Traviata, la Prima della Scala: sul podio Daniele Gatti

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La Scala – Credits: Getty Images

Dopo la pena del Don Carlos per il Sant'Ambrogio 2008 (indimenticabile l'attacco dei corni a inizio primo atto, tanto per dirne una), la Scala del sovrintendente Stéphane Lissner richiama il direttore d'orchestra Daniele Gatti e gli commissiona La Traviata inaugurale di quest'anno. Forse così il capoccia, finalmente sulla strada dell'Opéra di Parigi (vulgo: grazie a Dio lascia Milano), vuol dimostrare l'essere davvero “il teatro in migliori condizioni rispetto a dieci anni fa”, come ha pifferato all'Espresso di questa settimana.

Bene. Nell'attesa, ripassiamo.

La Traviata è un melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, da “La dame aux camélias” di Alexandre Dumas. Andò in scena la prima volta il 6 marzo del 1853, alla Fenice di Venezia, e fu un fiasco colossale. La storia si svolge a Parigi nel 1850. A velocissime spanne succede che Violetta Valéry è (appunto) una traviata, e fa il mestiere ad alto bordo. Dà una festa, conosce Alfredo, se ne innamora, viene ricambiata e la coppia va a convivere. Giorgio Germont, padre d'Alfredo, non soffrendo la situazione sconcia convince madamigella Valéry a lasciare suo figlio, che mezzo schianta di dolore. Lei ha già la tisi, che si aggrava e le conta l'ore. Germont confessa ad Alfredo la verità e lui torna dall'amata. Ma ormai è tardi. Violetta muore mentre tutta Parigi impazza per il Carnevale.

A Milano, gli interpreti dei personaggi principali saranno: Diana Damrau (Violetta), Piotr Beczala (Alfredo) e Željko Lučić (Giorgio). Direttore Daniele Gatti, come dicevamo; scene e regia di Dmitri Tcherniokov, costumi di Elena Zaytseva e luci di Gleb Filschtinsky.

Nell'intervista su citata, Lissner aggiunge che “nel 2004 la Scala aveva 8 milioni di deficit e faceva una programmazione con sei-dodici mesi di anticipo, quando per farne una seria ci vogliono almeno tre o quattro anni”. Come dire che quando c'era il Maestro Muti, andato via nel 2005, la serietà non alloggiava al Piermarini. Ora, siccome sono anch'io uno di quelli (parola di Stefanìn Bellicapelli) che hanno “messo in discussione il grande lavoro musicale e intellettuale profuso per noi da Daniel Barenboim”, mi taccio dal commento, per il rispetto che ho di questo foglio e l'inutilità di chiacchierare d'arte coi fichetti e di musica coi fichetti sordi.

Speriamo in Verdi, come sempre. Staremo tutt'orecchi. E se questa Traviata sarà bella, non ci metteremo scorno di dirlo ai quattro venti.

Twitter @NazzarenoCarusi

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