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Fabri Fibra è tornato, Squallor rimanda tutti a lezione

Il rapper di Senigallia ha annunciato a sorpresa l'uscita del suo ottavo album. 21 tracce che profuma di bei tempi con rime che non risparmiano nessuno. La recensione

fibra

Matteo Politanò

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L'album a sorpresa se lo possono permettere in pochi. Intorno alle 2 di notte di lunedì 6 aprile Fabri Fibra ha deciso di sorprendere tutti con una tecnica che in Usa hanno adottato grandi della musica, dagli U2 ai Radiohead fino a Beyoncé. Squallor, il suo ottavo album, è stato annunciato su Twitter con un link su Itunes quando nessuno se lo aspettava. Proprio come aveva fatto poche settimane fa Kendrick Lamar, anticipando il suo disco To pimp a butterfly, e schizzando in vetta alle classifiche. 

 

Chissà che non sia la volta buona per smettere di sentire il termine "irriverente" associato ad un disco di Fibra. Sarebbe un passo in avanti perché Squallor è tutt'altro: un fiume in piena che mischia concetti a critiche, accuse a giudizi, paure a volgarità e cinismo becero a perle in prosa. Citando Eileen Caddy "quando ti rifiuti di imparare una lezione in un modo, ti verrà ripresentata sotto un altro aspetto". L'altro aspetto è ben riassunto in "Il Rap Nel Mio Paese", primo estratto video dove il vecchio uomo di mare che rappava con dj Lato mostra come lo stile e le idee riescano a produrre innovazione pura con un retrogusto di bei tempi più che di tempi duri. Squallor non cambia le regole del gioco ma le riscrive partendo dai punti cardine di una musica che troppo spesso (ma solo in Italia) sono stati messi in secondo piano. Ecco perché la prima cosa dell'album che emerge e schiaffeggia è un flow da cineteca che riporta al Fibra di Mr. Simpatia, ai rapper veri, quelli che non hanno bisogno di crearsi un personaggio per far muovere le mani. 

Proprio a loro è dedicato il singolo, critica schifata e annoiata al rapper moderno, figlio dei talent e del recording budget da sogno, troppo ammiccante al pop per lavorare sulla tecnica, sulle rime che fanno saltare. Da qui al dissing a Fedez è un attimo: "Non ci si crede, chi mi ascolta si rivede, odia i rapper banali, chi li produce e chi li segue, dieci in comunicazione, non uso mai l’inglese, ora faccio un’eccezione: Fuck Fedez". Una risposta chiara dopo che il giudice di X-Factor aveva parlato di Fibra definendo la sua musica un "rap un po' di merda". Un po' come se Alfonso Signorini accusasse Letterman di essere trash e se Gianna Michaels rinfacciasse troppa volgarità ad Asia Argento. Quel che è certo è che di rap non se ne parla con Mika ma che in compenso si può fare con Guè Pequeno, Clementino, Marracash, Salmo, Gemitaiz, Madman, dj Double S (le collaborazioni scelte) e con i tre producer americani del disco: Hit-Boy, Rey Reel e Haze Banga.


Le 21 tracce di Squallor si affontano tutte d'un fiato, troppo poche per gli amanti dell'hip hop che da tempo aspettavano un lavoro del Fibroga dopo Guerra e Pace del 2013. Dalle solite amenità difficili da giustificare ad un pubblico di teen fino agli sfoghi che viaggiano sul flusso dei beat veicolando verità taglienti come "il 99 per cento della scena rap è finzione" nel brano Alieno e "Ora tutti muovono la testa sul beat ma in pochi hanno capito oltre a questo cosa c'è" in Rock that shit con il francese Youssoupha. La musica italiana aspettava il ritorno di Fabri Fibra, la scena hip hop e rap ne aveva bisogno per ricapitolare le priorità di un genere che negli ultimi mesi ha passato troppo tempo a pettinarsi tra le tv e i talent. Bentornato Fabri. 

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