Gabriele Antonucci

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In un’epoca come la nostra in cui la musica, sempre più liquida e deteriorabile, spesso non è altro che un mero sottofondo ad altre attività, le canzoni di Vasco Rossi sono entrate sottopelle ad almeno due generazioni di fan, che non lo considerano semplicemente una star lontana e irraggiungibile, ma un impareggiabile portavoce delle loro stesse vite, riflesse come in uno specchio tra le parole dei suoi brani.

Vasco, per gli spettatori presenti, è stato una sorta di romanzo di formazione, che ha accompagnato le gioie, i periodi bui, gli amori, le solitudini e gli snodi fondamentali di quella imprevedibile avventura chiamata vita.

Il segreto del successo di Vasco

I suoi brani, solo apparentemente semplici, nascondono in realtà un duro labor limae per essere perfetti così come li conosciamo oggi: “Per anni ho sacrificato tutto per scrivere canzoni -ha confessato Vasco- Se vuoi fare bene una cosa, devi fare solo quello, sacrificando amici, famiglia e situazioni”.

Il sapiente contrasto tra ironia e malinconia, unito a un'impareggiabile capacità narrativa, semplice e profonda al tempo stesso, è uno dei cardini della poetica del rocker di Zocca che, a 66 anni da poco compiuti, ha una carica invidiabile, grazie anche alla corsa e al regime alimentare a cui si è sottoposto negli ultimi mesi, e una totale padronanza dei suoi mezzi, con un'espressività da consumato performer che lo rende unico nel panorama musicale italiano.

Vasco Non Stop Live 2018

Dopo il trionfo, la scorsa estate, nel concerto dei record di Modena Park (220.000 spettatori paganti), il Kom ha chiuso un ciclo -i suoi primi 40 anni di palco- per entrare con rinnovato entusiasmo in una nuova dimensione della sua vita artistica, con tanta voglia voglia di mettersi in gioco e di sperimentare nuove soluzioni nel nuovo tour Vasco Non Stop Live 2018, che sta attraversando l'Italia da nord a sud.

Vasco è affiancato nella sua nuova avventura da una band di altissimo livello: alla batteria Matt Laug, alle chitarre Stef Burns e Vince Pàstano, alle tastiere Alberto Rocchetti, alle tastiere e tromba Frank Nemola, mentre ai cori, percussioni, pianoforte e chitarra la polistrumentista Beatrice Antolini, che sostituirà dopo 20 anni Clara Moroni.

Manca Claudio Golinelli, storico bassista di Vasco, che ha accusato il 22 maggio un malore durante le prove a Lignano Sabbiadoro (Udine), sostituito egregiamente last minute da Andrea Torresani.

“I musicisti che mi seguono dal vivo sono sempre tra i migliori nel loro “ruolo” -ha sottolineato Vasco- proprio come in una squadra di calcio sono perfettamente affiatati e nel tempo hanno sviluppato quel suono perfetto e compatto che certamente non ha eguali nel mondo. Quando registriamo i concerti dal vivo suonano già perfetti come in un disco".

Il concerto allo Stadio Olimpico

Non c'era un solo posto vuoto, ieri sera allo Stadio Olimpico, affollato da 60.000 spettatori nella prima delle due tappe a Roma (si replica il 12 giugno), per poi proseguire alla volta di Bari (16 e 17 giugno) e concludere il tour a Messina (21 giugno), un importante ritorno molto atteso in Sicilia.

La band è perfettamente rodata e l'inizio del concerto è davvero folgorante, con un trittico di brani rock arrangiati in una nuova chiave metal industrial: Cosa succede in città, che mancava da un po' in scaletta, la corrosiva Deviazioni e il brano-manifesto Blasco Rossi.

"Siamo tutti: ben arrivati, ben tornati, ciao Roma!", saluta il rocker di Zocca, il cui nome è oggetto di un coro tipicamente calcistico da parte dell'Olimpico.

I ritmi rallentano nella power ballad E adesso che tocca a me, un gradito ritorno in scaletta, e nella romantica Come nelle favole, che fa scattare il primo sing along della serata.

L'irriverente Fegato spappolato, impreziosita da una citazione di Enter sandman dei Metallica (che avevano omaggiato il rocker di Zocca nel loro ultimo tour italiano), provoca un'onda umana allo Stadio Olimpico, che continua anche nell'adrenalinico medley rock con il mash-up di Delusa, un brano che ha fotografato perfettamente una certa Italia all'inizio degli anni Novanta.

La prima parte del concerto si chiude con Sono innocente, tiratissima title track dell'ultimo album che suona come un classico del repertorio, e La fine del millennio, la 1999 di Vasco.

Il Kom si riposa per qualche minuto, affidando l'interludio al virtuosismo dei suoi musicisti, tra cui la talentuosa polistrumentista Beatrice Antolini che suona al pianoforte Ciao in un'inedita versione strumentale.

La seconda parte si apre con l'iconica C'è chi dice no, una sorta di manifesto del Vasco-pensiero, accompagnata da spettacolari giochi di luci che nulla hanno da invidiare ai tour delle più importanti rock band internazionali, e l'irresistibile hard rock de Gli spari sopra, che fa scattare in piedi anche la solitamente compassata Sala Stampa.

Siamo soli e Stupido hotel lasciano spazio al Vasco più intimista e disilluso che, dopo tanta adrenalina, sembra voler invitare i suoi fedeli fan a un momento di riflessione, ma senza alcun paternalismo.

Si tratta solo di una tregua momentanea, prima della versione metal industrial di Domenica lunatica, in cui Stef Burns fa ruggire la sua chitarra elettrica a 7 corde, del medley elettro-dance con la cassa in quattro quarti di Brava/L’uomo più semplice/Ti prendo e ti porto via/Dimentichiamoci questa città e della dionisiaca Rewind, che toglie gli ultimi freni inibitori al pubblico, trasformando lo Stadio Olimpico in un'immensa discoteca a cielo aperto.

Il regista, durante quest'ultima canzone, indugia maliziosamente su alcune avvenenti spettatrici delle prime file che si sono tolte il reggiseno per lanciarlo sul palco al loro idolo.

Un mondo migliore si chiude con un coro alla Coldplay e Vasco che dichiara entusiasticamente: "Voi siete il mondo migliore!".

Una òla lunghissima e il coro "chi non salta è Ligabue" riempiono l'attesa per il bis, affidato al medley acustico con Vince Pantano alla chitarra in Dillo alla luna, l'appassionata e latineggiante L'una per te e la splendida ballad E..., che fa scattare in altro i cellulari a mo' di accendini 4.0.

Senza parole e Sally scatenano più volte applausi a scena aperta per l'interpretazione magistrale di Vasco, che gigioneggia come sa fare soltanto lui in Siamo solo noi, al termine della quale vengono presentati uno ad uno tutti i musicisti, come se fossero calciatori di una squadra perfettamente affiatata.

"Siete solo voi! - saluta Vasco- Grandissimo Stadio Olimpico, nonostante l'Italia non sia ai mondiali, gli stadi li riempiamo lo stesso".

Gran finale con Vita Spericolata, modificata nel verso "ognuno in fondo perso dentro il suo Instagram", quasi un j'accuse al solipsismo indotto dai social network, Canzone e Albachiara, mirabile nella sua capacità descrittiva di una storia semplice, personale e al tempo stesso universale.

Il senso di appartenenza nei suoi show

Anche ieri sera il rocker di Zocca non si è mai rivolto a una folla anonima e senza volto, ma a ciascuno dei 60.000 presenti come un vecchio amico che ha sempre le parole giuste da dirti, sia che debba consolarti o spronarti.

Basta guardare i suoi occhi cerulei, la sua mimica e il modo in cui muove le mani per capire esattamente che cosa sta esprimendo in quel momento, uno scambio assolutamente onesto e diretto con gli spettatori, che si sentono coinvolti in prima persona dalla sue considerazioni sull’amore, sulla società,sui rapporti interpersonali e sugli inevitabili alti e bassi della vita.

Un senso di appartenenza e di comunanza che fa urlare ai suoi fedeli fan, ad ogni concerto, “siamo solo noi”, mentre “tutto il mondo è fuori”.

La scaletta del concerto di Vasco Rossi allo Stadio Olimpico dell'11 giugno 2018

Cosa succede in città
Deviazioni
‘Blasco’ Rossi
E adesso che tocca a me
Come nelle favole
Fegato, fegato spappolato
Delusa/T’immagini/Mi piaci perché/Gioca con me/Stasera!/Sono ancora in coma/Rock’n’roll show
Vivere non è facile
Sono innocente ma…
La fine del millennio
Ciao
Interludio 2018
C’è chi dice no
Gli spari sopra
Stupido hotel
Siamo soli
Domenica lunatica
Il mondo che vorrei
Brava/L’uomo più semplice/Ti prendo e ti porto via/Dimentichiamoci questa città
Rewind
Un mondo migliore
Dillo alla luna/L’una per te/E…
Senza parole
Vivere
Sally
Siamo solo noi
Vita spericolata
Canzone
Albachiara

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