi all'Italia? Ci sono esempi di coppie femminili di grande successo (anche all'estero) che possano fungere da modello?

Grande, grandissima Yendry. Finalmente, con "Don't Speak" dei No Doubt esce allo scoperto con tutta la sua forza vocale. Colorata, emozionante, non troppo invadente, con un'ottima concentrazione e un perfetto spirito competitivo ha portato a casa una prestazione che ha convinto anche i più scettici. L'equilibrio tra tutti gli elementi che fanno di un'esibizione una buona esibizione, c'erano tutti. Brava.

YENDRY - VOTO: 8 E MEZZO

È il momento di Davide, il ragazzo che chiude il ciclo delle performance del programma. Ottima la scelta di cantare "Vieni da me" de Le Vibrazioni, il risultato è stato come al solito lirico e gradevole. Quello che esce dalla voce di Davide non è però corrispondente al suo volto, alle sue mani, al reale desiderio (che dovrebbe avere) di cantare con tutta la sua passione. Ha fatto una buona figura, ma manca la consapevolezza, manca ancora la percezione di se stesso. C'è la possibilità che sia un testardo con poca voglia di cambiare.

DAVIDE MERLINI - VOTO: 7

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