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Vacca presenta 'Pazienza', storie da Kingston fino a Mario Balotelli

Il rapper sardo vive ormai da tempo in Giamaica dove ha messo su famiglia. Nel suo album, nei negozi dal 19 marzo, un viaggio tra ricordi e una routine che sa di dancehall

Alessandro Vacca

Le scelte di vita ti prendono per mano, ti cambiano ma spesso lasciano intatte le necessità. Quella di Alessandro Vacca, noto da tanti anni nella scena hip hop italiana semplicemente con il suo cognome, è il bisogno di scrivere brani capaci di raccontare pezzi di vita e nuove esperienze. Ecco perché, dopo una serie infinita di mixtape e street album regalati in freedownload sul web, la scelta di andare a vivere in Giamaica a Kingston è coincisa con la lavorazione di "Pazienza", nuovo album che uscirà martedì 19 marzo per Produzioni Oblio con distribuzione Universal Music Italia. Il sound di Vacca si sposa sempre più ai suoni caldi e avvolgenti del reggae e della dancehall e sulla qualità del prodotto pesa la collaborazione con Alborosie, italo giamaicano e riferimento assoluto del genere reggae mondiale. Una novità che non ha però intaccato la tecnica rap del Lil Mocho, sempre graffiante e tra le metriche più apprezzate del panorama italiano. Con lui abbiamo parlato della lavorazione di "Pazienza", della vita giamaicana che non coincide con tanti stereotipi e della felicità per una crescita artistica che ha reso della sua passione un lavoro.

Quali sono i suoni e le scelte che hanno ispirato la lavorazione del tuo nuovo disco?

Il titolo è molto introspettivo ed è nato da una mia esigenza, quella di avere pazienza tra un disco e l'altro. Avevo bisogno di stimoli e spunti perché scrivo i miei brani prendendo ispirazione dalle mie esperienze personali, dai miei "trip" quotidiani. Ci sono stati molti lavori che hanno intervallato il mio ultimo album da "Pazienza" e avevo necessità di cambiare ancora, non volevo riproporre qualcosa di già sentito. Negli anni ho provato a fare di tutto, non mi sono mai interessato alle strumentali elettroniche e per il mio percorso artistico devo dire grazie a Produzioni Oblio che ha puntato su di me fin dall'inizio: se sono riuscito a fare della mia passione un lavoro è grazie a loro. In "Pazienza" ho voluto tendere più alle sonorità dancehall e reggae pur raccontando la mia vita che è tutt'altro che vivere in spiaggia nella ricchezza.

Ti sei trasferito in pianta stabile in Giamaica, come è cambiata la tua vita?

La Giamaica non è solamente l'immagine da cartolina che tutti si immaginano. Resta un paese del terzo mondo, dove dopo le sei arriva il buio ed è meglio non camminare da soli in strada. Ero andato lì per scrivere "Sporco", inizialmente volevo andare a Los Angeles. Cercavo nuovi stimoli, poi un mio amico mi ha consigliato di andare in Giamaica, dove a suo parere avrei avuto modo di ricevere influenze positive. Li ho conosciuto quella che ora è mia moglie e ho fatto una scelta di vita che non è facile. La bolletta media per la casa è di 13,000 dollari giamaicani, circa 120 euro che per la Giamaica sono tantissimi. Acqua e luce sono care anche se si risparmia su molte altre cose e con 5 euro si possono vivere dei party splendidi. Però non faccio la vita da pappone o da ricco, tutt'altro. Nel brano "Nella terra di Bob" cerco di spiegare come funziona, descrivendo spazi della mia routine pur mostrando entrambi i lati della medaglia. E' una terra magica dove però la percentuale di omicidi è tra le più alte al mondo. Anche per questo ogni giorno ringrazio Dio di essere vivo.

Cosa ti ha colpito di più della vita a Kingston?

Lì la vita ha un altro valore. Se uno ha fame e non ha soldi chi invece li ha rischia in prima persona. In tanti lottano per sopravvivere. La Giamaica però è prima di tutto magia anche se a non tutti i sound boy piace la loro terra. E' un posto meraviglioso dove però bisogna tenere gli occhi aperti. Quando il sole cala è meglio tornare a casa anche se esistono zone più vivibili e splendide. Non voglio dire che è l'inferno in terra, ma è un posto che va vissuto con intelligenza. Io sono fortunato, la mia routine mi fa sentire l'uomo più felice del mondo. Mi alzo alle 7 e preparo la mia bimba per andare all'asilo, faccio le mie cose e poi la vado a prendere per giocare con lei.

Oltre al disco quali saranno i tuoi progetti futuri?

Per i prossimi cinque anni sarò il manager di Jamil, un artista che sta facendo molto parlare di sé sul web e che è sempre più presente. Cercherò di consigliarlo in base alle mie esperienze e sono sicuro che nei prossimi mesi si sentirà molto parlare di lui.

Come nasce la tua collaborazione con Alborosie?

Prima di tutto nasce dal fatto che siamo due italiani che vivono a Kingston, non ce ne sono tanti. Ci vediamo spesso, stiamo a casa e parliamo moltissimo. E' stato fondamentale per il mio approccio con la cultura giamaicana, grazie ai suoi punti di vista ho avuto modo di prepararmi a dovere a questa nuova vita capendo come sfruttare al meglio le mie idee per "Pazienza". Nel disco infatti c'è un po' di tutto, un mix di generi, e la presenza di Albo è stata fondamentale per capire e studiare questa nuova cultura, avendo un approccio preparato con la musica giamaicana. Sono soddisfatto al 100% del mio nuovo album, sapevo che con lui avrei dovuto prepararmi al meglio senza lasciare niente al caso. Ha apprezzato molto i miei testi rap nonostante io stesso non ascolti più rap ormai da diversi anni. Mi tengo informato sui miei colleghi ma ascolto principalmente dancehall e reggae, piuttosto di ascoltare rap metto gli Slipknot. Ciononostante mi informo sulla scena, mi aggiorno, alcuni artisti nuovi mi piacciono molto, di altri mi chiedono come facciano ad avere un seguito senza andare neppure a tempo...

Nel brano "Resto sempre qui" fai un tributo malinconico al tempo ma anche alla scena hip hop italiana e ai suoi cambiamenti. Come vivi quest'ondata di successo del genere?

Sono molto contento per quello che sta vivendo la scena hip hop italiana. C'è stato un bel ricambio generazionale, c'è gente che lavora bene. Sono super ottimista al riguardo ma la cosa che mi spaventa è il rischio di saturazione di tutto l'ambiente. Ormai tutti fanno rap, si rischia di vedere più gente sul palco che tra il pubblico e troppi ragazzi iniziano a registrare subito dopo aver comprato il primo cappellino. Ci vorrebbe più attenzione e voglia di crescere, questa musica richiede credibilità, non si possono cercare feedback positivi dopo due mesi. E' intrattenimento, io fatico a chiamare artisti i cantanti, non a caso i fan li chiamo ascoltatori. Il mio esempio è quello di chi è cresciuto dopo tanto lavoro, facendo mille cose, mettendosi in discussione sempre. Ancora oggi vorrei avere le giornate di 36 ore per poter gestire tutto, credo che tanti nuovi rapper dovrebbero passare più tempo a farsi un'idea sul movimento prima di iniziare a farne parte. La vita che c'è in Italia è diversa, ti porta a pensare diversamente. A Kingston vedo gente che muore per strada, qui le file per l'I Phone.

Hai dedicato un brano a Mario Balotelli, per quale motivo?

Io conosco solo i giocatori del Cagliari, degli altri mi importa poco. Però vedo spesso calciatori giovanissimi che crescono con la mentalità di un quarantenne in giacca e cravatta, che devono essere sempre impeccabili. Io ho fatto un pezzo su Supermario come tributo ad un paese che è diventato ormai multirazziale. Sento troppo odio verso un ragazzo italiano al 100%, in troppi puntano a tirarlo giù augurandogli il male. Mi viene in mente un esempio nel mio campo, quello di Emis Killa. Quando faceva solamente i mixtape era un grande per tutti, appena ha firmato con un'etichetta lo hanno accusato di essere commerciale. La verità è che Emis Killa spacca, punto. Qui non si accetta il successo di qualcuno, è anche per questo che sono andato in Giamaica. Da lì ho assistito anche alle ultime elezioni italiane e mi sono fatto grasse risate per i risultati. Per quanto possa sembrare stupido, il pezzo su Mario si presenta come una canzone da ballare ma in realtà vuole dare il messaggio di come sia possibile divertirsi senza spendere milioni. Un parallelo da cogliere, ennesimo tassello per costruire il concetto che adesso sono un'altra persona con altre necessità. Io non voglio rincoglionire i ragazzini con i miei testi e con storie di feste e lusso, ho sempre raccontato ciò che vivo e adesso continuo a farlo senza mentire. Un tributo a Mario è stato l'occasione per toccare tutti questi punti.

Ti avevamo lasciato con un libro autobiografico "Pelleossa". Quali capitoli aggiungeresti della tua vita recente?

Ce ne sono troppi. Dove vivo capitano cose che ti segnano, cose che in Italia immagini neanche, cose che... Preferisco non parlarne.

Come promuoverai l'album? Ci saranno tour e video?

Il tour inizierà il 6 di aprile mentre sono già usciti i video "Canto primo" e "Il faro e il mare". Per tutte le informazioni sulle date si può visitare il sito http://www.vaccaman.net/

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