Variazioni Goldberg: le cinque migliori versioni di sempre

Da Glenn Gould a Keith Jarrett: le esecuzioni di un classico senza tempo

L'immagine di copertina delle Variazioni Goldberg di Glenn Gould

Nazzareno Carusi

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Forkel scrive che le Variazioni Goldberg nacquero per le notti insonni del conte Keyserling, amico di Bach e protettore di un giovanissimo virtuoso al clavicembalo suo allievo: Goldberg, appunto. Assente la dedica in partitura, c'è chi dubita della versione (l'immenso Buscaroli no, quindi neanch'io). Ma il punto della questione, mi diverto da sempre a pensarlo altrove. Perché da quando le ho ascoltate da ragazzino per la prima volta, trentacinque anni fa, mi ha sempre fatto sorridere l'idea del Conte che si distrae così durante le sue veglie. Nel senso irrancidito che oggi ha la distrazione, con un'opera mistica e pirotecnica tanto formidabile probabilmente non ci sarebbe mai riuscito. O tempora o mores. Eccone cinque versioni, in ordine d'ascolto senza alcun criterio se non l'affetto, perché l'arte è eternamente contemporanea e nulla ha da spartire con le pippe dei filologi.

Glenn Gould (registrazione del 1955, oggi nel catalogo Sony Classical). Aveva 23 anni e quel disco fulminante ne fece una leggenda prima ancora che una star. Poi quella dal pianismo velluto e acciaio, al calor bianco, di Alexis Weissenberg (1981, EMI). Di 50 anni prima è la summa che tessé loro intorno, con un clavicembalo tutto suo, quel mito d'artista e donna che fu Wanda Landowska (1933, EMI). Poi un giro sulla luna con Keith Jarrett, anche lui col clavicembalo (costruito apposta da Tatsuo Takahashi, 1989, ECM). E dopo un giorno (almeno) di riflessione tornate a Gould, per la seconda versione di quell'idea che 26 anni prima pareva già definitiva, e invece era solo la prima saetta del miracolo d'un eletto (1981, Sony Classical). Buon viaggio. E sappiatemi dire. Twitter: @NazzarenoCarusi

Variazioni Goldberg: Keith Jarrett - audio

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