Tormento: 'Libri e musica, non mi fermo mai'

L'ex Sottotono ha curato la prefazione di un libro dedicato a Tupac e Notorius Big, si prepara a tornare in tv e a presentare il suo disco "El micro de oro" con Primo dei Corveleno - Tutti gli articoli di #hiphopanorama

Tormento

Matteo Politanò

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Sempre lui. Ancora lui. Il tempo passa ma lo stile resta. Il boom del genere rap non intacca la fama di Tormento, icona di questa musica e della cultura hip hop in Italia, in attività dal 1991, 11 album pubblicati e ancora tanta voglia di mettersi in discussione. In attesa del suo nuovo disco da solista "Uno, nessuno, centomila" Yoshi è protagonista a 360°, dalle librerie ai palchi passando per il progetto "El Micro de Oro", il disco in uscita insieme a Primo dei Corveleno che preannuncia un tour da sold-out in tutta Italia. In queste settimane Tormento è stato anche nuovamente primo in classifica, questa volta quella dei libri musicali. La sua prefazione in "Who shot ya?", inchiesta e approfondimento sulle morti di Tupac e Notorius Big, è servita per fare impennare le vendite del libro e offrire un punto di vista esperto e passionale su una delle massime icone dell'hip hop mondiale. Come se non bastasse presto Torme tornerà in tv con il ruolo di giurato nel programma dedicato al freestyle su Match Tv "The real freestyle": troppa carne al fuoco per non intervistarlo.  

Come nasce la tua prefazione al libro "Who shot ya?"

A volte le coincidenze sono qualcosa di incredibile. Una sera stavo proprio leggendo materiale sulla storia di Tupac e sulla sua fine quando sono stato contattato dalla casa editrice Chinaski che stava lavorando a questo libro. Mi è sembrato un segno del destino, sono stato subito entusiasta all'idea di prendere parte al progetto soprattutto considerando l'influenza che Shakhur ha avuto sulla mia arte e su tutto il mondo hip hop. Ha lasciato un solco indelebile tra passato e futuro e la sua morte è stata un enorme perdita per la musica oltre che un mistero del quale in Usa si continua a parlare.

Il libro è stato lanciato dal video booktrailer "Io sono Tupac", come è nata questa idea?

Sapevo che intitolare un video "Io sono Tupac" sarebbe stato provocatorio ma il mio concetto è chiaro. E' stato un tributo a quello che definisco un maestro, alla sua eredità musicale e intellettuale, al concetto di lotta e rivoluzione che ha messo in ogni canzone e in ogni giorno della sua vita. Il senso è molto semplice: Tupac vive nel cuore e nella mente di chi ha colto il suo messaggio, se io sono Tupac e tutti siamo Tupac, lui continuerà a vivere per sempre in noi e le sue idee non moriranno mai.

 

Oltre a questo progetto a cosa stai lavorando?

Ho finito il mio album "Uno, nessuno, centomila" ma per adesso non ho intenzione di farlo uscire. Vedo che c'è troppa poca coscienza su cosa vuol dire fare un prodotto e dare valore alle cose. Sembra quasi tutto dovuto, non c'è pazienza. Per questo ho deciso di aspettare: il disco lo ho, per adesso me lo ascolto io e quando sarà il momento lo farò uscire.

E il progetto "Micro de Oro" con Primo?

Anche quel disco è finito e presto ci saranno novità. Stiamo organizzando l'uscita e il tour che seguirà. Con Primo c'è stato feeling da subito, ci conosciamo da tanto e siamo convinti che questo album potrà fare parlare molto di sé. Presto uscirà anche un nuovo estratto video dopo "Mantenere".

Il tuo primo video è stato girato 19 anni fa, come è cambiato il ruolo del videomaker?

Si, è passato un sacco di tempo e adesso ci sono risultati che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili. Ci sono tanti videomaker giovani e bravi con cui è davvero un piacere lavorare e io sono il primo a voler collaborare con nuove realtà quando vedo del talento.

Il vento per il genere hip hop è cambiato. Adesso è tra le realtà più seguite dai giovani, cosa sta succedendo?

E' tutto un cerchio che gira, io continuo a vivere con la musica, ci provo. E mi rendo conto di come siano cambiate le realtà, i riferimenti, il pubblico. Però bisogna fare distinzione tra rap e hip hop, troppo spesso si fa confusione tra le due cose. Vivere una cultura è diverso che fare un genere musicale e io continuo a vivere questa cultura quotidianamente. E' anche per questo motivo che è importante guardare al passato, conoscere storie come quella di Tupac e il percorso di presa di coscienza del popolo nero. Ad ogni modo non credo che tutte queste nuove generazioni si siano avvicinate al rap solo per moda. Giro tanto e mi capita di vedere un sacco di giovanissimi che giocano ancora a basket nei playground con un ghettoblaster che pompa musica black. Non è tutto male...

 

Sarai anche uno dei giudici nel reality dedicato al freestyle "The real freestyle" su Match Music...

Si, io in compagnia con Zuli, Dydo e Karkadan. A settembre ci saranno le convocazioni per i provini e la messa in onda fino a ottobre. La fase finale invece arriverà fino a novembre. Tutte le info sul programma si possono trovare sul sito ufficiale http://www.therealfreestyle.com/

Invece quali sono i tuoi progetti per questa estate?

Continuerò a fare live in tutta Italia e mi concentrerò anche sui tanti laboratori di volontariato che sto facendo nei quartieri. Vocal stage con associazioni di volontariato in zone difficili: sicuramente il progetto più importante a cui sto lavorando. 

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